Mia madre: la conferenza stampa di Nanni Moretti

Shots from "Mia Madre"

Nanni Moretti presenta alla stampa romana e milanese il suo nuovo film, Mia madre, distribuito da 01 Distribution in più di 400 copie e in uscita nelle sale il 16 aprile.

Il regista, i produttori, gli sceneggiatori e gli interpreti, tra cui la protagonista Margherita Buy, Giulia Lazzarini e la giovanissima Beatrice Mancini, hanno incontrato i giornalisti al cinema trasteverino Nuovo Sacher di Roma in una conferenza stampa trasmessa in diretta al cinema Anteo di Milano. Grande assente all’incontro, l’attore americano John Turturro protagonista maschile della pellicola.

Nello stesso 16 aprile si saprà se il film sarà distribuito anche al Festival del Cinema di Cannes in concorso o fuori concorso. “Da Cannes accetto tutto” dichiara il regista.

Nanni Moretti racconta la morte della madre, professoressa di latino al liceo classico Ennio Quirino Visconti, con una storia sincera dalla forte componente autobiografica, che vuole parlare anche di un passaggio di vita che, prima o poi, coinvolge tutti.

Alla domanda “Quanto c’è di autobiografico in questo film” il regista risponde senza dilungarsi: “La componente autobiografica c’è”. Successivamente Moretti aggiunge: “La morte di una madre è un momento importante della vita. A me è successo durante il montaggio di Habemus papam e volevo raccontare questo passaggio”.

Con lo studio del latino, la madre professoressa e le immagini finali di scatoloni in cui sono stati riposti tutti i libri dei genitori, si nota immediatamente il riferimento ad una cultura che forse sta scomparendo ma verso la quale Moretti si mostra ottimista: “La cultura non sta scomparendo. Il latino fa parte del nucleo del film e del personaggio della madre. È comunque qualcosa che rimane. Basti pensare che il cinema Intrastevere ha tenuto per sei mesi in sala il documentario di Wenders e Salgado, Il sale della terra”.

Affermando che l’idea di poter essere protagonista del film non gli ha mai sfiorato la mente, Moretti si ritaglia una piccola parte accanto a Margherita Buy per mettere in scena l’iter emotivo che coinvolge un fratello e una sorella nell’affrontare l’ultimo periodo di vita di una madre ormai anziana. Il regista, che nel film ha il ruolo del fratello ingegnere, rappresenta se stesso tra vita privata e lavoro attraverso Margherita che funge da suo alter ego al femminile. “Fin da quando ho iniziato a scrivere il soggetto la protagonista era una donna” – afferma Moretti – “Mi faceva piacere fornire caratteristiche maschili, come il lavoro da regista, ad un personaggio femminile”.

Mia madre 2

La Buy interpreta l’omonima Margherita, una regista in crisi impegnata nelle riprese di un film sullo sciopero e l’occupazione di una fabbrica da parte degli operai. In questo film, non di stile “morettiano”, Moretti cerca volutamente un contrasto tra la vita privata e la vita lavorativa della protagonista che si divide fisicamente e mentalmente tra queste due sfere: “Volevo ci fosse uno stacco tra la vita privata di Margherita e il suo lavoro. Mi piaceva ci fosse un contrasto tra la sua situazione privata, fluida e delicata, e il film saldo e ben strutturato che gira come regista”.

Sul set Margherita è alle prese con problematiche tecniche e pratiche dovute alle riprese e ad un imprevedibile ed indisciplinato attore americano (John Turturro). Al suo terzo film con Moretti “ho avuto modo di vederlo al lavoro, di conoscerlo, e mi ha insegnato qualche cosa di personale” – afferma la Buy – “Per il mio personaggio ho lavorato su diversi piani. Sul set mi sono divertita a restituire alcuni degli atteggiamenti di Nanni, poi c’era l’aspetto del dolore. Mi sono divertita molto a fare la regista e a sgridare gli attori”.

Tra gli altri personaggi, la figlia della protagonista (l’esordiente Beatrice Mancini) con problemi a scuola in latino, vede la nonna, professoressa e mentore, spegnersi a poco a poco. La piccola attrice afferma che tutto è accaduto con casualità: il provino e la chiamata per far parte di un film importante al fianco di uno dei più grandi registi italiani. Molti aspetti della pellicola le sono vicini: il fatto di non andare bene a scuola in alcune materie e la perdita della sua vera nonna avvenuta durante il periodo delle riprese.

La madre ha il volto di Giulia Lazzarini, attrice teatrale di grande talento al suo primo ruolo importante al cinema. “Non ho mai incontrato Nanni prima del provino per questo film” – dichiara l’attrice – “anche se avrei voluto lavorare con lui già dal suo secondo film. Ero grande amica di Luisa Rossi, attrice che interpretò la madre in Ecce bombo, ma in questi anni sono sempre stata impegnata in teatro. Facendo teatro non si può fare cinema. Ho incontrato Nanni nel suo ufficio, abbiamo preso un thè caldo insieme e, riaccompagnandomi a casa, siamo passati per l’isola tiberina dove si trova l’ospedale Fatebenefratelli. Lì Nanni ha iniziato a raccontarmi qualcosa. Ci siamo risentiti dopo qualche mese e da lì è nato tutto”.

Alla luce della forte componente autobiografica, alla domanda “Quanto i tuoi genitori hanno influito sul tuo percorso professionale”, il regista risponde: “Mia madre e mio padre non c’entrano niente con il cinema. Quando a 19 anni ho deciso di intraprendere questa strada, i miei genitori si sono limitati a sostenermi con discrezione e affetto. Il successivo percorso nel cinema è stato autonomo”.

Ho difficoltà a teorizzare il mio lavoro” aggiunge il regista, e, quando l’incontro verte sul suo modo di fare cinema giunto ad un traguardo di alta maturità, Moretti parla di semplicità: “La semplicità con cui vengono raccontate alcune situazioni è un punto d’arrivo. Attraverso un processo di scrittura e di recitazione si può arrivare alla semplicità da non intendersi con banalità”.

Nonostante il ruolo secondario che si è riservato, Moretti afferma di sentirsi molto vicino all’inadeguatezza e al disagio provato dalla protagonista: “Il senso di disagio lo conosco molto bene. Pensavo che con il tempo diminuisse, e invece è il contrario: più il tempo passa, più il disagio aumenta. Prima di girare un film faccio sempre gli stessi incubi: ritrovarmi impreparato sul set, qualcosa che non funziona o che manca. Quando Giovanni dice alla sorella Margherita di rompere uno dei suoi duecento schemi, è una frase che dico a me stesso. Solo il pubblico può dire se ci sono riuscito”.

Mia madre 3

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