L’incredibile storia de L’isola delle Rose

L’incredibile storia de L’isola delle Rose **1/2

Sydney Sibilia e Matteo Rovere sono diventati, in brevissimo tempo, due tra i nomi più discussi e corteggiati nel panorama del nuovo cinema italiano di genere.

Anche attraverso la loro Groenlandia, in appena sei anni di vita, hanno prodotto la trilogia di Smetto quando voglio, Veloce come il vento, Il primo Re e Romulus, Il campione e La belva: serialità e cinema da sala, streaming e pay tv tradizionale: il modello produttivo dei due sembra riuscire ad adattarsi bene ad ogni canale distributivo, scelto evidentemente in modo strategico, per ogni singolo progetto.

Dopo la trilogia dei ricercatori frustrati, che si rivoltano contro un loro destino precario, inventando droghe di sintesi per cambiare vita, Sibilia anche questa volta racconta una commedia ribelle, tratta dalla storia vera dell’Ing. Giorgio Rosa, bolognese di genio, insofferente alle regole comuni.

La sua è una storia di libertà anarchica e individualista. L’isola delle Rose è il sogno testardo e visionario di uno spazio indipendente, davanti il mare di Rimini, fuori dalle acque territoriali, dove sperimentare una comunità utopica.

Dopo aver passato l’esame di Stato, Giorgio Rosa, ancora innamoratissimo della sua ex fidanzata, Gabriella, un avvocato, che mal sopporta le sue stranezze, dopo aver subito l’onta dell’arresto perchè viaggiava su un’autovettura costruita da lui e ovviamente sprovvista di targa e libretto, decide di creare per davvero un mondo tutto suo, dove non dover rispondere ad altre autorità.

La pubblicità di una piattaforma in mare, gli dà l’idea giusta, condivisa con l’amico Maurizio, anche lui ingegnere, rampollo di un costruttore di barche, che gli fornisce i mezzi tecnici ed economici, per realizzare l’utopica isola artificiale, a largo di Rimini, fuori dalle acque territoriali italiane.

Uno spazio di 400 metri quadri che, grazie alle capacità di un tedesco disertore, Rudy Neumann, diventerà subito, nell’estate del 1967, una meta immancabile, per giovani da tutta Europa.

Le cose si complicano però quando Rosa, nel maggio del 1968, decide di farne una micronazione indipendente, con propria lingua, governo, moneta.

Per il governo italiano, guidato da Giovanni Leone, diventa una minaccia da soffocare rapidamente.

Il film di Sibilia condensa quasi dieci anni di lavori, progetti e attività in una sintesi semplice e romantica, in cui lo spirito libertario di Rosa viene alimentato dall’amore non corrisposto per Gabriella, che si trasforma in una costante sfida a realizzare quel “mondo tutto suo” in cui lei l’accusa di vivere.

Nonostante le buone intenzioni di Rosa la piattaforma sarà soprattutto una discoteca a cielo aperto e in mezzo al mare, non troppo diversa dai lidi della riviera, dove poter ballare fino allo sfinimento, bere, fumare, giocare a carte, fare l’amore.

Sibilia si spinge ancora una volta fino ai limiti della commedia, in una storia talmente inverosimile da essere in gran parte vera.

Se il coté romantico è tutto sommato risaputo, ma funziona discretamente, grazie alla testardaggine stralunata di Germano – piuttosto modesto e insipido il suo Giorgio Rosa – e alla dolcezza della De Angelis, è soprattutto la parte romana del film, quella che coinvolge Leone e il ministro dell’interno Franco Restivo ad essere indovinata: un minuetto comico, che vira nella farsa, tra due anziani democristiani, che devono rispondere al Vaticano e alle istituzioni europee, e che non riescono a capacitarsi della tenacia di Rosa.

Zingaretti e Bentivoglio, truccati e invecchiati pesantemente, mostrano il lato ridicolo di un potere, non meno inquietante e violento, nel suo tentativo di riportare ordine e moralità.

Sono due uomini d’inizio Novecento, che hanno visto la Guerra e scritto la Costituzione, ingrigiti dalla consuetudine del governo, chiusi nelle loro stanze romane, del tutto estranei al mondo immaginato dall’Isola delle Rose.

Siamo nell’anno di grazia 1968 e il tempismo è tutto: per Rosa, che pure allora aveva già oltre quarant’anni, quell’impresa poteva essere tentata solo in quella breve stagione di rivolte e libertà.

Il film di Sibilia sembra un piccolo esperimento nostalgico e romantico, velleitario come il tentativo di Rosa, ma non per questo meno interessante: solo che il film, giocando un po’ con la storia originale, si accontenta di una dimensione privata, sentimentale, mentre avrebbe forse potuto raccontare meglio quella utopistica e ideale, ovvero creare uno spazio che accogliesse tutti, naufraghi, disertori, cittadini del mondo e che convinse l’ingegnere e il suo piccolo manipolo di visionari a sfidare l’autorità, in nome di un principio.

E invece il film, così chiuso nella sua dimensione sovranista e autonomista, finisce per esaltare le risposte più semplici a questioni assai più complesse.

Si sentono echi del cinema di Salvatores degli anni ’80, con le sue fughe, il rifiuto delle responsabilità e la deriva nostalgica di un ’68 finito troppo presto, così come di certi toni zuccherosi alla Amelie.

Sibilia avrebbe dovuto coltivare meglio il racconto dei suoi personaggi, riuscire davvero a creare una dimensione collettiva, come nella banda di Smetto quando voglio.

Mentre qui ha scelto di costruire un racconto quasi tutto al singolare e che solo in extremis cerca di recuperare il senso di una storia condivisa.

Si sorride, sì. Ma poi resta poco, come le chiacchiere sotto l’ombrellone, in riva al mare…

Per conoscere la vera storia dell’Isola delle Rose vi consigliamo anche il documentario che è disponibile su Youtube, a cura di Stefano Bisulli e Roberto Naccari.

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.