Oltre le regole – The messenger

Oltre le regole – The messenger **1/2

Ecco un altro piccolo film che cerca di raccontare la guerra, da un punto di vista originale e drammaticamente inedito.

Will Montgomery e Tony Stone sono incaricati dall’esercito di comunicare alle famiglie dei caduti in battaglia, la notizia della loro scomparsa.

E’ un compito impossibile, intollerabile e per questo freddamente regolamentato, irrigidito da codici di comportamento e rituali sempre uguali.

I due, in divisa, si presentano dignitosamente nelle case abitate da madri, mogli, figli su cui si sta per riversare il dolore più grande.

E le reazioni sono sempre diverse: chi crolla in lacrime, chi li insulta, li caccia via, chi li ringrazia, chi vorrebbe non averli mai visti arrivare. Ma è necessario mantenere il distacco: una distanza che è fisica, prim’ancora che morale.

La prima regola che l’esperto Stone insegna al giovane marine Montgomery è quella di evitare ogni contatto con i destinatari dei loro messaggi di morte: non si può, non si deve lasciarsi coinvolgere.

E’ una strana burocrazia quella dell’esercito che infonde ogni momento della vita militare: dal reclutamento all’addestramento, dal rigido codice di comando in azione sino alle comunicazioni ed ai funerali con il picchetto d’onore, ogni momento è privato di umanità, di emozione, di autentica compassione.

L’ideale militare è la macchina da guerra, senza sentimenti e senza rimorsi: tanti, troppi film ce l’hanno mostrato.

Eppure, anche in The Messenger, si fa strada qualcosa di nuovo: un’amicizia complice, un amore impossibile, un perdono tardivo.

Le storie personali dei due soldati si intrecciano a quelle di una giovane vedova di guerra ed a quelle di un amore abbandonato prima di partire per l’Iraq.

Moverman e Camon, autori della sceneggiatura e rispettivamente anche regista e produttore, mantengono un prezioso equilibrio, pur mostrando il dolore più atroce.

Non c’è mai un’inquadratura di troppo e non ci sono neppure risposte facili: le notifiche prendono il centro del racconto e ne scandiscono i tempi, impedendo allo spettatore qualsiasi comoda rimozione.

La fragile storia d’amore si mantiene irrisolta e incompiuta.

Certo c’è qualche clichè narrativo, nella coppia di soldati, nel racconto dei compagni perduti, nell’impossibilità di ricominciare ad amare, però nessuno di questi prende il sopravvento e sembra stonato.

Anche perchè i personaggi sono interpretati da un cast in stato di grazia: da Ben Foster a Woody Harrelson, da Samantha Morton, sempre eccezionale, a Steve Buscemi, non c’è una nota fuori posto.

Premiato a Berlino per la migliore sceneggiatura. Nominations agli Oscar per Woody Harrelson e per Moverman e Camon.

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