Uno sguardo sul passato: Labyrinth

Labyrinth

“Con rischi indicibili e traversie innumerevoli io ho superato la strada per questo castello oltre la città dei Goblin, per riprendere il bambino che tu hai rapito. La mia volontà è forte come la tua e il mio regno altrettanto grande. Non hai alcun potere su di me!” ( Sarah a Jareth )

Labyrinth è un film fantasy del 1986 che racconta la storia di Sarah, un’adolescente che passa il suo tempo a recitare parti di un libro (Il Labirinto) ma non riesce mai a ricordare il passaggio finale, quando la protagonista si libera dell’influenza del cattivo di turno.

Tornando a casa una sera scopre che il padre e la matrigna devono uscire e che spetta a lei badare al fratellino Toby. Esasperata dai continui piagnistei del piccolo, dalle ingiustizie che crede di subire e dal fatto di ritenere di non essere libera di fare ciò che vuole, prega il Re dei Goblin di venire e portarsi via il piccolo Toby. Ma come recita il vecchio detto : “ Attento a ciò che desideri, perché potresti ottenerlo!”

Jareth , re dei Goblin e signore del labirinto, viene e se lo porta via.

Comincia così la sua ricerca del bambino che la porterà ad attraversare il labirinto, incontrando strani esseri e dove si troverà ad affrontare indovinelli, trabocchetti e tradimenti.

Il tema principale della storia è la ricerca, la ricerca della propria strada e di una nuova consapevolezza di sé.

Il labirinto è metafora della tortuosità della vita ed esso, come la vita stessa, non è privo di tranelli e ingiustizie e si deve imparare che crescere significa anche capire che non si può reagire a ogni cosa che accade e che non ci piace con un “ Non è giusto “, come ripete in continuazione Sarah, perché non sempre quello che serve a noi è giusto per gli altri.

Capiamo che se da piccoli la vita è, quasi sempre, semplice e lineare, man mano che si cresce non si può più seguire la solita strada maestra ma, per dare una svolta, dobbiamo cercare altre vie che spesso non vediamo.

Come spiega a Sarah il vermicello parlante con cappellino e accento francese, dobbiamo sgomberare la mente e renderci conto che c’è un mondo al di là del loop ossessivo dei nostri pensieri.

Questo è un film dalla grande carica seduttiva e pedagogica, seduttiva grazie a David Bowie (Jareth) nel ruolo del bello e dannato Re dei Goblin, pedagogico perché scopriamo che il male per essere funzionale non deve imporsi, ma agire in maniera ingannevole.

L’incantevole Jennifer Connelly (premio Oscar come miglior attrice non protagonista in A Beautiful Mind), con la sua freschezza, ci immerge in un mondo fatato dove tutto è sotto sopra, dove le fate mordono e il re dei folletti è cattivo e intrigante e il perdersi in se stessi non è vissuto come una condanna.

I personaggi creati da Henson sono deliziosi e in più di una occasione rubano la scena agli attori in carne e ossa. Gogol, Bubo, Sir Didimus, la Gora dell’eterno fetore e il castello con le scale sotto sopra ci insegnano che la bruttezza non è sinonimo di malvagità e che non tutto ciò che vediamo è come sembra, ma può nascondere insidie.

Tutti dobbiamo qualcosa a Labyrinth e per questo bisognerebbe sempre mantenerne vivo lo spirito nella nostra memoria come con quei ricordi così cari che ci hanno coccolati fin da bambini e che sono tra i più preziosi che abbiamo.

E’ un film per tutti gli adulti perché, come diceva Antoine de Saint-Exupery, tutti i grandi sono stati bambini (ma pochi se ne ricordano).

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