Il nuovo romanzo di James Ellroy: Il sangue è randagio.

James Ellroy

Finalmente dopo oltre sette anni dall’ultimo Sei pezzi da mille, si conclude la Trilogia Underworld di James Ellroy: a fine settembre è uscito negli Stati Uniti Blood’s a Rover.

Intitolato in Italia Il sangue è randagio, sarà nelle librerie dal 2 febbraio, per i tipi di Mondadori.

James Ellroy è stato la novità più dirompente degli anni ’90 americani: il suo modo di raccontare ha infuenzato generazioni di narratori in Italia (Wu Ming, De Cataldo…) ed all’estero (David Peace).

Il cinema americano ha spesso cercato di sfruttare le opere di Ellroy, che appaiono scritte come una sceneggiatura: piene di dialoghi, stile secco, tagliente come una lama, sino agli eccessi di Sei pezzi di mille. 

Ma non ci è riuscito spesso: L.A.Confidential era un capolavoro, proprio perchè tradiva totalmente il romanzo originario, concentrandosi solo sul primo terzo del racconto e semplificando personaggi e storia.

L’adattamento de La Dalia Nera è invece naufragato e con esso forse la carriera hollywoodiana di Brian De Palma: questo perchè i romanzi di Ellroy sono densissimi, pieni di subplot, personaggi marginali che diventano protagonisti, intreccio di Storia e storie personali, FBI, corruzione politica, sogni di celluloide.

Difficilmente tutto questo riesce ad essere condensato in un film di un paio d’ore: in questi anni di trionfo e rigenerazione dello strumento seriale, le sue storie complesse meriterebbero quella forma ormai adulta.

Una televisione che in pochi anni ha saputo creare narrazioni complesse come i Soprano o Mad Men, potrebbe essere ideale per dare respiro ai racconti epici di Ellroy.

E’ strano che nessuno ci abbia ancora pensato: adesso che l’ultima trilogia è terminata si aprono possibilità inedite di raccontare da dietro le quinte e da un punto di vista originalissimo, gli anni più importanti della storia americana dell’ultimo secolo.

Vi segnalo in proposito una bellissima intervista di James Ellroy, pubblicata dal Guardian di Londra, a cura di quello che molti considerano il suo erede: David Peace.

DP And very different from The Cold Six Thousand. Reading that book, I wondered how you could go beyond that; it almost seemed a dead stop.

JE I think it’s flawed. I think I needed to go back to an easier read. And especially since these people [in Blood’s a Rover] were ideologically inclined. These people think about things. And you’ve got such a diversity of character and motive. So I could not use that hyper-concise style one more time…

DP Some of the characters in Blood’s a Rover are making a political journey, from right to left, and I think that also separates this book from the others…

JE It is a political journey. It’s also a racial journey. It’s the symbiosis and synthesis of the left and the right meeting each other and their contrasting, conflicting and cohering agendas…

And I wanted to honour in this book the lessons learnt from a woman whose beliefs were inimical to mine and to talk in the abstract about the necessity of conversion and of revolution. But I have not moved left. I have just described the journeys of people who have done so.

Qui potete leggere tutta l’intervista.

Blood's a Rover

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