Brasile 2014: il cinema a bordo campo…

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Seconda parte del dittico dedicato ai Mondiali di calcio in Brasile.

Dopo le uscite in sala, che accompagneranno l’incedere delle partite, ecco invece una guida al meglio del cinema a bordo campo

Film che parlano di calcio, di calciatori, di tifosi, di allenatori. Tutta la passione in 35 mm e anche oltre…

Il viaggio comincia da una partita realmente giocata, diventata oggetto di una leggenda talmente grande, da offuscare persino la realtà storica.

E’ la famosa “partita della morte”, giocata il 9 agosto 1942, allo stadio Zenith di Kiev in Ucraina, in territorio occupato dalle truppe tedesche. Un mese prima la Start, una selezione di giocatori del “Panificio Industriale n.1”, nella quale erano presenti molti giocatori della Dinamo Kiev pre-invasione e molti dei quali erano stati iscritti al Partito Comunista Sovietico aveva battuto 5-1 una selezione di giocatori tedeschi e ungheresi.

Il Reich voleva la rivincita e costituì la Flakelf, una squadra composta da ufficiali tedeschi della Luftwaffe per battere la Start.

Fu scelto come arbitro un ufficiale delle SS. Dopo un effimero vantaggio iniziale della Flakelf, la Start chiuse il primo tempo sul 3-1. Nonostante le minacce nell’intervallo, l’orgoglio dei campioni ucraini fu decisivo. Vinsero la partita per 5-3. E umiliarono i tedeschi, evitando platealmente di segnare il sesto gol.

La partita fu – forse – fatale per quasi tutti loro: la leggenda narra che sette furono deportati in un lager, altri torturati ed uccisi per rappresaglia pochi giorni dopo. Solo due giocatori riuscirono a salvarsi.

Molti film sono stati dedicati a questo scontro epico: Due tempi all’inferno di Zoltán Fábri è il capostipite nel 1962 a cui seguirono Il terzo tempo di Evgenij Karelov sempre nel 1962 e Fuga per la vittoria diretto da John Huston con Stallone, Caine e Pelè nel 1981.

Più di recente il film russo Match del 2013 si è incaricato di separare realtà e leggenda…

Altro straordinario ritratto sportivo è quello di Paolo Sorrentino:  nel suo esordio, L’uomo in più, il protagonista, calciatore prima e poi allenatore, condivide un destino beffardo e tragico con il suo omonimo, un cantante confidenziale. Dietro la storia di Antonio Pisapia c’è quella di Agostino Di Bartolomei, capitano della Roma di Viola, quella dello scudetto del 1983.

Tra gli italiani bisogna segnalare anche l’Ugo Tognazzi di Ultimo Minuto, diretto da Pupi Avati nel 1987 ed ispirato al Vicenza di Farina e Paolo Rossi, al calcio di provincia, con i presidenti padroni, le star intoccabili e corrotte ed i giovani che sgomitano per arrivare.

Tornando agli anni ’50 e ’60 non si può non nominare Gli eroi della domenica di Mario Camerini con Raf Vallone, che aveva davvero giocato a calcio. Nel film una squadra di provincia si prepara alla trasferta con il Milan. La sera precedente la partita, nell’albergo dove la squadra alloggia si incrociano le varie storie dei protagonisti.

Nel 1963, l’episodio Che vitaccia! ne I mostri  di Dino Risi, racconta di un tifosissimo Vittorio Gassman, incapace di resistere alla passione per lo stadio che spende gli ultimi spiccioli rimasti, per andare a vedere la partita.

In due film italiani un po’ dimenticati il calcio assume un significato simbolico e generazionale: Italia Germania 4 a 3 di Andrea Barzini del 1990 e Marrakesh Express di Gabriele Salvatores del 1987. Il primo usa il famoso match di Mexico ’70 come sfondo ad una serata di rancori e rimorsi per tre amici, cresciuti negli anni della contestazione.

Il secondo invece mette in scena una partita nel deserto, essenziale ai protagonisti per proseguire il viaggio… con l’inevitabile il commento musicale di De Gregori con La leva calcistica della classe ’68.

Salvatores bisserà il match anche nel premio Oscar Mediterraneo.

Un capitolo a parte merita Nanni Moretti: il calcio è un’ossessione ricorrente, soprattutto per il suo alter ego Michele Apicella. Da Io sono un autarchico (1976) a Ecce Bombo (1978) fino a Bianca (1984) e La messa è finita (1985), il gioco è presente, praticato ed evocato più volte, soprattutto nella sua nostalgica purezza.

In Bianca, al liceo Marylin Monroe, i professori insegnano la cultura pop degli anni ’60: Altafini e Rivera sono due icone, mentre la Juve di Sivori e Charles è il simbolo supremo dell’intelligenza collettiva.

Immancabile in questa carrellata Alberto Sordi, tifosissimo nella realtà e sulla scena con Il presidente del Borgorosso Footbal Club del 1970, per non parlare dell’ormai mitico Oronzo Canà – Lino Banfi, L’allenatore nel pallone dell’immaginaria Longobarda e dell’Abatantuono protagonista e mattatore delle tre storie di Eccezzziunale…veramente dei Vanzina.

Demenziale anche Shaolin Soccer del cinese di Hong Kong Stephen Chow, brutalizzato da un doppiaggio affidato ai nostri giocatori: calcio e kung fu, in un mix non per tutti i gusti.

Good Bye, Lenin!  di Wolfgang Becker con Daniel Bruhl non racconta il calcio, ma identifica la vittoria tedesca ai Mondiali di Italia 1990, come uno degli elementi chiave della storia tedesca dopo la caduta del muro di Berlino.

Se parliamo invece di tifosi come si può ignorare Nick Hornby ed il suo Febbre a 90, che David Evans ha portato sullo schermo grazie a Colin Firth, immancabile alle partite dei Gunners dell’Arsenal?

Inglese anche Sognando Beckham che ha lanciato nel 2002 la carriera di una sconosciuta Keira Knightley, calciatrice di origini indiane, innamorata dei cross dell’ala del Manchester United.

Non parla di calcio, ma la sua scena più incredibile si svolge proprio in uno stadio, durante una partita: è l’argentino Il segreto dei suoi occhi di Juan José Campanella

Magnifico Il mio amico Eric, che Ken Loach ha dedicato affettuosamente ad un mito del calcio inglese… il francese Eric Cantona, ala del Manchester Utd, tutto estro e follia. Assai meno divertente My name is Joe, sempre di Loach, con Peter Mullan, nel quale lo sport è un’ancora di salvezza in una vita miserabile.

Ma forse il più bel ritratto calcistico è quello scritto da David Peace, adattato da Peter Morgan e portato sullo schermo da Tom Hopper prima dell’Oscar con Il discorso del Re: Il maledetto United del 2009 racconta i pochi mesi di Brian Clough sulla panchina dell’odiato Leeds United. Un’icona del calcio anni ’70 capace di trascinare al successo due provinciali come il Nottingham Forest ed il Derby County.

Impossibile dimenticare due piccoli film lontanissimi nel tempo: il primo di Wim Wenders, La paura del portiere prima del calcio di rigore del 1970 e Garpastum, di Aleksey German Jr., presentato a Venezia nel 2005: racconta la storia di quattro amici legati dall’amore per il gioco e dalla speranza del futuro, che dovranno fare i conti conla Prima Guerra Mondiale.

Infine qualche documentario.

Innazitutto Zidane: a 21st century portrait, la musica di Mogwai e le immagini danzanti di uno dei talenti più puri del calcio mondiale.

Quindi Maradona di Kusturica, ritratto tra calcio e politica del pibe de oro. E poi forse Il profeta del gol che Sandro Ciotti dedicò a Johan Cruyff il profeta del calcio totale, che trascinò l’Olanda ad un passo dalla vittoria nel mondiale del 1974 e rivoluzionò il gioco del calcio profondamente.

Sulla farsa del mondiale argentino del 1978, nel quale il Generale Videla si faceva beffe della comunità internazionale con il beneplacido della FIFA, di Kissinger e dei calciatori peruviani, bisogna recuperare Mundial 1978. La historia paralela di Ezequiel Fernández Moores.

Su un altro versante, da vedere è il documentario girato ad Euro 2008 Kill the referee – Les Arbitres,  è un documentario del 2009 diretto da Yves Hinant, Delphine Lehericey e Eric Cardot e segue le esperienze di cinque arbitri impegnati nella direzione delle partite del campionato europeo: l’italiano Roberto Rosetti, l’inglese Howard Webb, lo svizzero Massimo Busacca, lo spagnolo Manuel Mejuto Gonzalez e lo svedese Peter Fröjdfeldt. Presentato al Festival di Locarno 2009.

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Aggiornamento 12 giugno 2014

Al Carroponete di Sesto San Giovanni, parte in contemporanea ai Mondiali una rassegna ad hoc: Seleçao. Il cinema nel pallone.

12 giugno: Il mundial dimenticato di Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni

Due registi italiani hanno ricostruito la storia di un mondiale fantasma, quello che avrebbe dovuto giocarsi in Patagonia nel 1942. L’Europa era devastata dalla Guerra, non se ne fece nulla…

20 giugno: Maradona  di Emir Kusturica
Ne abbiamo già parlato nel nostro articolo: due artisti sui generis, a confronto, tra cinema, calcio e politica.

28 giugno: The Referee di Mattias Löw
Il regista Mattias Löw intervista l’arbitro svedese Martin Hansson: fu lui che, convalidando un gol palesemente irregolare del francese Thierry Henry, nello spareggio con l’Irlanda, permise alla Francia di qualificarsi ai Mondiali in Sudafrica. Un altro ritratto inconsueto di un uomo di calcio.

12 luglio: Two Escobars di Jeff e Michael Zimbalist
I due Escobar sono il primo un giocatore della nazionale colombiana ed il secondo il famosissimo narcotrafficante. I due sono legati da un destino beffardo, quando il calciatore, con uno sfortunato autogol, compromette le chance di qualificazione della sua nazionale, e viene trovato morto dopo qualche settimana…

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