Eternals

Eternals **

L’idea di affidare a giovani registi emergenti, spesso provenienti dal cinema indie e dalla commedia, è stata sovente la scelta migliore, per consentire al Marvel Cinematic Universe di mantenere uniformità e coerenza interna, senza incorrere nei problemi che hanno invece afflitto i concorrenti della DC.

Alle prese con budget faraonici, set complicatissimi, comparse, green screen, computer grafica, infinite trame narrative orizzontali, i realizzatori si sono spesso limitati ad una semplice impaginazione che non turbasse troppo l’andamento prestabilito da Kevin Feige in quello che doveva essere un universo unico e completamente interconnesso, capace di muovere la storia di film in film, di avventura in avventura, verso l’epilogo di Infinity War e Endgame.

Chi non si è adeguato, come Edgar Wright, ha dovuto lasciare il campo.

Ora che la grande Infinity Saga è terminata e la Marvel ha cominciato quella che ha individuato come la Fase Quattro, le cose sembrano muoversi con minore compattezza e con maggiore libertà sperimentale, anche perchè nella continuità narrativa sono entrate anche le serie televisive, da WandaVision a Loki e Falcon & The Winter Soldier.

E così dopo il lancio di Black Widow, ambientato quasi integralmente in un tempo passato, che prelude alle avventure degli Avengers, e del modestissimo Shang-Chi, l’investimento produttivo del Marvel ha previsto di coinvolgere quella che allora era una giovane regista di origini sino-americane, Chloé Zhao, con alle spalle solo un paio di film di impronta documentaristica, di minimalismo estremo e rarefatto e di grande capacità introspettiva, affidandole il compito di portare sullo schermo l’adattamento di una delle serie più iconiche della Casa delle Idee, ovvero quella degli Eterni, partorita dalla mente di Jack Kirby nei fertili e controversi anni ’70.

Gli Eterni sono una stirpe di dei, provenienti dal pianeta Olimpia, inviati sulla Terra dall’entità Celestiale Arishem, per combattere i Devianti, esseri mostruosi che minacciano lo sviluppo della razza umana.

Siamo nel 5000 a.C. e da allora gli Eterni hanno attraversato settemila anni di storia intervenendo solo per contrastare i Devianti, sino alla loro completa scomparsa. Secondo il mandato di Arishem, che comunica solo con la loro leader, Ajak, nessuno degli Eterni può intervenire nei conflitti tra uomini, lasciando che la civiltà si evolva secondo il proprio corso.

Come è evidente, la premessa è quanto di più lontano si potrebbe immaginare dagli universi narrativi della regista di The Rider, sia pure celebrata prematuramente  con il Leone d’Oro e l’Oscar per Nomadland, nella stagione impoverita dalla pandemia.

Eppure il racconto di Eternals tenta una declinazione più circoscritta e afferrabile.

Dopo aver sconfitto i Devianti, gli Eterni si dividono, chi si integra nella società degli uomini, chi si isola per secoli nell’astronave che li ha portati sulla Terra, chi si mette alla testa degli Indios della Foresta Amazzonica, chi vive isolata in un ranch in South Dakota o nel deserto australiano.

Qualcuno si è costruito una famiglia, nonostante la provvisorietà dell’esperienza umana contrasti con l’eternità imposta da Arisham ai suoi dei.

Quando una nuova e più potente stirpe di Devianti attacca Sersi e la piccola Sprite, che vivono a Londra, richiamando le attenzioni di Ikaris, il più potente degli Eterni, questi tre comprendono che c’è un pericolo nuovo che si muove nell’ombra.

Ma quando chiedono lumi ad Ajak la trovano senza vita. Decidono così di rimettere assieme il gruppo, a partire dal divo di Bollywood, Kingo.

Non sveleremo di più, ma la storia si muove tra presente e passato, mostrando pian piano il vero volto dei dieci protagonisti, non tutti irreprensibili, non tutti all’oscuro del disegno di Arishem, non tutti concordi sulla strada da prendere, una volta che la verità sarà svelata.

Il film della Zhao è pomposo e tronfio come ci potremmo attendere da una storia di Dei vissuti per millenni. Alle prese con una storia tutta costruita su sentimenti assoluti, battute da tregenda, pericoli massimi, universi espansi, l’unico contributo che sembra dare la regista è l’infinita serie di scene al tramonto, girate in controluce, con i personaggi posti ai due lati del quadro, che sembrano uscite da qualche languida pubblicità di profumi e che si alternano a quelle in cui i nostri si dispongono uno a fianco all’altro come fossero in una perenne foto di gruppo, a perpetuarne una staticità ieratica e solenne.

Forse nella sua mente la Zhao voleva rendere omaggio al Malick di The Tree of Life, soprattutto nel prologo, che si muove con una certa libertà. Solo che alla lunga non rimane che un vezzo inutile, una cifra che non diventa mai stile, annegata in un mare di scene che paiono girate dall’intelligenza artificiale Marvel, capace di uniformare ogni cosa allo standard della factory.

Gli attori scelti dalla Zhao non fanno altro che acuire questa sentenziosità che sfocia spesso nell’autoparodia: Richard Madden, Angelina Jolie, Salma Hayek, la stessa protagonista Gemma Chan, sembrano tutti recitare un fosco poema epico anglosassone medievale, lasciando l’unico alleggerimento comico a Kumail Nanjiani e al suo assistente umano.

Ne viene fuori un film che da un lato vorrebbe avere la seriosità e il peso degli ultimi Avengers, conformandosi alle direttive della Marvel, dall’altro cerca una strada propria, in cui tuttavia le tracce di autorialità si perdono minuto dopo minuto, fino quasi a sparire nelle solite stucchevoli e inutili scene mid e post credit, vero marchio feticistico dell’MCU.

Si faticano a ritrovare tracce del lavoro della Zhao, in questo melodramma in cui, per l’ennesima volta, si giocano i destini del mondo. E’ evidente che la Marvel ha inglobato e fagocitato anche lei, mostrando ancora una volta come, in quel contesto, l’unico vero nome sui titoli dovrebbe essere quello di Feige.

Eternals non è piaciuto molto ai critici americani, di solito solerti nel sostenere lo sforzo produttivo della Casa delle Idee. Eppure fatichiamo a considerare questo lavoro meno riuscito rispetto ai film di Thor o al secondo Iron Man, a Age of Ultron o al secondo volume dei Guardiani della Galassia.

C’è forse una crisi di rigetto? O i fans della Marvel pretendono sempre la solita zuppa, senza la minima alterazione della ricetta originale, che di film in film utilizza gli stessi insipidi ingredienti, a cui si sono ormai assuefatti?

Una cosa è certa: Chloé Zhao dovrebbe dedicarsi ad altro. Un film come Eternals non è nelle sue corde, non aggiunge nulla al suo percorso, non ci mostra alcun talento nascosto, per questo cinema di genere superomistico. E’ un progetto unicamente di commissione e di confezione, che le avremmo volentieri evitato e che lascia la strana sensazione di chi ha scelto la strada più breve e quella più comoda. Una strada che conduce tuttavia all’irrilevanza.

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