Cannes 2013. My sweet Pepper Land

My sweet pepperland

My sweet Pepper Land *1/2

Altro film mediocre presentato ad Un certain regard, che quest’anno sembra essere diventato il ricettacolo per tutte quelle opere mal riuscite a cui forse Fremaux non ha potuto dire di no.

Il film Hiner Saleem racconta di Baran, un eroe della resistenza kurda a Saddam Hussein che dopo la caduta del dittatore viene inviato come capo della polizia in una zona calda, al confine tra l’Iran e la Turchia.

Centro di traffici illeciti e di contrabbando, il territorio è controllato dagli uomini del boss locale, che nessuno osa contraddire.

Parallelamente arriva in paese una giovane maestra elementare, Govend, che non solo deve convincere i padri a mandare i propri figli alla scuola ppena riaperta, ma deve fronteggiare l’ostilità della propria famiglia, che la vorrebbe sposata ad un uomo che lei rifiuta.

Baran ed il boss locale finiranno per farsi la guerra, Govend, che vive dentro il posto di polizia, ne farà le spese.

Il film nonostante l’apparente serietà dei temi e del contesto, è una commedia senza capo né coda, che vorrebbe essere leggera e agrodolce, ma risulta del tutto fuori fuoco.

My Sweet Pepperland

My sweet Pepper Land sembra quasi un’opera su commissione per Golshifteh Farahani, l’attrice iraniana, che interpreta Govend e che fu scoperta con About Elly di Farhadi. Ma non basta il fascino della protagonista a farne un film di un qualche interesse, se non per i paesaggi inediti nei quali si muovo i suoi personaggi.

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