Love and Monsters

Love and Monsters **

Il secondo film del sudafricano Michael Matthews, prodotto dalla Paramount, ha avuto una vita travagliata: l’uscita a marzo 2020 è stata più volte rimandata, quindi è stato distribuito in VOD negli States e ceduto a Netflix, per il resto del mondo.

Nato da uno spec script di Brian Duffield e prodotto dall’espertissimo Shawn Levy (Una notte al museo, Arrival, Stranger Things), il film è una sorta di avventura post-apocalittica, con elementi da commedia young adult, che aggiornano il viaggio dell’eroe ad un protagonista apparentemente improbabile e ad uno spirito ambientalista.

Il film si apre con dei titoli animati, che raccontano l’antefatto narrativo: per distruggere un meteorite, che minacciava la Terra, vengono lanciate armi non convenzionali che, ricadendo nella nostra atmosfera, provocano una mutazione in insetti e altri organismi: blatte giganti, ramarri e vermi fanno strage di umani.

Sono passati sette anni e i pochissimi sopravvissuti si nascondono sotto terra, in bunker attrezzati, ma in cui le comunicazioni sono precarie e gli assalti degli intrusi si fanno sempre più pericolosi.

Il californiano Joel Dawson ha perso i suoi genitori all’inizio delle mutazioni e si nasconde in una colonia sotterranea, dove è una sorta di mascotte, che si occupa della cambusa: è l’unico che non ha una compagna ed è un nerd non molto abile nella difesa con le armi di fortuna, che sono rimaste.

Dopo una lunghissima ricerca, riesce a parlare via radio con la sua fidanzata di un tempo, Aimee, che sta in un’altra colonia, sull’Oceano, distante oltre 100 chilometri dalla sua.

In un impeto di coraggiosa incoscienza decide di uscire in superficie e di lanciarsi in un’avventura lunga una settimana, per raggiungere la ragazza.

Troverà un cane, abbandonato dalla sua padrona, poi una coppia di sopravvissuti, un uomo e una bambina, che vivono in mezzo ai mostri e gli insegnano come sopravvivere e cosa temere.

Man mano che il viaggio procede, Joel disegna e prende appunti su un grande diario illustrato, che diventerà testimonianza utile di un mondo, che tutti hanno abbandonato, lasciandolo a enormi lumache e a granchi voraci.

Love and Monsters  funziona egregiamente nella prima parte, in cui si crea l’innesco al viaggio di Joel e si costruisce la mitologia del film, tra mostri e sopravvissuti.

Anche se gli incontri in superficie di Joel sono abbastanza prevedibili, prima il cane, quindi la bambina con il cacciatore, infine il robot Mav1s con ancora poche ore di autonomia, funzionano tutti con grande precisione, per consentire all’eroe di acquisire conoscenze, dividere responsabilità e pericoli e condividere momenti di riflessione e malinconie.

La sceneggiatura si fa invece più pasticciata nell’ultimo atto, quando Joel viene ritrovato da Aimee e l’incontro tra i due viene disturbato da una nuova sottotrama action, che serve solo ad inserire una nuova scena di grandi effetti e di distruzione e combattimento, senza mordente e con poca plausibilità.

E’ invece interessante che l’idillio sognato dal protagonista non trovi infine un vero coronamento: non è nell’amore platonico e idealizzato, che sta la soluzione ai suoi problemi esistenziali.

Joel comprende invece quanto siano importanti le relazioni vere, che ha costruito negli ultimi sette anni nella sua colonia e quanto il suo viaggio di scoperta possa aiutare loro e gli altri sopravvissuti, a riappropriarsi di uno spazio abbandonato, per troppo tempo.

Il rifiuto della paura dell’ignoto, la scelta di affrontare consapevolmente e con gli strumenti adatti il rischio della vita, invece di sfuggirgli, è un messaggio interessante e indovinato, soprattutto in questi tempi di confinamento forzato.

Altrettanto innovativo, è il fatto che la dimensione romantica, che muove l’azione all’inizio, trovi nuovi ostacoli e venga quasi abbandonata: il cerchio non si chiude, le aspettative vengono disattese. Non c’è nessuna principessa da salvare, che attende l’arrivo del suo principe azzurro.

La principessa non solo è già salva, ma si rimbocca le maniche quotidianamente per la sua colonia, si è costruita nuove relazioni e, assai più prosaicamente, ha smesso di attendere l’arrivo del suo cavaliere.

Siamo dentro a logiche narrative moderne, che scardinano quelle tradizionali. Ma il film di Matthews lo fa con una certa grazia e anche con la simpatia dei suoi due interpreti, volti comuni di un’America naturalmente multietnica: Dylan O’Brien viene dalla saga di Maze Runner, mentre Jessica Henwick ha avuto piccole parti in Star Wars: Il risveglio della ForzaOn the Rocks e sarà anche nel prossimo Matrix e in The Gray Man dei Russo.

Candidato all’Oscar per i migliori effetti speciali, nonostante un budget ridotto di soli 30 milioni di dollari, è un discreto intrattenimento familiare, per tutte le età.

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