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Cannes 2015. Macbeth

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Macbeth **1/2

Ultimo film del concorso ufficiale, il Macbeth dell’australiano Kurzel, lascia piuttosto indifferenti.

Messosi in luce con il ritratto desolante e realistico di un serial killer in Snowtown, il regista ha deciso di portare sul grande schermo la tragedia del potere per antonomasia, affidando a Michael Fassbender e Marion Cotillard i due ruoli chiave.

Ma ha ancora senso adattare nel tragedie di Shakespeare per il cinema? Soprattuto dopo le versioni iperclassiche di Olivier e quelle barocche e d’autore di Welles, gli adattamenti di Kurosawa e quelli rigorosi di Branagh, gli stravolgimenti postmoderni, figli degli anni ’90?

Kurzel non sembra avere idee particolari di messa in scena, se non nel ritorno ad un epica tardo-medievale e nella scelta di uscire dai teatri di posa, per immergere i suoi personaggi nella natura ancestrale e minacciosa.

Ambientato nelle Highlands scozzesi, tra brume, nebbia bassa, vento che entra nelle ossa, natura solenne e colori terrosi, il suo film vorrebbe cercare una strada verista, per raccontare la brama che corrompe lo spirito del nobile Macbeth e lo spinge ad uccidere il suo re, poi l’amico Banquo, per guadagnare un trono sterile e senza eredi.

Sono le streghe ad aver predetto la sua ascesa ed a rassicurarlo: solo quando la foresta di Birnan avanzera’ verso il castello di Dunsinane, il suo regno potra’ essere sconfitto e solo un uomo non nato da donna potra’ vincerlo in battaglia.

Al suo fianco trama la perfida Lady Macbeth, che sostiene la sua mano insanguinata e lo spinge al tradimento.

Se Fassbender sembra perfettamente a suo agio nel ruolo del tiranno sterminatore e disperato, con una presenza fisica notevole e gli occhi iniettati di sangue, la Cotillard e’ una regina piuttosto fragile. Non metteremmo la mano sul fuoco sulla sua perfetta dizione scozzese, ma non e’ solo la lingua del bardo forse a tradirla, quanto la stessa doppiezza del suo personaggio, che rimane tutta nelle intenzioni e assai poco sullo schermo.

Kurzel si attiene al testo e si fida sin troppo dell’impressionante scenario naturale in cui ambienta il suo adattamento.

Il suo sguardo e’ paesaggista, vorrebbe riflettere nella grandiosita’ scenografica la stessa temperie emozionale, che scatena i personaggi in campo. Nelle scene di battaglia, il naturalismo della messa in scena lascia spazio a momenti piu’ metafisici, tra rallenty, fumo e viraggi.

Complessivamente l’estemo rigore della messa in scena di Snowtown si conferma anche qui.

Si tratta di un Macbeth esemplare, afflitto da una musica un po’ troppo impetuosa e presente e da un tono complessivo tetro e selvaggio, che forse non accontentera’ neppure le professoresse di liceo, in attesa di una nuova versione del classico shakespeariano da far vedere ai propri studenti, oltre a quelle molto datate di Welles e Polanski.

Eppure il film di Kurzel non aggiunge molto a quanto gia’ sapevamo, ne’ le interpretazioni dei due attori, riescono da sole a giustificare l’impresa.

Distribuisce la Weinstein Company.

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