Cannes 2023. The Zone of Interest

The Zone of Interest ***

Il titolo bianco su sfondo nero svanisce lentamente lasciandoci al buio, ad ascoltare la musica dissonante e aspra di Mica Levi, mentre lo schermo rimane nero.

Ci appaiono infine i protagonisti di questa storia, una bella famigliola tedesca, che fa il bagno sulle rive di un fiume. Quindi il rientro a casa con il cane, le governanti, il giardino curatissimo, la piccola piscina, la serra. Il muro del giardino è coperto da filo spinato, condiviso con il campo di sterminio di Auschwitz.

La famiglia è quella di Rudolf Höss, il placido comandante del campo, e di sua moglie Hedwig.

Non oltrepasseremo mai quel muro. Eppure la presenza della macchina atroce dello sterminio è presentissima: un sottofondo continuo di voci, urla straziate, colpi di pistola, il rumore sordo delle camere di cremazione, il fumo e le fiamme che inondano le notti.

Eppure nessuno tra gli Höss sembra farci caso. La mattina arrivano le pellicce requisite alle donne internate, i vestiti, le camicette, i bambini giovano con i denti d’oro. Un prigioniero è addetto alla pulizia degli stivali del comandante.

I personaggi parlano, chiacchierano, discutono il trasferimento di Höss al quartier generale, mentre la moglie non vuole abbandonare la sua comoda villetta in Polonia. Il comandate viene informato della possibilità di costruire un forno circolare che possa lavorare ciclicamente tutto il giorno e senza soste alla “soluzione finale”.

Le parole però in questo film non contano. Non c’è nulla che vada ricordato tra quelle che si scambiano i personaggi. Le uniche voci che si insinuano come una lama nel cervello sono quelle che arrivano dall’altra parte del muro.

La madre di Hedwig, in visita qualche giorno, è l’unica che sembra accorgersi dell’orrore. E una notte, in silenzio, fa le valigie e scappa senza salutare nessuno. Gli Höss vivono alle porte dell’inferno, del tutto anestetizzati dal dolore altrui, preoccupati solo dei loro piccoli affanni familiari.

Il film di Glazer, ispirato al romanzo omonimo di Martin Amis, è il racconto disumano dell’indifferenza di fronte all’indicibile.

Immerso nella luce cristallina, quasi astratta della fotografia del giovane talento polacco Łukasz Żal (Ida, Cold War), Zone of Interest annulla qualsiasi distanza storica, nega qualsiasi ricostruzione d’ambiente, per mostrarci l’eternità del Male nella sua dimensione quotidiana, ordinaria, miserabile.

E quando improvvisamente un conato di vomito sembra umanizzare il comandante Höss, un memorabile stacco narrativo ci porta per un attimo dentro il campo deserto, oggi, mentre le addette alla pulizia sistemano le camere e le stanze per l’arrivo dei visitatori.

E’ solo un momento, una dissonanza visiva, in un film costruito invece con un rigore cartesiano sulla contrapposizione tra un sonoro dantesco, disturbante, straziato e immagini linde, pristine, inutilmente glaciali.

Sono passati dieci anni dall’ultimo film di Glazer, Under the Skin, passato a Venezia tra accoglienze molto contrastanti. Eppure il tempo non è trascorso invano, se il risultato è questo formidabile ritratto personale e collettivo.

Zone of Interest è un film pensato. La riflessione sulla messa in scena, sull’adattamento, sulla dimensione sonora e le interpretazioni è indubbiamente unica e personalissima. Per certi versi può ricordare Il figlio di Saul, nella sua scelta radicale di negarci l’orrore facendocelo intuire solo attraverso le voci e i rumori. Ma la tempesta emotiva del film di Nemes qui è del tutto assente.

Sandra Hüller e Christian Friedel sono i coniugi Höss, ma conta poco. Non sono loro i protagonisti di questa storia. Forse siamo noi i protagonisti, perchè il film ci riguarda, ci chiama in causa, interroga la nostra umanità e la nostra indifferenza.

Imperdibile.

Pubblicità

Un pensiero riguardo “Cannes 2023. The Zone of Interest”

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.