The Stranger

The Stranger ***

Il secondo film dell’attore e regista teatrale australiano, Thomas M. Wright, è ispirato al rapimento del tredicenne Daniel Morcombe, scomparso nella regione del Queensland, nel nord est del paese il 7 dicembre 2003 e mai più ritrovato.

La sceneggiatura, scritta dallo stesso Wright, è tratta dal saggio investigativo di Kate Kyriacou, The Sting: The Undercover Operation That Caught Daniel Morcombe’s Killer e si muove in un mondo preda dell’oscurità, seguendo in parallelo e alterando intelligentemente due piani narrativi: per un verso seguiamo l’imponente e frustrante indagine poliziesca durata otto anni, che alla fine isola tre possibili sospettati, per l’altro assistiamo ad una complessa operazione sotto copertura, volta a spingere uno degli indagati, Henry Teague, a confessare il delitto.

Un primo poliziotto infiltrato, Paul Emery, avvicina casualmente Teague su un autobus, pian piano entra in confidenza con lui e gli propone di partecipare a piccoli lavoretti illeciti. Gli presenta quindi un secondo agente, Mark Frame, che interpreta la parte di un pesce piccolo che lavora per un’influente organizzazione criminale. Con l’inganno Mark fa credere a Teague che Paul abbia problemi con la legge, che il suo boss riesce a risolvere facendolo scappare all’estero con un’identità nuova di zecca.

Quando Teague viene chiamato ad assistere ad una perizia del coroner relativa al caso di Daniel Morcombe, a cui si era sottratto molti anni prima, all’inizio delle indagini, Mark e i suoi capi gli fanno credere di poter sistemare i suoi problemi, purchè confessi ogni dettaglio dell’omicidio, in modo da ripulire ogni traccia…

Il film di Wright, presentato a Cannes ad Un certain regard, è un poliziesco sui generis, molto originale nella scansione temporale e nella costruzione di uan tensione che cresce a poco a poco, quando finalmente si comprende dove vanno ad incrociarsi le due linee narrative.

Ellittico, silenzioso, popolato da un senso costante di minaccia e da un’atmosfera malsana, The Stranger lascia sullo sfondo il delitto e le vittime, concentrandosi sull’incessante determinazione dei detective che hanno condotto le indagini, capaci di immergersi in un milieu criminale da cui si riemerge a fatica, tra incubi e menzogne, che finiscono per tracimare nella propria vita privata.

Privo di grandi set d’azione o di scene madri, il film si nutre dell’understatement dei suoi due protagonisti, Joel Edgerton e Sean Harris, due tipi silenziosi, solitari, travet del crimine organizzato, che finiscono per assomigliarsi sempre di più in una simbiosi pericolosa, mentre attorno a loro sono altri a prendere le decisioni che contano.

Wright si avvicina al Male mostrandocelo nella sua insidiosa intimità, accompagnata dal dubbio persistente sulla colpevolezza di Teague.

La violenza rimane estranea al racconto, armi e sangue non trovano posto in un’indagine che vuole penetrare le psicologie dei suoi personaggi, le maschere che sono costretti a usare, ciascuno celando all’altro sino all’ultimo la verità.

Sono in fondo attori che recitano una parte anche nella finzione. Wright stesso costruisce l’indagine come se fosse un set nel quale l’interpretazione, la registrazione del suono, la capacità di restituire un’immagine è fondamentale.

Un poliziesco crudo, teso, morale.

In Italia distribuito da Netflix.

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