A room with a view: Les Misérables

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Nel Regno Unito, Les Misérables è molto più dell’ultimo film di Tom Hooper. Sui palchi dei migliori teatri dal 1985, il musical di Cameron Mackintosh (adattato dalla versione originale di Claude-Michel Schönberg e Alain Boublil, in lingua francese) è stato applaudito da più di 60 milioni di spettatori. Les Mis è un’istituzione nella cultura popolare inglese, e le sue canzoni sono ormai entrate a far parte dell’immaginario collettivo oltremanica. Nessuna sorpresa dunque che l’uscita del film sia stata trattata come un evento e che il confronto con il musical sia dietro l’angolo.

Sia Peter Bradshaw sia Catherine Shoard danno voti alti alla versione sul grande schermo – quattro stellette su cinque per il primo, tre stellette su cinque per la seconda. Entrambi apprezzano lo sforzo produttivo e il talento musicale degli attori, guidato con misura registica dalla mano ferma di Tom Hooper. In particolare, Bradshaw loda l’interpretazione di Russell Crowe, che a differenza di Jackman non ha una preparazione musicale professionale alle spalle:

The star is Jackman. But Crowe offers the most open, human performance I have seen from him. His singing is so sweetly unselfconscious that there is something paradoxically engaging about his Javert, even when he’s being a cruel, unbending law-officer and royalist spy.

Shoard invece è meno entusiasta delle scelte stilistiche nel processo di adattamento, per cui Les Mis non è un musical in senso stretto, ma piuttosto un “film cantato” con parecchi momenti difficili:

But beware: it’s not strictly a musical. There’s no dancing, there are no jazz hands and there is next to no speech. Rather, it is lobotomised opera, in which incidental dialogue like “I don’t understand” and “I don’t know what to say” is warbled, liturgy-style.

Con dosi differenti di cinismo e ironico understatement all’inglese, i due critici giungono a conclusioni simili: un gran film, intenso e sincero, forse pure troppo.

It conquers its audience with weapons all its own: not passion so much as passionate sincerity, not power so much as overwhelming force. Every line, every note, every scene is belted out with diaphragm-quivering conviction and unbroken, unremitting intensity. At the end of 158 minutes, you really have experienced something. What exactly, I’m still not sure.

You can’t blame him for wanting to marshal a parade, to march out of the low-budget ghetto. But the experience of sitting through all 160 minutes of Les Mis can feel less like an awards bash than an epic wake, at which the band is always playing and women forever wailing. By the end, you feel like a piñata: beaten, in pieces, the victim of prolonged assault by killer pipes.

Les Misérables uscirà nelle sale italiane questo weekend.

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