Bronx – Rogue City

Bronx – Rogue City *1/2

Il sesto film di Olivier Marchal – ex poliziotto, poi attore, quindi regista negli ultimi vent’anni – approda direttamente su Netflix, col titolo internazionale di Rogue City, più esplicito e meno evocativo dell’originale Bronx.

Il film comincia con lo schermo nero, una serie spari secchi, le urla spezzate di una donna. Quindi vediamo comparire un uomo con un fucile all’esterno di una villetta sul mare di Marsiglia.

L’uomo punta l’arma verso di sè e spara.

Il nastro si riavvolge di tre settimane, scopriamo che è Will, un poliziotto della brigata anti-gang BRI e lo ritroviamo, assieme Richard Vronski ai suoi compagni mentre trasferisce nel carcere di Arles Paul Maranzano, il Vecchio, uno dei capi della malavita locale.

Poche ore dopo quattro uomini del clan corso dei Bastiani assalta un club sulla spiaggia dove erano riuniti i loro avversari: i fratelli Larbi, arabi, con Sosa e Frank Nadal.

Nel frattempo un nuovo capo della polizia, Ange Leonetti si insedia a Marsiglia, con molti scheletri nell’armadio e una giovane figlia idealista, che si unisce alla BRI.

Tra insidie, vendette, arresti, tradimenti e inganni, la guerra di tutti contro tutti coinvolgerà non solo le bande criminali, ma anche tutto l’apparato poliziesco.

Il film di Marchal si muove con apparente sicurezza e determinazione in una storia, scritta dallo stesso regista che finisce invece per avvolgersi su se stessa talmente tante volte, da provocare un effetto centrifugo nei confronti dello spettatore. Proprio quando dovremmo avere a cuore la sorte dei personaggi, l’indifferenza la fa da padrona.

E persino la noia, che monta, mano a mano che il film perde ogni coordinata logica e narrativa, facendosi puro meccanismo d’ingaggio per sguardi torvi, doppi e tripli giochi, inseguimenti e scoppi improvvisi di violenza.

Tenere il conto del numero pressochè infinito dei personaggi, delle loro alleanze e dei loro obiettivi diventa un gioco sterile che confonde e non porta da nessuna parte.

L’idea di Marchal di dipingere un notte in cui il nero avvolge ogni cosa senza lasciare nessuno immacolato, è anche interessante e avrebbe potuto essere indovinata, se il film non parteggiasse spudoratamente per Vronski e i suoi uomini, senza motivo apparente.

Privo di un qualunque compasso morale, affidato ad una serie di uomini duri, che brillano solo per stupidità e arroganza, senza neppure un codice d’onore che è l’essenza stessa del noir, il film si muove confuso e inutilmente complicato, passando da un evento all’altro, senza sosta e senza senso.

Chi uccide chi e perchè? I motivi sfuggono, resta solo la rapacità, il gusto di esercitare un potere, l’avidità del denaro.

In questo pasticcio, che Marchal dirige con una determinazione degna di miglior sorte, i personaggi diventano pedine da muovere su una scacchiera distorta, in cui nessuno può vincere.

Tutto il lungo prologo, alla fine rimane una sorta di corpo estraneo nel film. Will rimane poco più che una comparsa, così come il Vecchio Maranzano.

Altri sono i protagonisti di questa storia che vede persino un cameo molto modesto di Claudia Cardinale nei panni del capo del clan Bastiani, sempre coperta da grandi occhiali scuri e con un pugno di battute, non particolarmente memorabili.

Nel corso del film ci sarà spazio per indagini gli affari interni, poliziotti infiltrati, capitani che vendono informazioni, commissari animati da vendette personali, poliziotti che rubano i soldi della droga, senza timore di compiere una strage, stupri, suicidi, violenze, corruzione, ricatti: tutto un campionario di efferatezze buono per almeno due o tre film, che finiscono invece tutte in Bronx.

Il film, carico fino allo sfinimento, finisce per deragliare presto in un gioco a somma zero, che si chiude con un finale che assomma moralismo a incoerenza e che appare posticcio e consolatorio assieme.

Bulimico e senza controllo.

 

 

 

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