His Dark Materials 2: una stagione di passaggio che ci accompagna verso un’epica battaglia finale

His Dark Materials 2 **1/2

Il secondo libro della trilogia di Philip Pullman da cui è  tratta His dark materials si intitola La lama sottile ed è pertanto piuttosto prevedibile che al centro di questa stagione ci sia la ricerca di un pugnale magico: si tratta di una lama in grado di aprire (e chiudere) finestre che portano in altri mondi. Senza contare altre utilità come tenere lontani gli spettri che succhiano l’anima agli esseri umani e che abbondano a Cittàgazze, un piccolo agglomerato di case abbarbicate su di una rupe a strapiombo sul mare. E’ qui che ritroviamo nel primo dei sette episodi della seconda stagione Lyra (Dafne Keen) e Will (Ruth Wilson). Lyra Belacqua ha raggiunto questa cittadina passando attraverso lo squarcio tra i mondi aperto da suo padre, Lord Asriel (James McAvoy), mentre Will viene da un altro mondo, sostanzialmente uguale al nostro. Sono entrambi soli, lontani da casa e alla ricerca di qualcosa: Will del padre e Lyra di notizie sulla Polvere, le particelle senzienti che in-formano la materia e che il Magisterium presenta come qualcosa di pericoloso e peccaminoso. Con il passare del tempo appare chiaro ad entrambi che il loro incontro non sia casuale ed infatti la collaborazione tra i due ragazzi è decisiva perché si realizzi la profezia tramandata dalle streghe lungo i secoli. Quando la ricerca del padre porta Will sulla misteriosa ed impenetrabile torre che sovrasta Cittàgazze, la lama magica lo sceglie (motu proprio!) come suo nuovo custode. Colui che custodisce il pugnale magico ha un compito complementare a quello di Lyra e che, svelato nell’episodio finale, ci proietta nella terza ed ultima stagione, in cui Lord Asriel cercherà di mettere fine alla dittatura del Magisterium in nome del libero arbitrio.

Nel corso della stagione vediamo quindi rafforzarsi il rapporto tra Lyra e Will. I due ragazzi passano dall’iniziale diffidenza, attraverso la scelta pragmatica di aiutarsi a raggiungere i rispettivi scopi, ad essere l’uno per l’altra indispensabili. Il fatto che il daimon (animaletto parlante che la accompagna e che ne rappresenta l’anima) di Lyra vada stabilizzandosi (assumendo forma definitiva) sembra presupporre l’ingresso nella maturità da parte della ragazza: il fatto che lo faccia spinta da Will ci fa pensare che questa maturità possa portare con sé anche il primo amore. Per adesso però il loro rapporto è esclusivamente di amicizia e sviluppa alcuni dei temi cardini della serie: la fiducia reciproca, la capacità di rinunciare a qualcosa per le persone a cui si vuole bene, la lealtà.

A differenza dalla prima stagione gli adulti partecipano a questi valori in modo più diffuso.

Essi riacquistano un ruolo rispetto alle giovani generazioni: nella nostra recensione avevamo evidenziato come i genitori ed in generale gli adulti fossero descritti in una luce negativa, presentati per lo più come inadeguati al ruolo genitoriale e preoccupati maggiormente di se stessi e dell’oggi di quanto non lo fossero dei figli e del futuro. Va anche detto che un personaggio come Will ha raggiunto la maturità, a discapito della giovane età, proprio per l’assenza del padre che lo ha costretto a prendersi cura della madre, ma soprattutto a scoprire il coraggio riposto nel proprio cuore. Premuroso e coraggioso: qualità fondamentali per assolvere al ruolo che la profezia gli attribuisce nei confronti di Lyra. Se le nuove generazioni sono più consapevoli delle precedenti (pensiamo ad esempio al movimento ambientalista di Greta Thunberg) lo dobbiamo, almeno in parte, all’assenza di figure genitoriali autorevoli intese in senso lato (pensiamo anche alla debolezza delle istituzioni e dell’autorità politica). Del resto va anche detto che un racconto di formazione passa necessariamente da un confronto, più o meno aspro, con la società e le sue istituzioni: tra cui naturalmente c’è anche la famiglia. E’ un passaggio della crescita individuale. Questa lettura critica, aspra ma diffusa nella serialità contemporanea, viene ora ammorbidita grazie al differenziarsi delle posizioni degli adulti. Se da un lato abbiamo Mrs Coulter che vuole proteggere la figlia Lyra privandola della libertà, dall’altro troviamo adulti che si sacrificano per proteggere Will (il padre sciamano/colonnello John Parry) o Lyra (l’aviatore Lee Scoresby e l’accademica Mary Malone), rispettando però la loro libertà. Gli adulti diventano quindi meno grigi, per quanto non vengano risparmiate nuove critiche: è evidente come l’anima risucchiata dagli spettri rappresenti la metafora della perdita di umanità. Dal punto di vista letterario viene naturalmente in mente Michael Ende, autore di capolavori come Momo. Gli adulti danno il loro meglio quando, dopo aver fatto la propria parte, lasciano i ragazzi liberi, confidando nelle loro capacità, come fa un personaggio minore, il precedente portatore della lama, Giacomo Paradisi, con Will.

Tra i protagonisti la principale novità della stagione è rappresentata da Mary Malone, una ricercatrice universitaria che svolge studi sulla materia oscura presso l’Università di Oxford (quella posta nel mondo di Will). Una figura credibile, descritta con cura e interpretata in modo ottimale da Simone Kirby che riesce a rendere pienamente il mix di intelligenza scientifica e sguardo sognante propri del personaggio. Non è ancora chiaro quale sarà esattamente il suo ruolo, ma non c’è dubbio sul fatto che Mary sia chiamata ad un destino rilevante nella guerra che si va avvicinando. Si conferma invece come personaggio magnetico Ruth Wilson nel ruolo di Marisa, la madre di Lyra: in questa stagione presenta tonalità ancora più dark, assumendo i tratti della mère fatale, disposta davvero a tutto pur di salvare la figlia, senza pietà nemmeno per il proprio daimon, come se l’avere un’anima fosse solo una debolezza da sconfiggere. Del resto è proprio questa separazione dalla propria umanità a renderla capace di controllare gli spettri e la loro fame insaziabile di anime.

La chiamata del destino è al centro di questa stagione: a tutti i protagonisti è richiesto di svolgere un determinato compito e questo a prescindere dalla propria volontà. Certo essi mantengono il libero arbitrio, decidono o meno di chi e di cosa fidarsi, ma lo fanno in una cornice in cui il destino ha un proprio percorso ben determinato, in cui la polvere/materia oscura non si limita ad esistere, ma è senziente. I modi in cui parla sono diversi: simboli dell’aletiometro, simboli dell’I Ching, parole, oscillazioni delle particelle, profezie misteriche. Ma per coloro che sanno ascoltare non sembra possibile far altro che accettare la sua volontà. Essendo un racconto epico ogni destino è speciale o semplicemente non è: un messaggio che lega la formazione dei protagonisti al raggiungimento di un obiettivo più che al perseguimento di un modo di vivere.

Ci troviamo di fronte ad un’opera che ribadisce il proprio carattere post-moderno tramite la ripresa e la variazione di temi storici, scientifici, religiosi e filosofici del mondo (soprattutto) occidentale. Se nella prima stagione era preponderante il riferimento storico ai totalitarismi, ora invece emergono soprattutto gli elementi religiosi quali gli angeli, il peccato originale e più in generale la filosofia naturale. L’obiettivo comune è sempre lo stesso: esaltare il libero arbitrio e l’indipendenza della ragione. La storia si sviluppa rielaborando, rimasticando e riconnettendo queste acquisizioni culturali, queste stratificazioni che danno all’universo narrativo complessità ucronica più che utopica, secondo un portato diffuso negli ultimi anni. Mai però si va oltre la citazione ed il rimando: non c’è profondità di analisi.

La serie non rinuncia a miscelare generi diversi, muovendosi in uno spettro abitato dalla serialità complessa di questi anni con grande successo: il mix di fantasy, horror, sci-fi è stato infatti alla base di molti successi grazie alla capacità di intercettare i bisogni di ampie fasce di spettatori. La bassa dose di violenza, l’assoluta assenza di volgarità o di scene di nudo porta con sé un target specifico diverso rispetto a The Witcher o Il Trono di spade, ma la storia si muove sullo stesso crinale di generi. Il fatto che la serie sia una co-produzione HBO e BBC richiede del resto il rispetto di criteri specifici che rendano il prodotto adatto anche ad una TV generalista.

Dal punto di vista tecnico si conferma la qualità che porta ad una traduzione visiva efficace e rispettosa dell’immaginario di Pullman. Un plauso particolare va  alla ricostruzione grafica, agli oggetti di scena ed agli effetti video. Cittàgazze, realizzata da Joel Collins e dal suo team di designer con influenze visive mediterranee ed indiane, è indubbiamente notevole, così come la colonna sonora realizzata da Lorne Balfe, interamente orchestrale.

In sintesi ci troviamo di fronte ad una stagione che fa da collegamento verso la terza senza aggiungere molto a quanto già visto. La storia resta piuttosto vincolata, forse un po’ troppo, alla suggestiva location di Cittàgazze che con il trascorrere degli episodi perde in parte il proprio fascino e mistero per lo spettatore. Se i dialoghi si confermano profondi ed incalzanti, tra John Keats e le teorie dei multiuniversi, le scene d’azione tra gli esseri umani lo sono meno: sembra che manchi un po’di mestiere, sia nella realizzazione che nell’interpretazione. Un problema da risolvere soprattutto per il prossimo passaggio in cui l’azione dovrebbe diventare preponderante. Il finale poi tutto risolto nel canyon nei pressi di Cittàgazze ha il sapore della convergenza forzata, motivata chiaramente da opportunità di sintesi narrativa che però si realizza in modo troppo sintetico e meccanico per essere davvero coinvolgente.

Sarà quindi la terza stagione (probabilmente l’ultima) a dirci con più chiarezza se His dark materials potrà ritenersi una serie degna di memoria o se invece si esaurirà nella riproposizione, con qualche variazione, di un mix di generi di successo.

Titolo originale: His dark materials 2
Durata media episodio: 48 minuti
Numero degli episodi:  7
Distribuzione streaming: Sky Atlantic – Now TV
Genere: Adventure, Drama, Fantasy, Sci-Fi

Consigliato: a quanti cercano un’avventura fantastica a dimensione familiare, pulita ed avvincente.

Sconsigliato: a tutti coloro che quando sentono parlare di fantasy tratti da libri sfoderano la maglietta del Metalupo pronti a rivivere emozioni forti ed estreme: qui lo spirito ed il tono sono molto diversi, più edulcorati ed accomodanti.

Visioni parallele: 

The Ten Thousand Doors of January di Alix E Harrow, edito in Italia da Mondadori. Un libro che ha la stessa forza della trilogia di Pullmann nel trascinare la protagonista, la giovane January Scarller (ed il lettore) attraverso porte che conducono a mondi che hanno il sapore di “di cannella e carbone, catacombe e terra argillosa”.

Un’immagine: i negozi pieni di cesti di spezie e di frutta che qua e là puntellano Cittàgazze. Ricostruiti con cura dei dettagli trasmettono il senso dell’umanità assente, così come le stanze delle case abbandonate dagli uomini in fuga dagli spettri. Il fatto che le abitazioni siano ben conservate e senza danni lascia nello spettatore una sensazione di precarietà, l’idea di una fuga imprevista ed imprevedibile che ben si adatta al periodo in cui viviamo.

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