Roma 2012. Aspettando il mare

Bel film regista russo di origine tagika Bakhtiar Khudojnazarov che analizza, supportato da una splendida fotografia, come la contemporanea perdita di tre elementi essenziali come l’acqua, l’amore e il lavoro possano sconvolgere e capovolgere la vita di una persona, di una famiglia e di un’intera comunità.

In un villaggio di pescatori dove credenze e tradizioni lo bloccano in un tempo indefinito in un luogo imprecisato il Capitano di una nave, Marat (Egor Beroev), parte con la moglie e la ciurma per una battuta di pesca accompagnato dai riti propiziatori delle donne ma ostacolato da un cattivo vaticinio di un vecchio del paese.

Il presagio si avvererà portando alla morte l’equipaggio. Si salverà solo Marat che torna a casa dopo 5 anni trovando il deserto a sostituire il mare (prosciugato dalla tremenda tempesta che ha ribaltato la sua barca), deserto che ha devastato i suoi concittadini rimasti senza risorse, senza lavoro e senza padri dei figli. Della morte dei marinai viene incolpato Marat.

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