Mereghetti sulla nuova commedia e la generazione Q

Sul Corriere di oggi, due pagine sono dedicate ai registi quarantenni delle nuove ricchissime commedie, che hanno monopolizzato gli incassi negli ultimi 3 mesi.

Paolo Genovese, Luca Miniero, Giulio Manfredonia, Gennaro Nunziante sono in testa a tutte le classifiche ed hanno riportato la quota del cinema italiano al 40%  del box office, facendo gridare al miracolo.

Forse i loro nomi non vi dicono nulla, perche?

Perchè che siano loro o altri, dietro la macchina da presa, poco importa: per chi va a cinema contano i protagonisti, i comici para televisivi!

I caratteristi di Zelig, lanciati sugli schermi a far cassa velocemente e con poco sforzo.

E questa prematura celebrazione del Corriere, mi sembra che finisca per lasciare il tempo che trova.

Ma cosa rimane dopo le quattro risate strappate da Benvenuti al Sud, dai Babbi Natale, da Checco Zalone? Certo i nostri produttori incassano, ma poi dei soldi intascati facilmente, con prodotti che costano due euro e che nessuno comprerebbe a Lugano, che se ne fanno?

Di pochi giorni fa è la notizia che Bellocchio non è riuscito a trovare nessuno che volesse produrre il suo nuovo film sull’Italia di oggi e Placido dopo un coraggioso Vallanzasca è costretto ad emigrare in Francia, per i prossimi due film.

Interviene anche Paolo Mereghetti, che forse dopo essere stato troppo morbido, nel recensire molti di questi film, oggi chiarisce meglio il suo punto di vista: Difficile trovare nei film di questi registi scelte radicali; sia cinefile che politiche. Il loro è un cinema che scivola via lungo la pelle, che non cerca il contropelo… i loro personaggi non spaventano, non intimoriscono, non vogliono spiegare niente. Non fanno mai polemiche… accettano la realtà e vi si adeguano, finendo per rendere tutto più innocuo e indolore. Ma anche più gradevole.

Questo non vuol dire che la nuova commedia vincente abbia ritrovato la carica della vera comemdia all’italiana. Probabilmente invece questi film ne sono la definitiva, anche se involontaria, sepoltura. Soprattutto dal punto di vista estetico. I film che adesso conquistano la vetta del box office sono spesso girati in maniera elementare: campo, controcampo e totalino, e via andare, senza quella profondità e quella ricchezza che aveva il nostro cinema classico…

E’ una constatazione: le necessità del pubblico si sono abbondantemente ridotte, adeguandosi come sempre al peggio. Al pubblico basta la riconoscibilità del protagonista. Abbiamo imparato ad accontentarci (critici compresi) e non so se è una buona cosa.

C’è poco da aggiungere: chi legge Stanze di Cinema sa che questa è la nostra posizione da molto tempo. Noi non ci accontentiamo. Vogliamo di più.

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