Mereghetti su Educazione siberiana

Educazioen siberiana 1

Giovedì uscirà nelle sale Educazione siberiana, il nuovo film di Gabriele Salvatores. Noi l’abbiamo recensito in anteprima. Se ne occupa anche Paolo Mereghetti sul Corriere della Sera.

[…] Perché Cattleya abbia pensato a Salvatores per portare al cinema questo romanzo lo si può intuire dall’affinità tra il regista e i percorsi di «crescita» che spesso hanno attraversato i suoi film e che in Io non ho paura interessavano proprio un adolescente. Qui il percorso è più articolato da una parte e più semplicistico dall’altra, perché si svolge in un arco di tempo più lungo (senza peraltro che questo dipanarsi temporale diventi il punto focale del film) e perché la diversità di carattere dei due ragazzi appare molto chiara fin dalle primissime scene (quella del pestaggio dei bambini georgiani) e fa subito capire che le loro strade si divideranno presto.

[…] Come racconta Salvatores questi temi e questi tempi? Cercando di evitare ogni facile identificazione di genere. L’essenzialità ma anche l’economicità di mezzi espressivi che contraddistinguono il cinema di genere e che ogni tanto si ritrova in certe ellissi narrative, sparisce all’improvviso di fronte alla fascinazione che Salvatores sembra avere per la ripresa ad effetto (i quattro amici che si abbracciano inquadrati dall’altro), per l’illuminazione ricercata (la piena del fiume), per l’effetto di rallentamento (troppe colombe troppo bianche). Tutte scelte singolarmente comprensibili ma che finiscono per sembrare gratuite o per lo meno fin troppo sottolineate e che tolgono tensione e coerenza al racconto, spezzando il coinvolgimento emotivo dello spettatore. Allo stesso modo, il tema del «codice d’onore» non è davvero scavato in tutte le sue possibili contraddizioni (che nel romanzo emergevano grazie al confronto/scontro con la violenza) ma accettato in maniera piuttosto superficiale.

Salvatores ha dichiarato che, in tempi di crisi, «è meglio un cattivo maestro invece che nessun maestro» riferendosi naturalmente alla figura di Kuzja e al codice (im)morale che insegna. Personalmente non sono d’accordo ma devo anche dire che, a differenza di film come per esempio La promessa dell’assassino, Educazione siberiana non mi aiuta certo a capire lo spessore e il valore di siffatti «maestri».

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