Veloce come il vento: il cinema italiano cambia traiettoria?

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È uscito la settimana scorsa nelle sale Veloce come il vento di Matteo Rovere, ambientato nel mondo delle corse automobilistiche emiliane.

Anche se il film mi è piaciuto parecchio, mi interessa relativamente poco parlare di cosa ho visto in sala. Vorrei invece sottolineare l’abilità con cui Procacci e i suoi abbiano imbastito una produzione esemplare da tutti i punti di vista: la realizzazione tecnica, ovviamente, ma anche la comunicazione (soprattutto quella online) e ancora prima la capacità di costruire intorno a un’unica certezza -il sodalizio commerciale tra Stefano Accorsi e Peugeot- un film convincente, per nulla scontato né “marchettaro”, con una protagonista esordiente, diretto da un regista giovane e di un genere sostanzialmente inesplorato nel nostro Paese, che pure con “donne e motori” si trastulla da sempre.

Una sola certezza contro ben tre elementi di rischio e un’eccellente prima settimana al botteghino: niente, male, Domenico. Guarda a caso, il tema del film è proprio la necessità di osare e di andare oltre alle proprie sicurezze per ottenere ciò che si vuole: Giulia De Martino (Matilda De Angelis, classe 1995) è una giovane pilota dalle grandi potenzialità, frenata da problemi familiari, economici e da una guida fin troppo pulita. Sarà suo fratello Loris (un Accorsi più sporco che mai), ex pilota di rally e tossicodipendente, a farle da mentore per cercare di farle vincere il campionato GT.

Non so a voi, ma a me sembra l’allegoria perfetta del cinema italiano di oggi, pieno di rabbia, ma spesso privo di mezzi o ancor peggio del coraggio necessario a superare gli ostacoli che inevitabilmente troverà sul suo percorso. Un cinema dal passato glorioso e dal futuro sempre incerto, alla costante e disperata ricerca di figure paterne in grado di proteggere e far crescere i giovani talenti, senza soffocarli né bruciarli.

Più ci penso, più il parallelismo reggerebbe perfettamente per tutto il film, personaggio dopo personaggio, sequenza dopo sequenza, ma non voglio rivelarvi troppo, quindi chiedo anche a voi di fidarvi, di rischiare, di andare al cinema, di scommettere su uno di quei pochi prodotti cinematografici nostrani che uniscono una solida professionalità a quel doveroso pizzico di follia e voglia di divertirsi e di divertire il pubblico, riuscendoci pure molto bene.

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