Il diario di Cannes 2010 – 2

Film di domenica 16 maggio:

Marti, Dupa Craciu/Tuesday, After Christmas di Radu Muntean – Un certain regard ***

Il secondo giorno comincia meglio, naturalmente con un film rumeno!

Muntean però, a differenza di Puiu, di Mungiu e Paunescu, non racconta la Romania del passato o quella proletaria di oggi, ma dipinge un interno alto borghese di oggi, in un famiglia che lentamente si disgrega, perchè Paul si innamora di una giovane dentista, Raluca, e decide di lasciare la moglie Adriana e la piccola figlia, proprio prima di Natale.

La storia è tutta qui, apparentemente non c’è nulla di nuovo… ma quello che rende straordinario il film di Muntean e la new wave rumena è la forza travolgente dello stile e la capacità di raccontare, con un’economia di mezzi encomiabile.

Muntean non muove quasi mai la macchina da presa. Entra lentamente nelle inqudrature e quando il suo occhio si posa sui protagonisti non ha fretta di seguire i loro movimenti. Non c’è un solo campo/controcampo in tutto il film. Muntean è chiarissimo e la forza della sua messa in scena riesce a rendere credibili i suoi protagonisti, coinvolti in questo tour de force recitativo, richiesto da questi lunghissimi piani sequenza.

Sin dall’inizio folgorante Martedì, prima di Natale gioca le sue carte senza bluff. La lunga scena tra Paul e Raluca, a letto, non ci risparmia nulla e non ha paura di censure e imbarazzi.

Una boccata d’aria fresca.

The city below di Christoph Hochausler – Un certain regard **1/2

Il film tedesco di Hochausler, su un potentissimo banchiere di Francoforte che si invaghisce della moglie di uno dei suoi giovani collaboratori, sino a manipolarne la vita e le aspirazioni cerca di rendersi interessante, mantenedo un silenzioso mistero su volontà e motivazioni dei suoi protagonisti.

Spesso il giovane regista si sofferma sulle superfici riflesse del potere. I finestrini delle auto di lusso, le porte girevoli dei grandi palazzi, le finestre dei grattacieli, quasi a volerci dire che quello che sembra trasparente e chiaro, in fondo potrebbe nascondere ben altro.

Il banchiere è ossessionato dalla droga e dalle dipendenze, la donna gli si concede lentamente, senza comprendere sino in fondo le conseguenze del suo tradimento.

Bellissima la proiezione digitale: al regista non deve essere dispiaciuto Le conseguenze dell’amore, da cui pesca molti elementi ed un certa messa in scena capace di accendersi solo nei momenti di passione.

Another Year di Mike Leigh – In concorso ***1/2

Ecco il primo vero capolavoro del festival, firmato Mike Leigh.

Dopo il pregevole e folle Happy go Lucky, qui il regista inglese ritorna a quel felice melange dolceamaro che ha fatto la fortuna di molti suoi film.

Leigh racconta, grazie ad un piccolo gruppo d’interpreti di bravura irragiungibile, un’anno nella vita di Tom, geologo londinese, e Gerri, psicologa impiegata in un consultorio, alle prese con le quattro stagioni e con le delusioni e le infelicità del figlio Jack, del fratello di Tom e degli amici più intimi.

Per ogni stagione Leigh racconta un giorno solo, nel quale vengono al pettine le frustrazioni, le piccole gioie, le emozioni rimosse e le speranze inutilmente coltivate dai protagonisti e dalla loro famiglia allargata.

Leigh è capace di assecondare e guidare meravigliosamente i suoi personaggi, senza mai un momento di troppo. Il prodigioso metodo attoriale imposto da Leigh ai suoi attori, fatto di continue prove e di improvvisazione controllata sul set, consente a ciascuno di abitare il proprio ruolo con una naturalezza miracolosa.

Imelda Staunton, già meravigliosa in Vera Drake, ha un breve ma incredibile cameo proprio all’inizio.

Poi il film poggia su un monumentale Jim Broadbent, nel ruolo di Tom, e su una Leslie Manville da applausi, nel ruolo di Mary, l’amica single.

Vengono in mente le Lezioni Americane di Calvino ed in particolare quella sulla leggerezza, quando si assiste ad Another Year: dietro l’infelicità e le miserie della vita, dietro la morte improvvisa e dolorosa sembra esserci una possibilità di ripartire, anche grazie all’affetto di amici sinceri.

Ma Leigh non è così ingenuo da cadere in un ottimismo di facciata e chiude l’ultima stagione, quella dell’inverno su una nota più grave, più malinconica e sul primo piano della sua magnifica protagonista, nel silenzio di una tavola imbandita: forse solo ora Mary è davvero consapevole dell’invincibilità della propria solitudine.

Les Amours Imaginaires di Xavier Dolan – Un certain regard **1/2

Già alla Quinzaine l’anno scorso con l’autobiografico I killed my mother, il giovanissimo attore e regista canadese mostra in questo secondo film tutti i suoi limiti narrativi e la sua generosa fantasia figurativa.

E’ una storia alla Jules e Jim quella che racconta Dolan, in cui una coppia di amici, Francis e Marie, si innamorano di un comune amico, biondo, efebico e con una cascata di ricci biondi.

Nicolas asseconda la loro infatuazione, senza mai cedere alle avances e ai regali di uno o dell’altra.

Condividono castamente un letto matrimoniale, fino a che Nicolas, messo alle strette dalle dichiarazioni d’amore dei due amici….

Dolan riempie il film di rallenti, di musica italiana e francese e di estetismi un po’ pretenziosi, segno di uno stile che ha fagocitato, ma non ancora ben digerito la lezione di Wong Kar Wai e Almodovar.

Inframmezzato da divertenti momenti documentaristici, nei quali gli amici di Dolan si confessano davanti alla macchina da presa, raccontando le loro frustrazioni d’amore, il film potrà piacere ad un pubblico giovane e con poca memoria cinematografica, capace di emozionarsi per uno schermo virato in blu o per un rallenti sulla nuca dei protagonisti.

C’è ancora molta strada da percorrere, per Dolan…

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10 pensieri riguardo “Il diario di Cannes 2010 – 2”

  1. […] La strada aperta da Christian Mungiu (4 mesi 3 settimane 2 giorni, Oltre le colline) è stata seguita da Corneliu Porumboiu (A Est di Bucarest, Police, Adjective), Christi Puiu (The Death of Mr.Lazarescu, Aurora), Andrei Ujica (Autobiografia di Nicolae Ceausescu), Radu Muntean (Tuesday after Christmas). […]

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