Cannes 2013. Michael Kohlhaas

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Michael Kohlhaas *1/2

Tratto dall’omonimo romanzo di Von Kleist, adatta per lo schermo con molte libertà e trasportando la storia dalla Germania all’inizio del Protestantesimo alla Francia del XVI Secolo, precisamente nella regione della Cévennes, divisa tra cattolici e protestanti.

Il protagonista Michael Kohlhaas è un allevatore di cavalli. Quando si accinge a portare un magnifico esemplare al governatore della regione, viene fermato dal Barone locale che gli chiede in pegno, per lasciarlo passare, due cavalli neri che gli verranno restituiti al ritorno.

Kohlhaas accetta il sopruso del Barone e lascia due bellissimi cavalli neri.

Al ritorno però gli uomini del barone gli restituiranno i suoi animali stremati e feriti, dopo essere stati usati impropriamente per il lavoro nei campi.

Il valletto di Kohlhaas viene altresì massacrato dai cani del Barone.

L’allevatore chiede giustizia, ma la Corte, influenzata dal Barone rigetta il caso.

La moglie di Kohlhaas chiede udienza alla Principessa, la sorella del Re. Ma ritorna a casa ferita a morte.

Kohlhaas è deciso a vendicarne la morte. Mette in piedi un piccolo gruppo di fedeli servitori e parte alla caccia del Barone.

Man mano il suo gruppo diventa sempre più grande. Schiere di contadini si schierano al suo fianco, costituendo un’armata.

Il suo viaggio prosegue sino a quando un teologo protestante non lo dissuade dal farsi esecutore di una giustizia sommaria, sottomettendosi al volere di Dio.

Kohlhaas decide di accettare l’armistizio con la Principessa, con l’impegno a riconoscere il suo diritto violato dal Barone.

Purtroppo però qualcuno dei suoi infrange la tregua…

Film di impianto tradizionale e regia invisibile, questo Michael Kohlhaas poggia interamente sull’interpretazione di Mads Mikkelsen, perfettamente a suo agio con armi bianche e cavalli.

La sua ricerca di giustizia però lascia piuttosto freddi ed il film non riesce a rendere evidenti i motivi religiosi e politici che fanno del capolavoro di Von Kleist un libro amatissimo da Kafka ed un testo chiave della letteratura tedesca.

L’adattamento appiattisce le sfumature e restituisce allo spettatore solo una storia di vendetta e tradimenti, che seguono un codice che rimane di difficile comprensione se lo si priva del contesto in cui nasceva la novella nel corso delle campagne Napoleoniche dell’Ottocento e del contrasto tra il moderno Stato assoluto e le logiche medievali preesistenti.

Quale diritto e quale giustizia ricerca Kohlhaas? Il film rimane in superficie come in un brutto sceneggiato televisivo…

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