La nuova commedia e la generazione Q. Continua…

Il fenomeno stagionale continua a riprodursi. Non passa settimana senza che una delle infinite commediole garbate, gentili, fintamente provocatorie distribuite da Medusa e 01, non finisca in testa al Box office, travolgendo con le sue risate a basso costo (intellettuale) ogni altro film.

Duellanti ci ha fatto uno speciale nel numero in edicola. Noi ne abbiamo parlato molto al tempo di Checco Zalone, ma il successo non accenna ad arrestarsi. Ora è la volta della commedia Nessuno mi può giudicare con Paola Cortellesi.

Gli unici che vanno maluccio sono i cinepanettoni ed i film di De Laurentiis. E meno male…

Tutto il resto, nel bene o nel male, sta facendo fare una barca di soldi a tutti i produttori. Ed gli attori coinvolti. E’ di pochi giorni fa la notizia di un contratto quinquennale di Checco Zalone con il produttore Pietro Valsecchi, che porterà alla realizzazione di 3 nuovi film del comico pugliese. Ne sentivameno davvero la mancanza…

Gianluca Arnone su Cinematografo si aggiunge ora alle voci critiche, con un’analisi che condividiamo e riportiamo, in parte, anche qui.

Leggetelo integralmente. Ne vale la pena…

Sarà banale, ma i tempi in cui in Italia si discuteva tanto di quali film fossero di destra e quali di sinistra sembrano finiti…  che la regina del mercato cinematografico sia da anni Medusa, non importa. L’Italia è un paese in cui i numeri dicono una cosa e le storielle che amiamo raccontarci un’altra. Generalmente sui primi non si discute, alle seconde si crede.
A proposito di numeri, il botteghino parla chiaro: Nessuno mi può giudicare è il film più visto dagli italiani nelle ultime due settimane. E non era difficile prevederlo. Gli italiani amano le commedie…
Insomma Nessuno mi può giudicare è un film gradevole se preso a pezzi, e tutta la critica italiana – indistintamente – ne ha tessuto le lodi non dimenticando l’elogio aggiuntivo: l’occhio al sociale.
…E tanto basta alla sinistra per applaudire alla nuova commedia italiana che fa ridere, come la vecchia, dello squallore di oggi, come se Bruno – sempre a scanso d’equivoci: ci garba assai – fosse il nuovo Germi.
Il problema, dicono bene i tre autori di Boris, è come “viene usata la risata”. Aggiungiamo: come vengono trattati certi problemi. Si può ridere a crepapelle di noi, della “società dei magnaccioni”, dei politici mascalzoni, del vuoto pneumatico morale che ci circonda, ci sprofonda . Si deve ridere. Una risata vi seppellirà, no? La grande commedia era capacissima di fare questo. Ma a differenza della nuova non indulgeva, non traccheggiava, non perdonava. Era cinica, cattiva, acida, disperata. Amaramente divertente.
E questa? Questa non sarà di destra, ma conservatrice sì. Questa mette in scena un’Italia ritagliata dai giornali e la diluisce nel brodo del facile paternalismo. E allora sì che si ride, ma a patto di mantenere il decoro dei nobili sentimenti. Si punta il dito, ma solo per prendere in giro bonariamente, come si faceva a scuola con i compagni più sfigati. E mai condannare, “mai giudicare”. Comprendere e “vulemose bbene”…
Se il medium è il messaggio, questo film è il paese: non in quello che racconta, ma per come lo racconta. Non sosterremo più che è di destra o di sinistra. Chi lo è oggi, dopotutto? Ma lasciateci dire che, rispetto alla grande commedia, questa è una farsa piccola piccola. Come il borghese di Monicelli. Proprio lui che ci ha lasciato, con tutta la cattiveria.
 
 
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