Quei bravi ragazzi: venti anni fa

Questo non è un sito di necrologi. Come avete visto in passato, raramente scriviamo dei grandi che ci hanno lasciato, a meno che non sia proprio necessario: ci piace celebrare il cinema che c’è, quello presente e quello passato, attraverso le immagini e le parole.

Per ricordare chi erano Corso Salani o Claude Chabrol, due grandi uomini di cinema scomparsi di recente, è inutile spendere troppe parole: andate a rivedere i loro film!

Ed allora ci piace festeggiare il ventennale di una delle opere cardine della nostra generazione. Un film che ha segnato l’immaginario collettivo e che ha consentito ad uno dei figli prediletti della New Hollywood, di superare l’impasse degli anni ’80.

Stiamo parlando naturalmente di Goodfellas, presentato a Venezia e scippato del Leone d’Oro, in favore di un’inutile rivisitazione shakespeariana di Tom Stoppard, da una giuria miope e onanista.

Ricordo perfettamente di averlo visto al Cinema Gloria di Como. Era la prima rassegna dei Lunedì del Cinema, ed assieme agli amici del liceo avevamo deciso di fermarci a scuola, dopo l’orario di lezione, per poi spostarci alla vicinissima sala, per lo spettacolo del pomeriggio.

Ricordo l’incipit con il cadavere nel portabagli, i titoli che scorrono sullo schermo orizzontalmente.

GQ america gli dedica un lunghissimo servizio che si snoda attraverso le dichiarazioni di una cinquantina di persone che hanno lavorato al film, a cominciare da Scorsese e De Niro, chiamate a dire la loro sull’influenza nel corso degli anni, sulla realizzazione e sugli aspetti tecnici del capolavoro sui bravi ragazzi della mafia newyorkese.

Non ci sarebbero stati I soprano senza Quei bravi ragazzi e Scorsese avrebbe fatto più fatica a riprendersi dopo le sterili, ma agguerritissime polemiche, seguite a L’ultima tentazione di Cristo.

Joe Pesci che spara allo spettatore, come nella grande rapina al treno di Edwin Potter, Robert De Niro incredibilmente non protagonista, Ray Liotta sempre fatto di coca e gli incredibili colletti delle loro camicie.

E poi il finale con l’outro di Layla e la malinconica normalità del programma di protezione.

Scorsese era ancora un’iconoclasta furioso, capace di inventare cinema ad ogni sequenza, dall’entrata in backdoor al night club, alle esecuzioni in plongè, dalle panoramiche a schiaffo alle improvvisazioni senza freni dei suoi attori.

Chi oggi si affacciasse al cinema e volesse comprendere perchè Scorsese è un’icona assoluta e la stella polare di molta cinefilia, potrebbe cominciare da qui, tralasciando gli esiti contraddittori degli ultimi dieci anni.

Che ve lo dico a fare… un capolavoro ****

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.