Lo stravagante mondo di Greenberg

Lo stravagante mondo di Greenberg **

Noah Baumbach, già collaboratore di Wes Anderson nella scrittura degli ultimi suoi film, aveva debuttato nel lontano 1995 con Kicking & Screaming. Dopo un paio di film meno riusciti aveva piacevolmente sorpreso con il piccolo e toccante Il calamaro e la balena.

Dopo Il matrimonio di mia sorella, apparso fugacemente nelle sale italiane, è la volta di Greenberg, uscito oltre un anno fa negli Stati Uniti, dopo l’anteprima al Festival di Berlino, ed approdato solo ora nelle sale italiane, grazie alla BIM.

Chi ha visto lo splendido mockumentary di Casey Affleck su Joaquin Phoenix, I’m not there, si ricorderà che ad un certo punto Ben Stiller contatta Phoenix per offrirgli la parte del co-protagonista, proprio nel film Greenberg, ricevendone un malmostoso rifiuto.

La parte è poi andata a Rhys Ifans, che interpreta Ivan, un musicista, amico e rivale del protagonista.

Roger Greenberg è un fallito: con Ivan aveva davanti a sè una promettente carriera musicale, ma al momento di trasferirsi in California, per dare corpo e sostanza ai loro sogni si è tirato indietro, mandando in rovina la propria vita e forse trascinando anche quelle delle persone attorno a lui.

Trasferitosi a New York per fare il carpentiere, viene richiamato a Los Angeles, dopo una grave crisi depressiva, a casa del fratello che parte per le vacanze e gli affida la cura della casa e del cane.

Dovrà occuparsene assieme alla giovane assistente di suo fratello, Florence (Greta Gerwig), che sogna di fare la cantante e nel frattempo si occupa dei figli e della casa dei ricchi californiani.

Roger riallaccia così i rapporti con Ivan e con una sua vecchia fidanzata, Beth (Jennifer Jason Leigh), ma si accorge amaramente che le cose sono cambiate, che gli anni sono passati per tutti, tranne che per lui.

Roger sembra vivere in un mondo tutto suo, senza tempo: il passato ed il presente sono sullo stesso piano.

Recriminazioni e rimorsi vengono a galla, peggiorando la sua depressione, alleviata da un sentimento che sembra nascere per la giovane Florence.

Ma Greenberg sarà capace di ricominciare davvero o i fantasmi del passato e la paura di sè avranno la meglio?

Il film è tutto qui: il racconto noioso di un personaggio poco simpatico, a cui si fa fatica ad affezionarsi, troppo strambo per divertire.

Peccato che i distributori italiani non l’abbiano intitolato “Greenberg: diaro di uno stronzo”: sarebbe stato perfetto e decisamente più interessante.

Roger Greenberg è un privilegiato: lui stesso dichiara di non fare praticamente nulla. Evidentemente ha ereditato abbastanza, da potersi permettere di passare annoiato le sue giornate, rimuginando sul passato in uno stato catatonico.

Chiuso nella villa con piscina del fratello, passa il tempo a scrivere strane lettere a giornali e uomini pubblici, manifestando tutto il suo animo malmostoso e la sua misantropia.

Difficile comprendere perchè la giovane Florence finisca per innamorarsi di lui, che non sembra avere alcuna qualità particolare, se non quella di mandare in rovina tutto ciò che tocca.

Ed è qui il punto debole della sceneggiatura, che forza una storia d’amore del tutto implausibile, fino ad un discutibile happy end.

Spiace dirlo ma questo Greenberg è un passo indietro rispetto agli ultimi film di Baumbach e certamente rispetto ai copioni, scritti per Anderson.

E’ comprensibile che Stiller abbia visto nel suo personaggio un modo per sottrarsi alle commedie sguaiate, che gli propongono spesso, ma qui finisce per cadere nell’eccesso opposto.

La bravura degli interpreti in questo caso è un aggravante, perchè si finisce per utilizzarla, cercando di nascondere le crepe della storia. Greta Gerwig è una sorpresa e Jennifer Jason Leigh, pur in un piccolo ruolo, fa rimpiangere di non vederla più spesso sullo schermo.

Per il resto si riciclano i comodi clichè del cinema indipendente americano, nato con il Sundance negli anni ’90: personaggi che si parlano addosso, sceneggiatura debole e un minimalismo lontano dal dolore e dal senso del destino di un Raymond Carver.

Mediocre.

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3 pensieri riguardo “Lo stravagante mondo di Greenberg”

  1. …ma che film hai visto ? recensione veramente di MERDA e priva della necessaria competenza stilistica. ma vai a zappare… ah “rimugginare” con 2 “g”.. : capolavoro !

    1. Grazie, ho corretto il refuso. Quanto al resto, mi sembra tu abbia argomentato magnificamente in favore del film. Saluti

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