Il segreto dei suoi occhi

Il segreto dei suoi occhi **1/2

Questo discreto film argentino diretto da Juan Josè Campanella, si è portato a casa il mese scorso il premio Oscar per il miglior film straniero, battendo la concorrenza di due capolavori: Il nastro bianco  e Il profeta.

Stanze di Cinema ha più volte manifestato la necessità  di trasformare radicalmente i meccanismi di selezione di quel premio, per l’incapacità assoluta dell’Academy di identificare e premiare davvero i migliori film prodotti fuori dagli Stati Uniti, nel corso dell’anno.

In passato, pur con notevoli omissioni, il premio è riuscito almeno a riconoscere il talento di De Sica, Fellini, Truffaut, Kurosawa, Tati, Bergman, Costa-Gavras, Bunuel… da molti anni sembra invece assegnato del tutto a caso: certe volte la fortuna ha premiato anche opere meritevoli, come Tutto su mia madre, Le vite degli altri, Mare dentro, Le invasioni barbariche, La tigre e il dragone, più spesso sono stati trascurati autori ed opere memorabili, magari anche sottoposte al giudizio dell’Academy, ma eliminate dal cervellotico meccanismo di selezione.

Anche quest’anno la scelta è stata quanto mai infelice, perchè di fronte alle due opere straordinarie sopra ricordate, che si sono divise i premi maggiori al Festival di Cannes, questo El secreto de sus ojos è un onesto melò argentino, ambientato a cavallo tra gli anni ’70 e i giorni nostri, nell’ufficio della procura di Buenos Aires, dove si insedia una giovane pubblico ministero, Irene Menendez-Hastings, formatasi in Inghilterra e subito alle prese con il brutale e misterioso omicidio di una donna.

Il suo assistente, l’ispettore Benjamin Esposito, segretamente innamorato di lei, si occupa delle indagini, ma neppure la pregevole intuizione del colpevole ed un interrogatorio magistrale con il quale verrà smascherato, potrà assicurarlo alla giustizia.

Dopo il colpo di stato del 1976, l’assassino verrà ingaggiato dalla polizia politica, frustrando tutto il lavoro compiuto e le promesse dell’ispettore al marito della vittima.

Il film è raccontato al presente, quando l’ispettore, ormai in pensione, deciderà di scrivere un libro su quegli eventi, scoprendo infine che la giustizia ha seguito strade tortuose, crudeli e privatissime.

Il film è una riflessione amara, personale e politica al tempo stesso.

Le interpretazioni di Ricardo Darin e Soledad Villamil sono piuttosto ordinarie, mentre spicca Guillermo Francella, nel ruolo di Sandoval, simpatico collega dell’ispettore, sempre con la battuta pronta e con un debole per la bottiglia, ma capace di arrivare al cuore dell’enigma, solo per pagare il prezzo più alto alla sua intelligenza.

In un film girato senza particolari sussulti, spunta proprio a metà, uno dei piani sequenza più strepitosi degli ultimi anni. Un prodigio tecnico stupefacente, che utilizza gli effetti computerizzati solo per rendere possibile la mirabile caccia al colpevole, durante una partita di calcio: la macchina da presa inquadra in campo lunghissimo lo stadio; con una panoramica aerea in plongè arriviamo sul terreno di gioco e quindi voliamo sugli spalti sino ad incontrare Sandoval e Benjamin, sulle tracce del colpevole, tifoso del Racing, prima sulle gradinate e poi nei corridoi e nei cunicoli interni dello stadio, in una corsa contro il tempo che finirà solo sul campo.

Un colpo di scena assolutamente pregevole, che vale – forse da solo – il prezzo del biglietto: una boccata imprevedibile di purissimo cinema, in un contesto che ne sembrava del tutto privo, nonostante la bella fotografia del brasiliano Felix Monti.

In fondo anche nel film più ordinario ci può essere una buona idea, un sguardo inconsueto, un momento di cinema che sorprende: basta solo saperlo attendere…

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8 pensieri riguardo “Il segreto dei suoi occhi”

  1. Credo che tu non abbia capito la grandezza di questa narrazione. Una suggestione assoluta, una quadratura perfetta. Un film riuscito come pochi.

    1. Naturalmente posso essermi sbagliato, posso aver sottovalutato.
      Scrivere di cinema è formulare un’ipotesi interpretativa: non sempre coincide con quella di chi legge.
      L’importante è che sia argomentata e fornisca una chiave di lettura. Perchè un film piaccia a qualcuno e non ad altri è il mistero dell’arte: oltre alla professionalità, alla capacità comunicativa ed emozionale degli attori e della storia, alle suggestioni della fotografia e dei costumi, ci sono variabili soggettive imprevedibili e del tutto originali.

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