Yasuke: il samurai nero che combatte per la pace del Giappone

Yasuke **1/2

Nel 1579 Eusabio Ibrahimo Baloi arriva in Giappone, dall’attuale Mozambico, al seguito del gesuita Alessandro Valignano. Il suo nome africano è Yusufe e probabilmente discende dalla popolazione bantu dei macua. Servitore, non schiavo: il Valignano, allineato ai pregiudizi dell’epoca, giudica inferiori i neri. Tuttavia, ritiene ingiusto ridurli in catene. “Ho numero degli schiavi tanto grande che è quasi insopportabile. Io farò ogni diligenza per diminuirlo quanto si può”. La presenza dei gesuiti in Giappone è attestata a partire dal 1549. Fino alla promulgazione del Sakoku, l’editto che nel 1641 chiude ermeticamente l’isola agli stranieri, i missionari diffondono la propria opera di evangelizzazione, costituendo una comunità numericamente significativa, con base principale a Nagasaki, città loro affidata sul piano amministrativo.

Nel 1581 Valignano si reca presso Oda Nobunaga, uno dei più potenti signori feudali dell’epoca, per ottenere il permesso di salpare, portando con sé la sua guardia del corpo. Leggenda vuole che Nobunaga, alla vista di Yusufe/Eusabio, resti basito per quell’inusuale colore di pelle e chieda ai suoi servi di spogliarlo e di lavarlo alla sua presenza, per provare che non si tratti di un trucco. Quel servitore, straordinariamente forte ed abile con le armi, impressiona Nobunaga, che lo assolda e lo ribattezza con un nomignolo nuovo. Yasuke diventa così il primo samurai nero della storia giapponese, o comunque l’unico di cui si conservino testimonianze storiche. Nessuno può escludere infatti che nobili di rango minore si siano serviti di guerrieri africani. Oda Nobunaga, all’interno del quadro politico dell’epoca, è, al contrario, una figura di spicco, tanto da essere considerato uno dei tre unificatori del Regno del Giappone.

Yasuke, la serie anime originale Netflix, prende le mosse dal tragico episodio che mette fine al sogno politico-militare di Nobunaga. Il 21 giugno del 1582 Akechi Mitsuhide, un suo stretto vassallo, lo tradisce. Entrambi sono in cammino per portare rinforzi a un alleato, il generale Hashiba Hideyoshi, nella provincia di Bitchu. Il voltafaccia è improvviso e ben congegnato. Impossibile resistere all’assalto del cospiratore: Akechi ha convinto 13.000 uomini a seguirlo nell’impresa, mentre Nobunaga, in quel momento, ha con sé non più di 30 fedelissimi, tra i quali il samurai nero. Il tempio Honnō-Ji va in fiamme. Il signore feudale, accerchiato, ha una sola scelta, il seppuku. Il suicidio rituale, che comporta lo squarcio dell’addome, è un modo per sottrarsi al nemico ribadendo la padronanza di sé perfino nell’istante della morte e, al contempo, la dimostrazione dell’estrema purezza delle proprie intenzioni. L’azione, reale non meno che simbolica, poteva completarsi con il taglio della testa da parte di un amico fidato (kaishakunin). Nessuna sa cosa sia avvenuto realmente nel tempio. Le fonti individuano in Mori Ranmaru, giovane assistente e amante di Nobunaga, il probabile kaishakunin designato. La serie, al contrario, immagina nel ruolo lo stesso Yasuke. Tutto è possibile. Nessuna meraviglia che la finzione si conceda delle licenze narrative.

Il mito di Yasuke, molto vivo nella cultura popolare, ha alimentato la creatività di disegnatori per bambini (Kuro-suke, 1968) e mangaka (Afro Samurai, 1999). Il personaggio è stato infine assorbito nell’ecosistema dei videogiochi (Nioh, 2017). La serie, da par suo, si allontana dai sentieri del biopic standard. Lo showrunner LeSean Thomas riscrive il destino del guerriero nero, vent’anni dopo la fine della stirpe Nobunaga, rappresentandolo nei panni di un mesto barcaiolo fluviale, vessato dai taglieggiamenti dei soldati dell’esercito oscuro, un’armata formata da crudeli ronin. Yasuke trascorre i giorni nella bettola di un villaggio, tra bicchieri di saké e cori di avventori ubriachi. Ichika, una giovane donna dalla voce melodiosa, lo avvicina. Ichika gli chiede di accompagnare la figlia Saki, debole ed emaciata, da un medico a monte del fiume. Yasuke è riluttante, eppure qualcosa, forse un presentimento, lo spinge ad accettare.

Il passato di Yasuke è in agguato. Ichika indossa un ciondolo con il medesimo stemma che costò la vita a Natsumaru, unica donna samurai del clan Nobunaga. Yasuke e Natsumara condividevano il medesimo status di outsider, mostravano un talento per il combattimento e nascondevano un’attrazione reciproca. Quel ciondolo, però, svelava un’appartenenza. Natsumara era una spia degli Hattori Hanzō, la famiglia a capo dei terribili ninja di Igo (per i cinefili, la risposta è sì: il maestro di spade in Kill Bill di Quentin Tarantino è un esplicito omaggio agli Hattori Hanzō del XVI secolo). Dopo la scoperta, Yasuke fu costretto a passare a fil di spada Natsumara, versando lacrime sul suo cadavere.

Avete mai visto volare un mecha su un villaggio giapponese del periodo Sengoku? Yasuke inserisce nell’iconografia classica giapponese elementi fantastici, spuri, bizzarri, attingendo allo stratificato e plurisecolare immaginario nipponico, dai mostri tradizionali alle forze spirituali fino, appunto, ai giganteschi robot, tirati fuori dall’armamentario della fantascienza anni Settanta. Yasuke riproduce l’eterna battaglia tra bene e male, tra giustizia e oppressione. All’apice della malvagità troviamo la maga Yami no Daymiō, asserragliata nel suo palazzo incantato come un ragno velenoso nella sua ragnatela. La paladina della speranza è invece la fragile Saki. La ragazzina non è malata. O, per meglio dire, i suoi malesseri derivano dagli incredibili poteri psichici posseduti che Morisuke, non un semplice medico bensì un un mentore (“è appena sorto un nuovo potere come una fulgida fiamma dorata”), dovrebbe insegnarle ad utilizzare.

La strada d’acqua che conduce a Morisuke è irta di ostacoli. Abraham, un prete cattolico “mutante”, vorrebbe rapire Saki per sfruttarne i poteri nel segno di un piano quantomeno ambizioso, conquistare la Cristianità e sottomettere l’intera Europa dietro la minaccia dello scatenamento del sovrannaturale. La squadra di tagliatori di teste ingaggiata da Abraham è ben assortita: uno sciamano africano reclutato nel regno del Benin, una spietata assassina versata nell’uso della falce, una gigantessa russa vestita di pelle di orso e un robot cosciente con il senso dell’umorismo. Achoja, Ishikawa, Nikita e Haruto sono mercenari pronti a servire il miglior offerente. Alla morte di Abraham (molto scenografica, non diciamo di più), cambieranno sponda, ma l’unico di loro ad arricchirsi sarà Achoja.

Potere, denaro, alleanze. Torniamo brevemente al dato storico. Per circa tre secoli, Goa in India e Macao in Cina rappresentarono le basi commerciali dell’impero portoghese. I missionari arrivavano in Giappone al seguito dei mercanti lusitani. Yusufe alias Eusabio alias Yasuke, bodyguard dell’illustre Valignano, percorse lo stesso itinerario, cambiando nome a seconda del datore di lavoro. La buona accoglienza riservata ai gesuiti era dovuta alla somiglianza tra messaggio cristiano e alcune dottrine buddhiste care alle popolazioni locali, certo, ma anche a motivi di interesse. I daymiō, per calamitare il commercio dei portoghesi nei propri porti, non esitavano ad ordinare conversioni di massa. “Nell’anno 1582 venne il P.Valignano di Giappone a Maccao menando seco i quattro signori che erano mandati d’alcuni Re e Signori Christiani a Roma a visitare e a dar obiedientia al Papa”, scriveva nelle sue pagine il celebre Matteo Ricci della Compagnia di Gesù. L’ambasciata incontrata da Ricci a Macao era formata dai parenti di quattro daymiō, imbarcatisi a Nagasaki.

Tuttavia, solo cinque anni più tardi gli stranieri divennero il capro espiatorio dell’instabilità politica del Giappone e in particolare i cristiani furono oggetto di persecuzione. Un elemento scatenante della rivolta fu la tratta degli schiavi… giapponesi. Lo shogun Toyotomi Hideyoshi, successore del suo signore Oda Nobunaga, chiese ai gesuiti di far cessare la pratica, comunque ampiamente tollerata da buona parte dell’Ordine, ed il rimpatrio dei connazionali venduti in Europa. In questo intreccio paradossale, Luìs Cerqueira, teologo gesuita, vescovo ausiliario di Funai e fustigatore della schiavitù, annotava che gli stessi marinai africani aspiravano ad avere concubine giapponesi. Uno status symbol, diremmo oggi.

Yasuke è animato dallo studio giapponese MAPPA, acronimo di Maruyama Animation Produce Project Association, fondato nel 2011 da Masao Maruyama, già a capo dello studio Madhouse. MAPPA ha sfornato alcuni tra gli anime originali e adattamenti più interessanti degli ultimi anni, da Terror in Resonance, diretto da Shin’Ichiro Watanabe (il regista di Cowboy Bepop), a Banana Fish, rivisitazione seriale di un manga shōjo di grande successo commerciale pubblicato a cavallo tra anni Ottanta e Novanta.

Tra i prodotti del catalogo MAPPA quello maggiormente affine a Yasuke è probabilmente il reboot di Dororo, basato su un’opera degli anni Sessanta di Osamu Tezuka, il “padre dei manga”. Anche in Dororo l’ambientazione storica rimanda alla travagliata era del periodo Sengoku. Hyakkimaru, il protagonista è il figlio di un signore feudale. A conclusione di un patto infernale, in cambio di sicurezza e potere, il daymiō accetta che i demoni scelgano con la massima libertà la ricompensa più gradita. I demoni espiantano dal corpo del piccolo Hyakkimaru 48 parti vitali, lasciando un simulacro al posto del bambino (si noti l’assonanza tra il misfatto e l’obiettivo della stregaccia Yami no Daymiō in Yasuke, ovvero “succhiare” a Saki i suoi talenti). Hyakkimaru, sostenuto dalle preghiere della madre, non muore. Una volta cresciuto, attuerà la sua vendetta, strappando uno a uno i suoi organi alle entità maligne. A livello di staff operativo, Yasuke e Dororo hanno in comune il direttore generale delle animazioni, Satoshi Iwataki, e il responsabile del montaggio video, Mutsumi Takemiya.

L’autore delle musiche di Yasuke è Flying Lotus, al secolo Steven Ellison. Flying Lotus compare nella serie anche come produttore esecutivo. Il trentasettenne musicista di Los Angeles, pronipote di Alice e John Coltrane, è una delle intelligenze musicali più originali e “sincretiche” in circolazione, capace di unire hip hop, fusion, cosmic jazz, elettronica e psichedelia (Flamagra, disco doppio del 2020, è forse la summa della sua produzione) in un flusso di suoni avvincente, ipnotico e spesso spiazzante. Flying Lotus ha rivelato di aver pensato al soundtrack di Yasuke fin dai primi disegni realizzati dallo studio MAPPA, ma di essersi dedicato alla composizione solo dopo aver visto le animazioni vere e proprie, avendo a portata di mano tastiere, strumenti africani e giapponesi. Flying Lotus ha dichiarato di aver avvertito una profonda connessione sia con il personaggio principale sia con la storia. L’artista californiano ha creduto nel progetto, tanto da far diventare Yasuke un album a sé, autonomo, all’interno del quale molte tracce sono nate non per sottolineare le scene, ma in quanto ispirate alle vicende narrate.

Nella versione italiana non abbiamo modo di apprezzare l’apporto fornito da Lakeith Stanfield, candidato all’Oscar nel 2021 per il miglior attore non protagonista (Judas and the Black Messiah), che qui presta la voce al samurai nero. Il ritorno di Yasuke si pone al crocevia del momento politico attuale, attraversato da rinnovate, o forse mai sopite, tensioni razziali e sollecita un ripensamento della Storia in chiave black. Yasuke è una serie di medio livello, dal giusto minutaggio e dall’ovvio finale. Il pastiche tra realtà storica, fantasy e fantascienza vintage è una buona intuizione che riesce a metà. Preme comunque sottolineare, almeno, il lirismo di una sequenza, quando, nel ricorrente incubo della decapitazione, l’albero fiorisce sul corpo senza testa di Oda Nobunaga. Yasuke, lo straniero che combatte per la pace dell’intero Giappone, non smette di esercitare il suo cupo fascino anche a secoli di distanza.

Titolo originale: Yasuke
Numero degli episodi: 6
Durata ad episodio: tra i 28 e i 30 minuti l’uno
Distribuzione in Italia: Netflix
Data di uscita: 29 Aprile 2021
Genere: Action, Samurai, Fantasy

Consigliato a chi: conosce la sottile differenza tra soldato e guerriero, non si meraviglia se una bambina del sedicesimo secolo nomina i buchi neri.

Sconsigliato a chi: quando sente parlare di “forza astrale, collegamenti telecinetici, mondi metafisici, collegamenti con altri esseri” cambia canale.

Ascolti, visioni e letture parallele:

– L’Official Album Stream dell’OST di Yasuke è stato pubblicato da Flying Lotus sul suo canale Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=TEgF9OhC7p8

– Dororo, la serie dello studio Mappa citata in precedenza, è disponibile su Prime Video.

– Otogizōshi, le fiabe giapponesi di Dazai Osamu (Atmosphere Edizioni, 2019). La tradizione rivista da uno scrittore maudit del Novecento.

Uno scambio di battute: “Tu rimarrai sempre un servo, non importa quale armatura indossi” (Il Generale Oscuro). “Io non servo nessuno” (Yasuke).

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