Smetto quando voglio

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Smetto quando voglio **

Esordio alla regia del salernitano Sydney Sibilia, classe 1981, Smetto quando voglio è stato scritto con Andrea Garello e Valerio Attanasio e prodotto da Matteo Rovere e Domenico Procacci con la sua Fandango.

Per una volta nominare sceneggiatori, regista e produttori in apertura di un pezzo ha il suo significato.

Perchè la commedia di Sibilia è un esordio che ha trovato il suo pubblico in una delle stagioni più difficili del cinema italiano.

E’ un’opera curiosa, non completamente riuscita, ma che merita una riscoperta.

Perchè usa la realtà esattamente come facevano i maestri della nostra commedia, per trarne lo spunto da cui sviluppare una storia surreale ed esemplare, se volete.

Peccato che il film di Sibilia non riesca a tener fede alle premesse iniziali e si adagi su un buonismo di maniera, che suona – a quel punto – ancor più falso.

Il protagonista è il Dott. Pietro Zinni, ricercatore in neurobiologia e borsista in Università, sposato con Giulia che lavora come psicologa in una comunità di recupero.

La loro già precaria situazione familiare precipita definitivamente quando il condominio gli notifica un decreto ingiuntivo per spese non pagate ed il progetto di ricerca di Pietro si scontra con la superficialità di un barone vecchio stile e con l’ignoranza della commissione esaminatrice.

Senza più nemmeno un assegno a tempo determinato, ma incapace di dirlo alla moglie, Pietro contatta gli amici di sempre, ex dottorandi e ricercatori, che se la cavano anche peggio di lui, per formare una banda che spacci una pasticca, sintetizzata appositamente, per eludere le maglie della legge anti-droga.

Due latinisti che lavorano ad una pompa di benzina, un economista che applica il calcolo delle probabilità al gioco delle carte, un chimico costretto a lavare i piatti, un archeologo squattrinato e un antropologo che non riesce a farsi assumere da uno sfasciacarrozze sono il gruppo (im)perfetto per produrre e mettere sul mercato la migliore droga di Roma.

Naturalmente il boss locale, Er Murena, si accorgerà di loro, così come la squadra narcotici della capitale…

Il film è divertente, ben interpretato ed ha tempi comici giusti, che poggiano naturalmente sul contrasto tra il milieu criminale e notturno in cui i protagonisti si trovano improvvisamente ad operare ed il mondo mattiniero ed accademico da cui in realtà provengono.

L’improvvisa ricchezza comincia a dare alla testa ai sei amici, che si godono il successo tanto agognato, con mezzi del tutto illeciti.

Il film di Sibilia sfrutta in chiave leggera lo stesso spunto narrativo che è stato alla base di Breaking Bad, la serie culto della AMC americana, ma lo fa senza alcuna reale cattiveria, senza alcuno scrupolo morale ed evitando quasi sino all’ultimo persino le evidenti contraddizioni: la disperazione è troppo forte, l’arte di arrangiarsi prevale su tutto.

Il film finisce così per essere buonista più di quanto la fotografia viratissima e piena di luci fluo vorrebbe farci credere.

I Walter White ‘de noantri’ sono in fondo bravi ragazzi che si comprano la Porsche, frequentano escort russe e occupano la suite di un grande albergo tutti assieme.

Come molte commedie italiane degli ultimi anni, anche Smetto quando voglio affonda nella retorica buonista e persino quando uno del gruppo spara ad un farmacista, il film riesce a risolvere il contrattempo senza troppo spargimento di sangue.

Fortunatamente nel finale il film riprende lo spirito iniziale, surreale e rassegnato al tempo stesso

Mancano sempre un po’ di artigli ai nostri registi e sceneggiatori. Le premesse qui c’erano tutte ed un certo gusto per la scrittura è evidente, in questo caso, ma la regia nasconde la mancanza d’idee dietro una confezione esageratamente pop, che appare alla lunga del tutto fuori contesto, mentre i tre sceneggiatori non riescono a affondare davvero il colpo, risolvendo tutto in maniera sin troppo perfetta.

Resta la bella prova dei protagonisti, guidati da Edoardo Leo, che vengono in gran parte dalla migliore fiction italiana (Boris e Romanzo Criminale).

L’incasso di quasi 4 milioni di euro è incoraggiante e consentirà a Sibilia una certa libertà per il prossimo progetto.

Ora ci vuole più coraggio, però…

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