Berlin e la dama con l’ermellino

Berlin e la dama con l’ermellino ***

Il secondo spin off de La casa di carta si apre con Berlino e Damián che, dopo le avventure parigine, sono in cerca di un nuovo bersaglio milionario. A una festa esclusiva, Andrés de Fonollosa-Berlino (Pedro Alonso) incontra la duchessa Genoveva (Marta Nieto), che lo invita presso la propria dimora a Siviglia. Quello che sembra un incontro galante si rivela un’esca predisposta dal marito, il Duca di Malaga (José Luis Garcia-Pérez) vulcanico amante del bello e del lusso, per spingere la banda di Berlino al furto d’arte del secolo: rubare il quadro di Leonardo da Vinci La Dama con l’ermellino, temporaneamente esposta proprio a Siviglia. Berlino accetta… ma solo in apparenza. Il furto del dipinto diventa infatti un diversivo per raggiungere i suoi veri obiettivi: la collezione di quadri del Conte e il denaro custodito nel suo palazzo. In questa affascinante missione Berlino è affiancato non solo da Damián (TristanUlloa), la mente razionale della banda, ma anche da Keila (Michelle Jenner), geniale informatica e dal suo fidanzato Bruce (Joel Sanchez), specializzato in furti sul campo. Ci sono poi gli altri “operativi” Roi (Julio Pena) e Cameron (BegonaVargas,) che, a seguito di un brutto litigio, hanno interrotto la relazione che abbiamo visto nascere a Parigi, tra corse clandestine e fughe in camper. L’intreccio di relazioni sentimentali e di azione adrenalinica rappresenta il DNA della serie e finisce, con il passare degli episodi, per coinvolgere direttamente anche lo stesso Berlino e l’algido Damiàn. Berlino si innamora infatti di una ladra, abile quanto travolgente e passionale, Candela (Imma Cuesta), mentre Damiànè quasi costretto ad iniziare una storia proprio con la Duchessa, che si sente da troppo tempo una semplice appendice della collezione d’arte del marito. Lo spazio dato allo sviluppo romantico è analogo a quello dedicato alla preparazione e all’esecuzione della rapina, con la differenza, rispetto alla prima stagione, che la storia tra Berlino e Candela appare decisamente più scoppiettante e ricca di azione di quella parigina con Camille (Samantha Siqueiros).

Il piano di Berlinosi articola su tre livelli: rubare davvero il dipinto, così da non destare sospetti; svuotare la camera blindata del duca, che contiene 75 milioni e una ricchissima collezione di opere d’arte; raccogliere prove dei suoi traffici illegali per impedire future vendette. Il progetto prende forma con il passare degli episodi, sotto l’occhio dello spettatore che condivide le intuizioni di Berlino e le resistenze di Damian, fino a giungere al sorprendente finale, in cui l’equilibrio tra gli attori in gioco e le aspettative di ciascuno è bilanciato con grande cura. Il racconto di questo progressivo “farsi colpo” è alternato, come detto, alla parte romantica, all’intrecciarsi spazio-temporale delle storie d’amore che coinvolgono tutti i principali protagonisti. Il tema della bellezza e quello dell’amore continuano ad essere al centro della narrazione e a dare all’azione e  ai protagonisti un respiro più ampio, a gettare semi di riflessione che non hanno certo l’ambizione di conferire alla serie profondità, ma hanno comunque la capacità di attivare la negoziazione dello spettatore che si sentirà maggiormente interpellato da una o dall’altra delle diverse situazioni sentimentali proposte. Sullo sfondo inizia peraltro anche a delinearsi la malattia di Berlin, profetizzata dalla lettura della mano che gli fa Candela, ma già presentata a livello fisico nei tremori che sporadicamente lo colpiscono. Siamo diversi anni prima dagli avvenimenti descritti ne La casa di carta e i rimandi agli sviluppi dei personaggi sono proprio uno dei motivi di maggior godimento per lo spettatore affezionato all’universo narrativo della serie spagnola.

Berlino e la Dama con l’ermellino è una stagione che mescola con abilità furti spettacolari, adrenalina, relazioni sentimentali complesse, ma che conferma la sua ragion d’essere nel protagonista, in bilico tra genialità e autodistruzione. Un narcisista che riempie la stanza con il proprio ego, un trascinatore e un colto stratega che si trova ad affrontare un uomo che per molti aspetti rappresenta il suo alter ego, come intuisce il fidato Damiàn, affascinato dal magnetismo di entrambi. Il Ducadi Malaga è un pericoloso avversario a cui si applica in diverse occasioni l’aggettivo “geniale” e che svolge fino in fondo il proprio ruolo,  per quanto non ci sia un confronto diretto con Berlin, ma indiretto. Il Duca rappresenta una minaccia e uno stimolo, ma non prende parte all’azione in prima persona: sono piuttosto i suoi stratagemmi e i suoi sistemi di protezione ad essere oggetto di sfida per Berlino. C’è poi Candela, l’altro personaggio dominante, a portare scompiglio: la donna andalusa è una forza della natura incontrollabile e ricca di energia, al punto da soverchiare lo stesso Berlino o quantomeno da tenergli testa senza alcun imbarazzo. La sua ci appare come la fiamma in grado di accendere il protagonista, come il carburante vitale necessario alla sua genialità, sempre in cerca di nuovi stimoli per evitare di spegnersi. Sotto la cenere il fuoco è pronto a riaccendersi e Candela è l’innesco necessario. E’ una forza primitiva, grezza, senza la grazia di Berlino o l’intelligenza razionale di Damiàn, ma proprio per questo completa non solo il protagonista, ma anche la banda: il suo contributo sarà importante per raggiungere l’obiettivo prefissato.

La stagione ruota tutta attorno all’arte, alla sua capacità di curare e di sollevare. Il valore dell’arte va ben oltre gli aspetti economici, come dimostra il gesto finale di Berlino. Si parla di bellezza e la bellezza viene messa al centro dei dialoghi quanto l’amore, l’altro polo di attrazione dei personaggi. Non ci sono ragionamenti complessi, ma nell’economia di un prodotto di intrattenimento rivolto ad un pubblico ampio e trasversale, questi riferimenti allargano la dimensione narrativa e consentono di dare un respiro più ampio alle vicende e ai personaggi coinvolti.

A livello musicale la serie propone una colonna sonora ricca di pop europeo, con un ritmo che sostiene e accompagna le azioni di preparazione del colpo da parte della banda. Diversi brani sono diegetici, ovvero la musica non enfatizza la narrazione dall’esterno, ma dall’interno del racconto, viene cioè ascoltata direttamente dai personaggi. Rispetto alla serie originale la colonna sonora riflette il tono di questi spin-off, meno epico e più patinato e quindi si sposta verso brani più seduttivi e giocosi: molti ricorderanno la versione spagnola della canzone Felicità cantata da Berlino e Darmian nell’avventura parigina. Anche la fotografia si allontana da quella cupa de La Casa di Carta e sceglie una palette cromatica calda, sia per gli interni, dove dominano i rossi e l’oro, sia in esterno, dove i colori della natura sono avvolgenti e sensuali, in città come in campagna.

L’estetica è volutamente “patinata”, quasi pubblicitaria, come si addice ad un prodotto che strizza l’occhio alla telenovela e alla commedia romantica. Oltre alla luce soft e diffusa delle scene romantiche, Le inquadrature dei personaggi sono spesso in primo piano e il sorriso smagliante di Berlino è il tratto distintivodi un canone estetico televisivo tradizionale, aggiornato con un moderato utilizzo di effetti digitali, per lo piùsfruttati per la composizione degli ambienti e per iritocchi nelle scene di furto ad alta tecnologia, con un  risultato credibile e coerente.

Nel complesso siamo di fronte ad un prodotto godibile, di intrattenimento piacevole e meglio strutturato, sia per trama che per scrittura, rispetto al primo spin-off. Il fatto che si assista direttamente al modificarsi e al riplasmarsi dell’idea di  furto e lo scoppiettante personaggio di Candela rendono la serie meno prevedibile e più vivace della precedente.

TITOLO ORIGINALE:  BERLINO E LA DAMA CON L’ERMELLINO

DURATA MEDIA DEGLI EPISODI: 50 minuti

NUMERO DEGLI EPISODI:  8

DISTRIBUZIONE STREAMING: Netflix

GENERE: Comedy, Drama, Thriller

CONSIGLIATO: a quanti sono alla ricerca di un prodotto di intrattenimento piacevole e godibile, con poca violenza, tanta avventura e storie d’amore travagliate. Niente di originale o di imperdibile, ma un ulteriore,coinvolgente,avvicinamento al personaggio di Berlino visto ne La Casa di Carta.

SCONSIGLIATO: a chi si aspetta di ritrovare lo stesso pathos epico della serie madre: qui il ritmo e il tono sono molto diversi. Una diversità che peraltro si traduce anche nelle scelte tecniche, come vi abbiamo detto.

VISIONI PARALLELE: il consiglio non è tanto quello di associare alla visione di questa serie il precedente spin-off Berlino e i gioielli di Parigi – sarebbe peraltro un po’ scontato, quanto un prodotto come Lupin (Netflix). I due protagonisti condividono diversi tratti: furti illusionistici calcolati nei minimi dettagli, humor, personalità carismatiche che considerano il furto un’arte e non un’attività criminale, l’amore per le cose belle e l’arte. Questo non cancella le differenze, in particolare sul piano morale e del cinismo.

UN’IMMAGINE: il furto come spettacolo drammaturgico, come teatro degno delle grandi rappresentazioni del passato.

 

E tu, cosa ne pensi?

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.