Cannes 2015. Dope

Dope

Dope ***

Arrivato alla Quinzaine direttamente dal Sundance, il quinto film del regista di origini nigeriane Rick Famuyiwa e’ una commedia scatenata, nella migliore tradizione del cinema indie americano.

Prodotto da Forrest Whitaker assieme a Pharrell e Sean Combs, Dope e’ un ritratto finalmente onesto e senza ipocrisie della cultura nera, tra il mito del rap anni ’90, lo spaccio di droga e il sogno di entrare ad Harvard da una public school.

Il protagonista e’ Malcolm, un geek di un liceo di Iglewood, i bassifondi di Los Angeles. Assieme agli amici di sempre Diggy e Jibb, cerca di evitare i soprusi dei compagni piu’ popolari e quelli di un gang locale.

Nonostante l’amore infinito per l’hip hop dei Run DMC e di Ice Cube, i tre hanno messo in piedi un gruppo Punk, chiamato Awreaw.

Quando pero’ Malcolm segue la bellissima Nakia, di cui e’ perdutamente innamorato, ad una festa dello spacciatore Dom, iniziano i suoi guai. Dopo una sparatoria tra gang rivali, Malcolm si ritrova con lo zaino pieno di coca, Dom in prigione, i suoi rivali a caccia della droga ed un sorprendente pusher delle alte sfere, che pretende di avere la sua parte lo stesso.

Il film di Fumuyiwa e’ divertentissimo, pieno di energia, ritmo, musica.

La sceneggiatura segue il viaggio dell’eroe e dei suoi compari per tirarsi fuori dai guai, utilizzando tutte le armi a loro disposizione. Che sono quelle dell’intelligenza e della loro cultura geek: internet, computer, bitcoin e hacker.

Malcolm riuscira’ a salvare la pelle, conquistare Nakia ed avere la sua meritata raccomandazione per Harvard?

Anche se Dope perde qualche colpo e non tutto funziona alla perfezione, Fumuyiwa se la cava con il montaggio a tavoletta e con la simpatia di un gruppo di attori perfetti, su cui spicca il protagonista Shameik Moore, allo stesso tempo credibilmente innocente e determinato, al suo primo vero ruolo importante.

Le avventure scatenate della sua crew sono travolgenti e fanno dimenticare anche i limiti di un film che sembra un’opera prima, per l’entusiasmo contagioso e la vivacita’ con cui corre spedito verso un finale, in cui il suo protagonista e’ costretto a fare i conti fino in fondo con il suo mondo, le sue aspirazioni, l’eredita’ culturale dei bassifondi e la voglia di uscirne a tutti i costi.

Risate ripetute durante il film, applausi a scena aperta al termine del monologo finale, trionfo e standing ovation sui titoli di coda.

Quando si dice un crowd-pleaser

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