Il diario di Cannes 2010 – 1

Eccoci di nuovo online da Cannes: per 10 giorni tutto il cinema mondiale è qui, con i suoi eccessi, i suoi vezzi, le sue eccellenze.

La solita gioiosa confusione ci accoglie. Le solite file portano spesso alle consuete cocenti delusioni, quando viene esposto il cartello “full” proprio davanti a noi. 

Niente proiezione della copia restaurata di Tristana di Luis Bunuel. Decidiamo invece di lasciar andare l’ultimo film di De Oliveira, venerato maestro, per dedicarci ai due film della sera.

Film di sabato 15 maggio:

The Housemaid di Im Sang-soo – In concorso **

The housemaid è il remake di uno dei film più importanti del cinema coreano. L’originale di Kim Ki-young, nel bianco e nero tipico degli anni ’60, aveva fatto scalpore, per la rappresentazione del rapporto ambiguo e tra un’istitutrice e la famiglia di ricchi borghesi, nella quale lavora.

La ragazza si occupa della piccola figlia della coppia, mentre la padrona di casa è incinta di due gemelli. Affiancata ad un’espertissima cuoca, che le insegna le regole e i trucchi del servire, finisce per subire le attenzioni particolari del marito.

Oggi Im Sang-soo è costretto ad estremizzare e rendere surreale ogni svolta narrativa, perchè è passato mezzo secolo, non invano, e i modi e le abitudini dei ricchi e potenti sono stati raccontati e messi alla frusta troppe volte.

Allora ecco che il regista coreano esagera con l’erotismo, più raccontato a parole che mostrato, esagera con la caratterizzazione dei personaggi, esemplifica visivamente quello che avrebbe dovuto rimanere sottinteso.

Ne viene fuori uno strano melò tutto girato nel freddo inverno coreano ed in una villa bellissima, quanto glaciale: le stanze sembrano uscite dalle pagine di qualche rivista di design e le abitudini dei ricchi, divisi tra degustazioni di vini, aute cuisine, musica classica e lirica, sembrano un campionario di stereotipi.

L’unica umanità è quella della giovane protagonista, ingenua e disponibile, sino al momento in cui comprenderà l’inganno in cui è caduta e cercherà una vendetta impossibile.

Il prefinale è l’unico momento in cui il film sembra “prendere fuoco”… ma la postilla conclusiva segna il ritorno ad una normalità “mostruosa”.

La metafora di Im è scoperta  e suona vecchia, così come le categorie servo/padrone su cui il film sembra costruito. La denuncia dell’aridità morale di un’intera classe sociale suona purtroppo con note stonate…

Chatroom di Hideo Nakata – Un certain regard *

Capita anche ai festival del cinema di imbattersi in film orribili, esteticamente inutili e moralmente riprovevoli. Chatroom è proprio uno di questi: la trasferta londinese di Hideo Nakata mostra tutti i suoi limiti, fin da subito. Discreta è l’idea di fondo, di rappresentare le chatroom del titolo in forma visiva, attraverso una sorta di albergo fatiscente su cui si aprono molte porte, ognuna con un nome diverso, nella quale si ritrovano le persone ammesse a parteciparvi, attraverso l’immagine di sè che in quel momento vogliono dare.

Questo è in fondo l’unico motivo di interesse di un film mal scritto, superficialmente interpretato e diretto con la mano sinistra da Nakata, che non trova di meglio che rappresentare i due mondi, quello reale e quello virtuale, con dominanti fotografiche opposte: il primo algido e tendente al grigio, il secondo  saturo di colori accessi e di contrasti cromatici forti.

La storia è quella di un gruppo chiamato Chealsea Teens nel quale William, un adolescente solitario, figlio di una famosa scrittrice, si diverte a manipolare la vita degli altri quattro membri, sino a precipitare nell’abisso che l’anonimato di internet consente anche alle anime più nere.

Il redde rationem finale è moralistico e posticcio, il racconto prevedibile e giovanilista in senso deteriore. Aaron Johnson già protagonista di KickAss è pessimo ed insopportabile, mentre gioca al bello e tormentato.

Alla fine in sala qualche applauso dal significato incerto: per la sorte del protagonista? Per la recitazione sopra le righe? Per il film in se? Mah…

Annunci

Un pensiero riguardo “Il diario di Cannes 2010 – 1”

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.