La guerra di domani

La guerra di domani *1/2

Un modesto e frustrato insegnante di biologia del liceo, Dan Forester, che è stato berretto verde in Iraq e ora vive una vita anonima nei sobborghi, con la moglie e un figlia ancora piccola, viene improvvisamente sconvolta dall’arrivo di un gruppo di soldati dal futuro.

Nel 2051 si sta combattendo e perdendo una guerra contro una ferocissima specie aliena, chiamata idra bianca.

I governi del 2022 istituiscono così una leva obbligatoria mondiale, teletrasportando le truppe trent’anni dopo, per cercare di arginare le perdite e guadagnare il tempo necessario per consentire agli scienziati di domani di scoprire un’arma batteriologica contro i voracissimi mostri.

Per evitare paradossi spazio temporali, gli unici soldati a tornare indietro nel tempo sono i più giovani, quelli non ancora nati nel 2022, mentre vengono spediti sul fronte del futuro, solo coloro che sarebbero già morti comunque prima del 2051.

Tocca così anche a Dan, che si ritrova assieme ad altri sprovveduti in una Miami Beach da incubo, con l’obiettivo di portare in salvo un team di biologici, nel cui laboratorio si sta sviluppando la tossina che dovrebbe consentire di sterminare le idre.

Il primo incontro con i mostri bianchi avviene dopo quasi un’ora di un film che ne contiene almeno altri due al suo interno, in un gioco di superfetazioni ridondanti, che appesantiscono una storia che dopo poche scene è già chiarissima e prevedibile.

C’è quindi l’estrazione delle fiale preziose dal laboratori, l’attacco dei top gun che radono al suolo Miami, quindi la cattura della Madre Idra, in un buco sotterraneo e il momento di riconciliazione familiare tra passato e futuro, prima che un attacco di migliaia di idre distrugga l’ultimo avamposto umano in mezzo alle Bahamas.

Tornato indietro giusto in tempo, Dan cerca a questo punto di prevenire l’attacco alieno e sviluppare nel 2022 la tossina-killer.

Consultando uno dei suoi alunni appassionato di vulcani, intuirà dove si nascondono le Idre e partirà, con il padre destrorso individualista, probabilmente seguace di QAnon, per una nuova avventura in mezzo ai ghiacciai.

Prodotto da Skydance con Paramount e poi evidentemente ceduto ad Amazon per evitare un probabile bagno di sangue al box office – che sarebbe probabilmente stato tale, anche in tempi antecedenti alla pandemia – La guerra di domani è ‘mappazzone’ che cerca di rubare un po’ a tutti, da Edge of Tomorrow a World War Z, da Starship Troopers a Terminator, da Tenet fino ad Alien, cercando di tenere assieme l’estetica fracassona degli anni ’80, con qualche vago accenno contemporaneo, ambientalista.

Il risultato è patetico, in verità. Ogni volta che i personaggi parlano verrebbe voglia di zittirli, per quando fiacchi siano i loro dialoghi, l’azione funziona anche in modo tuttavia del tutto impersonale, merito verosimilmente di un buon regista di seconda unità e della maestria degli effetti speciali in cgi, ormai assolutamente efficaci anche in produzioni meno igantesche di questa.

Chris McKay regista solo di The Lego Batman Movie e di un lontanissimo e misconosciuto esordio, 2wks, 1yr, è stato promosso in serie A un po’ troppo in fretta.

Chris Pratt è espressivo come un ciocco di legno, Betty Gilpin di Glow e The Hunt è invece completamente sprecata nel ruolo anonimo e marginale della moglie, mentre la presenza di J.K.Simmons  nel ruolo del padre, fa immediatamente immaginare un suo coinvolgimento nell’ultima parte del film. Ma anche lui ormai va col pilota automatico d’ordinanza.

Si salva solo Yvonne Strahovski, che ha il ruolo meglio costruito e che ha un arco narrativo effettivamente compiuto.

La fotografia di Larry Fong, collaboratore storico di Zack Snyder, sbanda vistosamente, prima con dominanti azzurre, poi invece tra bianco e nero e color correction sui tetti di Miami, salvo poi tornare calda quando il manipolo di coraggiosi scende in mezzo alla strada.  Probabilmente gli effetti anni ’80 sulle riprese dei caccia al tramonto sono dovuti al prestito delle immagini dalle riprese di Top Gun, altro progetto Skydance-Paramount, e glieli perdoniamo, ma resta un guazzabuglio di stili che McKay è incapace di governare.

Disastroso.

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