Mereghetti su La vita di Adele

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Mereghetti ritorna dopo Cannes a raccontare La vita di Adele, la Palma d’Oro firmata Abdel Kechiche, sulle pagine del Corriere della Sera.

[…] il «metodo Kechiche», il suo modo di fare cinema sembra nascere proprio dall’ossessiva osservazione delle cose, da una macchina da presa (che spesso diventano due o tre o quattro) capace di scavare letteralmente nelle azioni e nelle espressioni delle persone per trovare quelle scintille di verità che sole possono dare vita alla storia raccontata. Succedeva in Cous cous (ricordate l’interminabile danza del ventre finale della protagonista?), tornava con esiti molto più discutibili in Venere nera (dove assumeva una valenza «politica»: lo sguardo concupiscente dell’Occidente sul corpo innocente dell’Africa) e si ritrova in questa La vita di Adele – Capitolo 1 e 2. È una scelta che sembra andare di pari passo con un certo rigore d’autore e che si nota, per esempio, anche in Haneke o nei Dardenne, ma che in Kechiche assume un valore «programmatico», come quello di una specie di manifesto estetico e ideologico insieme: contro la facile spettacolarità di un cinema basato sulla velocità del montaggio e la superficialità della narrazione, Kechiche rivendica il diritto/dovere di costringere l’occhio dello spettatore a non distrarsi. A guardare davvero. E naturalmente a lungo.

E cosa ci mostra? Solo apparentemente la scoperta della sessualità nella giovane Adele (come solo apparentemente raccontava la voglia di Slimane di aprire un ristorante galleggiante in Cous cous o la triste parabola dell’ottentotta Saartjie Baartman in Venere nera), piuttosto ci racconta la solitudine a cui sembriamo condannati (vedi l’ultimissima inquadratura) e l’egoismo da cui non riusciamo a liberarci. Praticamente un quadro delle nostre «quotidiane» difficoltà o paure o piccole miserie, raccontate però attraverso l’incontro tra Adele ed Emma. La prima è una studentessa del quarto anno di liceo a Lille: famiglia piccolissimo borghese, un grande rispetto per la cultura (che le ha insegnato «cose che né i genitori né gli amici le avevano mai mostrato») e una certa inquietudine sessuale che la spinge fra le braccia di Thomas senza però sentire quel colpo di fulmine di cui leggeva a scuola nelle pagine della Vita di Marianne di Marivaux. Colpo di fulmine che arriva nell’incontro con Emma, studentessa di Belle Arti, colta, raffinata, dai capelli provocantemente blu e ben conscia della propria omosessualità. Per accettare l’attrazione verso il suo stesso sesso, stigmatizzata con sorprendente cattiveria dalle compagne di classe, Adele impiega un po’ di più, ma ci riesce grazie alla forza dirompente del corpo e del desiderio.

In sala da oggi, per Lucky Red.

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