Inception

Inception ***

Well there are certain areas when you are talking about dreams – the analysis of dreams, how you might examine those in the film – that you do want to avoid because they’d probably be either too disturbing for the sort action film genre that we are working in.

When I first pitched the studio the project, it was about ten years ago. I had just finished Insomnia. Really the pitch was the movie you have seen, except I hadn’t yet really figured out the emotional core of the story, and that took me a long time to do…

The whole thing about the human mind and dreams is it has to have emotional consequences and resonances. That was really the process over the years was finding my relationship with the love story, with the tragedy of it, the emotional side.

Christopher Nolan, 2010

Il nuovo lavoro di Christopher Nolan è certamente ammirevole: due ore e mezza di insidie, rincorse, fughe e azione, per cercare di salvarsi da un senso di colpa strisciante e sempre più pervasivo e portare a termine una missione quasi impossibile.

Questo infatti, in estrema sintesi, è il compito che si propone Dom Cobb, professionista e architetto del mondo dei sogni, capace di rubare segreti e idee industriali dal subconscio di uomini d’affari, mentre quest’ultimi dormono forzatamente.

E’ il migliore nel suo campo, ma qualcosa, all’inizio del film, va storto: l’incarico affidatogli dalla Cobol, per sondare i segreti di Mr. Saito va a vuoto ed il magnate spiato, dopo essersi vendicato su uno dei suoi compagni di squadra, vuole ingaggiare Cobb, per un incarico apparentemente mai provato. Non limitarsi a rubare delle informazioni ad un rivale d’affari, ma spingere l’erede di un impero energetico, capace di travolgere con la sua forza tutti i concorrenti, diventando un pericoloso monopolista, a rinunciare a questo potere, frazionando la società.

E’ un’idea politicamente corretta, che in fondo ci spinge a parteggiare senza remore per Cobb e la sua squadra, anche perchè Maurice Fisher, che quell’impero l’ha costruito ed è ora sul letto di morte, è il ritratto del padre padrone, tutto business e niente umanità.

L’idea non può però essere inserita a forza nella memoria del giovane rampollo, ma deve essere in qualche modo originale: Cobb e la sua squadra devono far in modo che nasca più o meno spontaneamente nella mente di Robert Fisher Jr.

Per farlo, Cobb avrà bisogno di un nuovo architetto dei sogni, Ariadne, abile e fantasioso da creare almeno tre livelli di inganno in cui immergere la preda, di un falsario capace di impersonare le persone care a Robert (Eames), di un manovratore, che li tiri fuori dai guai in caso di pericolo (Arthur) e di un chimico (Yusuf), che progetti un sedativo adatto a mettere a nanna tutto il commando e Fisher Jr., per il tempo del volo Sydney-Los Angeles, necessario per costruire l’inganno.

C’è qualcosa del mito di Arianna e Teseo, naturalmente, nell’idea di Nolan: Cobb non può più progettare di suo, perchè le proiezioni della moglie, Mal, si inseriscono nel suo inconscio ed ostacolano i suoi piani.

Pertanto più rimane all’oscuro della struttura del sogno, più è difficile che Mal smascheri i suoi propositi.

La moglie appare solo nell’universo dei sogni tormentati di Cobb: il protagonista è incapace di seppellire il senso di colpa, che ha minato la loro vita insieme, proprio a partire da una semplice idea, che – come un parassita – ha attecchito nella mente di Mal, sino a trasferirsi dal mondo dei sogni in quello della realtà.

Tanti hanno scritto e continuano a scrivere che Inception è un film complicato: in realtà Nolan è piuttosto didascalico, usa i primi quaranta minuti di film per spiegare quasi tutte le regole non scritte del suo universo onirico, il quale lungi dal seguire le lost highways di Lynch è invece un percorso tanto più razionale che empatico.

Nei labirinti creati dall’intrepida Ariadne per Cobb – e per Nolan – non ci si perde mai davvero, c’è sempre un filo per raggiungere l’uscita, la libertà del sogno è qui limitata e vincolata, proprio per le finalità del gruppo!

Chi ha però rimproverato a Nolan di non aver consentito ai suoi antieroi di perdersi nelle derive di senso, non ha forse compreso che il mondo rappresentato con tanta precisione dal regista inglese è quello costruito a beneficio dei furti e degli inception della squadra di Cobb.

Proprio Nolan, invece, avrebbe potuto (o dovuto?) rischiare uno scarto, uno smacco, uno sguardo diverso, in questa sceneggiatura di ferro, in questo meccanismo perfetto, nel quale ogni matassa si ricompone, ogni cerchio si chiude perfettamente o quasi.

Come ha scritto A.O.Scott sul New York Times, i misteri e gli interrogativi filosofici che un film come Inception poteva sollevare, sono stati affrontati con troppa timidezza da Nolan, più preoccupato di gestire i set complicatissimi in quattro continenti.

Forse i limiti di Nolan sono nella sua idea di inconscio: troppo letterale, troppo logica, troppo regolata, per consentirci di misurare la follia, la confusione, il delirio, l’ambiguità che il soggetto forse avrebbe richiesto.

L’inconscio, come ce l’hanno raccontato Hitchcock, Bunel, Bergman, Kubrick, Lynch sembra essere un posto senza regole, un labirinto di desideri inammissibili, segreti inconfessabili, paura e ironia surreale.

Forse i limiti di Inception, “may suggest the limits not only of this very talented director, but also of his chosen art form at this moment in its history. Our dreams feed the movies. The movies feed our dreams. But somehow, our imaginations are still hungry.” 1

E non basta il finale, volutamente aperto, a venare di ambiguità un film troppo perfetto, troppo lineare: sembra esserci una spiegazione per tutto, le tessere del mosaico vanno a posto ed il quadro si rivela in tutta la sua glaciale grandezza.

Manca il cuore, manca il senso del destino, manca l’imprevedibile, che travolge i progetti degli uomini.

Manca il cane che fa sbandare il carrello con le valige in Rapina mano armata, manca la follia di HAL in 2001, manca il gesto di umanità di un replicante in Blade Runner, manca l’orgoglio di Neil McCauley che invece di scappare, si ferma ad uccidere il traditore Weingro in Heat – La sfida: tutti film a cui Inception sembra aver rubato grandezza, forme e ambizioni.

La fotografia di Wally Pfister è come sempre formidabile: Nolan predilige la pellicola di grande formato, ultradefinita, capace di rendere con straordinaria precisione le sue panoramiche dall’alto e i suoi interni scuri.

Il montaggio di Lee Smith è perfetto e si districa meravigliosamente in diversi piani spazio-temporali, servito anche dalla musica maestosa e grave di Hans Zimmer. Costumi e scenografie sono strepitosi, così come i rari effetti computerizzati, perfettamente integrati con vecchi trucchi meccanici.

Nolan però avrebbe dovuto fidarsi di più del suo talento, senza sentire il bisogno di riempire di sparatorie ed inseguimenti tutti e tre i livelli del sogno di Fisher Jr: la prima parte, in questo senso è meglio bilanciata e decisamente più visionaria.

Qualcuno ha visto in Inception la metafora dell’attore che con l’immedesimazione e l’imitazione riesce a creare un campo di tensione irresistibile, sullo schermo come in platea. Altri hanno accostato Cobb ad un regista o ad un artista nell’atto della creazione, costretto a fare i conti con una musa ispiratrice (Mal), che forse è necessario abbandonare per ritornare finalmente a casa dai figli (i film, le proprie creazioni). 2

Leonardo Di Caprio è magnetico come non mai, in un ruolo che richiama i personaggi colpevoli e dolorosi di tutto il cinema di Nolan e che non si discosta poi troppo dai ruoli sofferti e dissociati, che il divo sembra prediligere. Marion Cotillard, che interpreta Mal – il cuore emozionale del film – cerca di farsi largo tra le troppe scene d’azione, con la solita grazie e volubilità. Impressiona per sicurezza e carattere la piccola Ellen Page nel ruolo di Ariadne, ma i comprimari, tra cui ci sono altri 4 nominati all’Oscar, hanno tutti uno spazio residuale, funzionale alla storia.

Nolan pensa in grande, naturalmente: usa un budget stratosferico per raccontare una storia originale e ricca di incognite, che vorrebbe avere la morte e l’abbandono al suo centro.

Per farla produrre ad una major, ha cercato, come da sempre fa Micheal Mann, di affidarsi al genere principe di questi ultimi vent’anni: il thriller d’azione, nella sua declinazione della rapina, capace di raccontare il presente con velocità, battiti accelerati, emozioni, colpi di scena. Ha però forse confuso mezzi e finalità, affidandosi troppo ai primi e perdendo di vista le seconde.

Al contrario di Mann, che sotto l’apparenza del genere, continua a filmare l’uomo, in testi che sono distillati di romanticismo e amarezza – ispirandosi alla lezione di J.P.Melville – Nolan finisce, forse, per preoccuparsi troppo della sua sceneggiatura, perdendo di vista il cuore del film: il rapporto tra Dom e Mal, il tradimento, il dolore della perdita, il senso di colpa, la difficoltà di costruire qualcosa insieme.

Nel labirinto di Inception si sono persi un po’ anche lo sguardo di Nolan e l’umanità dei suoi personaggi, dallo smemorato Leonard di Memento, al detective ossessionato di Insomnia, dal cavaliere oscuro, insieme eroe e ricercato, agli illusionisti – disposti a tutto – di The prestige.

C’è un’ultima possibilità, forse legata a quella trottola finale, che sembra non fermarsi più: che Nolan stesso abbia cercato di compiere un’inception sul proprio pubblico, lavorando sul nostro inconscio per propagare, come un virus,  una singola idea, in milioni di menti.

La sua idea di cinema, forse? Delle relazioni amorose o anche solo della creazione artistica? Non lo sappiamo di preciso.

Non ancora…

1. A.O.Scott. This time the dream’s on me, New York Times, 15.7.2010

2. Roberto Silvestri, Nolan e la morbida macchina dei sogni, il manifesto, 24.9.2010 e Maria Bustillos, The key to ‘Inception?: It’s a movie about making movies, www.theawl.com, 21.7.2010

20 pensieri riguardo “Inception”

  1. Ma come… secondo l’articolo è un film che ha una marea di difetti… ed il giudizio sintetico in stellette è addirittura di ***?

    1. Ho cercato di spiegare perchè Inception non è il capolavoro che molti hanno annunciato da oltreoceano. Questo non toglie che sia una spanna sopra qualsiasi altro film d’azione: ma da uno come Nolan ci si aspetta sempre un passo avanti.
      Le stelline sintetizzano un giudizio che inevitabilmente – per alcuni film – deve essere più articolato!

  2. Inception è un film straordinario, quasi perfetto. Anche io ho riscontrato (a posteriori) un eccesso di razionalità -che fa comunque parte del cinema di Nolan- ma dall’articolo non si capisce quanto questo film vada assolutamente visto: sta spanne al di sopra non solo di qualsiasi altro film d’azione, ma anche di molti film “d’autore” (non ho ancora letto cosa ne pensi di Somewhere, ma adesso rimedio…).
    L’ho trovato didascalico solo quando Di Caprio spiega che la Cobol gli vuole fare il culo. Per il resto la presentazione dei personaggi e del mondo del film è davvero al limite della perfezione. Avrei forse tolto la scena inizale, trucchetto un po’ troppo usato da American Beauty in poi.
    I difetti di questo film vanno segnalati nelle righe piccole, come le condizione delle rate automobilistiche.

    1. Grazie Tommy! Commento prezioso il tuo…
      In questo caso, mi sarebbe piaciuto affiancare, alle mie riflessioni, quelle di altri collaboratori del sito: ho cercato di sollecitare qualche amico, ma ancora non ho ricevuto contributi. E’ inutile dire che se vuoi approfondire il tema in un tuo pezzo, sarò ben felice di ospitarlo!

      Comprendo perfettamente il tuo entusiasmo e mi sembra giusto che venga da uno sceneggiatore!
      Perchè Nolan in fondo è uno straordinario inventore di storie.
      Forse però l’assenza del fratello Jonathan, che di solito collabora alla scrittura, ha messo in luce più gli aspetti della formidabile costruzione narrativa, rispetto al “romanzo” che è nascosto in ogni film: motivazioni, sentimenti, psicologie…
      Se ho avanzato qualche critica e azzardato qualche tentativo di interpretazione non letterale è perchè un testo come Inception lo consente e – forse – lo sollecita.

      I miei “two cents” su Somewhere li trovi qui:
      https://stanzedicinema.wordpress.com/2010/09/05/venezia-67-terzo-giorno/

  3. […] Tratto dal romanzo di Endo, che racconta il viaggio nel Giappone feudale di due missionari cattolici alla ricerca del proprio mentore, il film sarà interpretato da Andrew Garfield, il nuovo Spider-man cinematografico, ma anche il giovane protagonista di Red Riding Trilogy , The social network e Non lasciarmi, e da Ken Watanabe (Letters from Iwo Jima, Inception). […]

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.