Venezia 2014. I nostri ragazzi

I nostri ragazzi

I nostri ragazzi *1/2

Due fratelli opposti nel carattere come nelle scelte di vita e le loro mogli eternamente ostili s’incontrano una volta al mese in un ristorante di lusso per rispettare una tradizione. Fino a quando un fatto grave che riguarda i figli manda in frantumi il loro equilibrio.

Terzo film per Ivano De Matteo, che non ripete l’exploit del doloroso e riuscito Gli equilibristi.

Qui il regista si affida al romanzo di Herman Koch e lo adatta alla Roma dei Parioli, in cui due fratelli – uno avvocato e l’altro medico – vivono una vita serena, con moglie e figli.

Naturalmente, secondo stereotipo, l’avvocato è rampante e arrivista, con una nuova moglie ed una figlia introdotta nella Roma bene, mentre il medico si occupa invece di bambini ed è simpatico, semplice, sposato con una guida che lavora all’Ara Pacis.

I due fratelli sono soliti incontrarsi una volta al mese a cena, con le rispettive compagne. Una sera però un incidente li mette dalla parte opposta: l’avvocato difende un poliziotto, che per un banale litigio automobilistico, ha ferito gravemente un bambino ricoverato nell’ospedale del fratello, uccidendogli il padre, con lo stesso colpo.

Ma questo è solo l’inizio del conflitto, che coinvolgerà ben presto, i rispettivi ragazzi, autori di un gesto tragico e sconsiderato.

Il film di De Matteo è curiosamente velleitario e fuori fuoco. Le sue stesse intenzioni rimangono confuse. Il ritratto d’ambiente di una certa Roma è scontato e già visto mille volte, il contrasto tra caratteri è anch’esso didascalico e prevedibile, salvo in extremis essere completamente ribaltato, solo grazie ad un revirement di sceneggiatura francamente posticcio, aggravato da un finale moralista e gratuito.

De Matteo sembra non fidarsi del suo pubblico, sottolinea in continuazione ambienti, caratteri e situazioni, togliendo ogni margine di ambiguità e preparando il colpo di teatro finale, che suona però completamente stonato e forzatissimo. Nonchè del tutto incongruente.

Peccato sprecare così un cast di primissimo livello ed una storia che avrebbe richiesto un surplus di scrittura ed un alleggerimento nella messa in scena, dove anche le scenografie sono decisamente ridondanti.

Un’occasione perduta.

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