Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo

Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo **1/2

Parnassus è un’occasione persa ed un congedo minore, per quell’attore sublime che è stato Heath Ledger. 

Da Gilliam certo non è lecito aspettarsi coerenza narrativa e solidità drammaturgica, ma questo pasticciato copione scritto con Charles McKeown è a tratti realmente irritante.

Zeppo di metafore tanto esplicite da risultare stucchevoli, pieno di allusioni politiche e di anarchico furore affabulatorio, Parnassus si offre a molteplici letture e non è estraneo affatto alla riflessione sul potere che pervade tutta la filmografia del regista di Minneapolis, ora cittadino inglese.

Un potere che per Gilliam è sempre corrotto, impotente, doppio, mortifero, e si contrappone alla vitalità, anche un po’ cialtrona, dell’arte.

Si racconta del teatro magico ambulante del Dottor Parnassus (Christopher Plummer), personaggio mitologico, cantastorie in perenne lotta con il diavolo, Mr. Nick (Tom Waits), che lo coinvolge in scommesse sempre più ardite e rischiose.

Il segreto del suo numero circense è tutto in uno specchio magico, attraversando il quale si piomba nel regno della propria fantasia, pieno però di meravigliose tentazioni infernali.

Solo chi riuscirà a resistervi, troverà la strada per ritornare alla realtà: gli altri lasceranno questa vita, per le fiamme eterne…

Parnassus però si è spinto oltre, fino a mettere in gioco la figlia Valentina (Lily Cole), che al compimento dl suo 16° anno è destinata ad essere rapita da Mr.Nick.

Il diavolo è disposto ad una nuova scommessa: lascerà andare la ragazza, se Parnassus saprà conquistare cinque persone alla sua causa.

In questa impresa è aiutato da un misterioso personaggio, trovato appeso sotto il Ponte dei Frati Neri, come Roberto Calvi.

Il misterioso George-Tony (Heath Ledger) ha perso la memoria, ma ha capacità affabulatorie non disprezzabili e riesce a rimettere in sesto il malandato spettacolo di Parnassus ed a condurre il vecchio ad un passo dal trionfo, fino a che dei misteriosi emissari della mafia russa non lo inseguiranno attraverso lo specchio…

Parnassus allora sarà costretto ad una nuova scommessa, per salvare Valentina, scoprendo la vera identità e tutti i misfatti di George-Tony.

Certo il personaggio di Parnassus è ambiguo, sornione, non interamente immune da colpe. E’ quello che dialoga col diavolo, scende a patti con lui e combatte per il controllo delle anime. E’ capace di sacrificare il suo pupillo pur di raggiungere i suoi scopi e finisce per accettare la prospettiva borghese di Valentina, che fugge dal carrozzone magico del padre per un’esistenza del tutto ordinaria.

Quello che resta, alla fine di questo film ambizioso e confuso, sono le straordinarie scenografie ed i preziosi costumi, nonchè la fotografia digitale dell’italiano Nicola Pecorini.

L’uso del blue screen, nel mondo oltre lo specchio, è decisamente naif ed innovativo.

Dopo la morte di Ledger si è scelto di continuare il film attribuendo al suo personaggio la capacità di trasformarsi, una volta attraversato lo specchio.

George assume quindi le sembianze del fascinoso Johnny Depp, del furbo Jude Law e del meschino e ipocrita Colin Farrell, nei tre viaggi immaginari.

Questo però finisce per sminuire la portate dell’interpretazione di Ledger, che sembra del tutto spaesato, più di quanto il suo smemorato personaggio non sia già di suo. Quando poi il suo George-Tony avrebbe la possibilità di mostrare i lati oscuri del suo carattere, eccolo interpretato da altri attori, tutti diversi, il cui peso nella storia rimane decisamente trascurabile.

Occorrerebbe ammettere che Terry Gilliam è ormai solo un Tim Burton minore, inacidito e frullato, incapace di ammaliare o di commuovere veramente.

Le sue stranezze diventano maniera, le sue storie si sfilacciano, senza lasciare tracce…

 

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