Buongiorno Veronica: un poliziesco nel cuore di tenebra del Brasile

Buongiorno Veronica **1/2

Come ogni mattina, Nelson, tecnico informatico della polizia civile di San Paolo, cappellino verde perennemente in testa e cuffie alle orecchie, saluta la sua collega, l’agente Veronica “Verò” Torres, con un “buongiorno” accompagnato da un sincero sorriso. Ma quella mattina non è come le altre mattine. È una mattina di un giorno da cani. Una donna di nome Marta è in Commissariato per sporgere una denuncia. Veronica, che la vede in lacrime, va a prenderle un bicchiere d’acqua al distributore. Sta per tornare da lei, quando è distratta da un terribile trambusto. Un uomo di mezza età, che fino ad a quel momento attendeva su una sedia, alla vista di un tizio ammanettato si alza di scatto. L’uomo estrae una pistola e la punta contro l’assassino di sua figlia. “Sarà fuori di galera già domani”, dice ai poliziotti che ormai lo circondano da ogni parte. Il caos regna sovrano, e Marta è lì, in seconda fila, dimenticata, palesemente traumatizzata, incatenata al suo dolore. Il padre disperato, intanto, è bloccato alle spalle dall’implacabile ispettrice Anita. Mentre gli agenti lo blandiscono, la sua pistola scivola sul pavimento e Marta è lesta a raccoglierla. Solo Veronica se ne accorge. Marta smozzica una frase, parole che le restano in bocca come un mantra appena abbozzato: “non esiste amore ideale”. Veronica si avvicina a Marta piccoli passi, è ad appena un metro da lei. La ragazza la guarda, alza il revolver all’altezza della testa e si spara.

L’uscita di Bom Dia, Verònica, questo il titolo nell’originale portoghese, è un ulteriore segnale della vivacità delle produzioni televisive made in Brazil, basti ricordare l’ottima O Mecanismo del 2018, ispirata alla nota inchiesta Lava Jeto. Buongiorno, Veronica è la trasposizione seriale dell’omonimo romanzo firmato da Raphael Montes, giallista (in Italia la casa editrice Einaudi ha pubblicato il suo Giorni Perfetti) e Ilana Casoy, criminologa. Il trailer di presentazione è stato corredato in patria dagli aggettivi “ipnotico e crudele” e dalla dicitura “100% brasiliano”. È vero. Tutto è autenticamente brasiliano in Bom Dia, Verònica: la sceneggiatura, la produzione, gli attori e l’ambientazione. San Paolo è una megalopoli labirintica, di cui vediamo i grattacieli, dall’alto, spesso di notte, salvo poi planare in basso, sui suburbs, le aree periferiche abitate da una borghesia di medi funzionari e appartenenti alle forze d’ordine. La serie non nomina mai le traversie politiche del Brasile odierno, eppure, nel suo cogliere un’atmosfera di cupo dissolvimento delle regole civili e democratiche, è difficile immaginare una produzione più vicina allo spirito del tempo. C’è da chiedersi, piuttosto, se il messaggio riesca a essere universale.

La risposta è sì, perché la serie non si accartoccia mai su se stessa e parla ad un ampio pubblico. Centrale è il tema della violenza sulle donne. Il suicidio di Marta, ripreso da una mano non meglio identificata, finisce su Youtube e sui social, regalando a Veronica un’inaspettata celebrità. L’agente non ha paura di mostrarsi alle telecamere e di rivolgere un accorato appello a tutte le vittime della prevaricazione maschile affinché, in caso di necessità, la contattino. Veronica diventa un punto di riferimento per ragazze sfortunate, un esempio di virtù istituzionale in un mare di corruzione. Ed è qui che si innesta la fatidica domanda: cosa può il coraggio del singolo contro il sistema? Il male, scoprirà presto l’indomita e volenterosa agente, interpretata dall’attrice ed ex modella Tainá Müller, non si può arginare con la mera forza di volontà. La protagonista ha le caratteristiche, sempre intriganti in una narrazione poliziesca, della Cassandra inascoltata, dell’ultima ruota del carro, della mobbizzata. Certo, l’ispettore capo Wilson Carvana, amico personale del padre, la protegge ma labile è il confine tra tutela di una persona cara e l’esercizio del controllo sulle iniziative altrui.

Veronica, a distanza di anni, non è riuscita ad elaborare il lutto della morte dei genitori. In una stanza di casa, chiusa ermeticamente a chiave, ebbe luogo di un’orrenda tragedia familiare. Era lo studio del padre, ispettore di polizia. Veronica, figlia d’arte, nonostante il suo intuito versatile e le doti da segugio, è rimasta agente semplice. Il rimorso le impedisce di fare il salto di qualità verso una meritata promozione. Cosa spinge un padre integerrimo ad assassinare la moglie e poi (così pare…) ad ammazzarsi? In Buongiorno, Veronica segreti richiamano altri segreti. E la protagonista è bravissima nell’attirarsi addosso i guai e le perversioni di un mondo malato. L’indagine su Amore Ideale, dal nome del sito di incontri incriminato, approda alla scoperta di un giro di foto scattate a ignare ragazze, drogate, violate nell’intimità e marchiate con un acido che ne provoca un’antiestetica ferita al labbro. L’ideatore del macabro gioco è un tizio che in chat si spaccia per italiano e adesca le malcapitate con un amo tutto tricolore, (“ciao principessa”). Le giuste ambizioni di Verò sbattono contro il duro carapace della temibile Anita, ispettrice dal pessimo carattere, ispida e mai collaborativa. Anita sembra nascondere altro. Il suo comportamento rivela un’oscura tracotanza o forse perfino la titanica consapevolezza di essere stata iniziata a una verità esclusiva, inaccessibile a menti profane. L’interrogatorio di Janice, una delle donne circuite, brilla per assenza di empatia.

Già dal primo episodio entra in scena una coppia. Lui, alto, muscoloso, irascibile all’ennesima potenza, è il rispettato colonnello Brandão della polizia militare. Lei, Janete, esile, minuta, è una moglie che indossa una maschera di terrore rappreso. Janete è soggiogata da quel marito che tutti ammirano (in missione non va per il sottile, spara, uccide, toglie di mezzo i cattivi, doti da “macho” che il popolo forcaiolo apprezza) e di cui nessuno potrebbe sospettare l’inenarrabile malvagità. Inizialmente, non è chiaro come i due filoni del racconto, la chat di vigliacchi “maschi alfa” e questa torbida, malsana liaison coniugale, possano intrecciarsi. Mentre Verò tenta di resistere alle pressioni e di fare sua l’indagine su Amore Ideale, la serie esplora la quotidianità di Janete, donna in gabbia, accusata dal terrificante Brandão di essere imperfetta, fragile, colpevole di sterilità (“Non mi hai mai dato il figlio che ti ho sempre chiesto”).

A Buongiorno, Veronica piace esagerare e allora ecco servita l’iperbole della tortura. Il colonnello Brandão, servitore dello Stato, è pazzo. In alcuni momenti la sua figura ricorda, con le dovute proporzioni, quella di un altro colonnello perso in un cuore di tenebra, Walter Kurtz di Apocalypse Now, interpretato da un immenso, inimitabile Marlon Brando. Janete, complice plagiata e stregata, avvicina alla fermata del pullman povere ragazze che dall’entroterra si riversano nella megalopoli, le convince di avere bisogno di loro, chiaramente per un lavoro di domestica ben retribuito, e poi…

Poi, è l’inferno. Chi si fida delle parole di Janete non ha un destino fortunato. Il colonnello Brandão attende la preda in un parcheggio isolato, la stordisce con un taser e la infila nel bagagliaio. Anziché la lussuosa dimora di due esponenti dell’alta borghesia carioca, la meta finale è una cantina degna di un b-movie horror. Brandão infila la testa di Janete in una scatola di compensato, prima tappa di un macabro rito che si avvale anche di una forma di magia ancestrale. La moglie si siede attonita su una sedia e, a parte un buco tanto simile a quello di una serratura, non vede nulla. Le urla strazianti della vittima la percuotono, amplificando il suo senso di impotenza. Buongiorno, Veronica insiste sul concetto di impedimento, psicologico e sensoriale. Janete è costretta a non vedere, Veronica ha rimosso le immagini di morte, esiliandole in una stanza vuota. La serie tuttavia inserisce la sfera privata in una cornice più ampia. Le storie convergono e spalancano davanti a noi una ramificata cospirazione che coincide con il dramma sociale di un intero popolo. Veronica riceve una telefonata da Janete e comincia la sua indagine più difficile.

Anche se il nome di Jair Bolsonaro non compare mai, Buongiorno, Veronica evoca suggestioni e suggerisce indizi sullo stato di salute del Brasile odierno, in bilico tra la catatonica accettazione degli avvenimenti (si pensi al caso Lula e alla defenestrazione di Dilma Rousseff) e l’irrazionale scelta di accelerare gli eventi verso il disastro (la deforestazione selvaggia, la sottovalutazione della crisi climatica, la decimazione dei popoli indigeni, da ultimo la pessima gestione dell’emergenza epidemiologica). Bolsonaro, ricordiamolo, proviene dall’Accademia Militare e prima di diventare Presidente era un deputato con scarso seguito, celebre semmai per le sue dichiarazioni sguaiate, al limite del folkloristico, contro gay, comunisti e minoranze. Per usare le categorie di Lacan, Bolsonaro era il Reale, lo spaventoso, il tremendo che aspettava dietro l’angolo e che è divenuto Realtà tangibile attraverso una concreta prassi di governo.

In questa serie, che del contemporaneo è specchio, Janete e Veronica si risvegliano dall’incubo e tentano di domare quel Reale privo di nome perché osceno, intollerabile. La moglie di Brandão escogita una valvola di sfogo, i cruciverba, che diventano l’insospettabile diario di decodificazione dell’esperienza a lei toccata in sorte. L’agente ha finalmente il coraggio di aprire la Porta. E dietro scopre… arcana imperii et dominationis, la culla del Potere. “Chi sono i capi?” chiede Veronica a Carvana. “Sai bene chi sono”, risponde lui.

Cosa c’entrano in questa storia i Santi Cosma e Damiano? E per quale motivo Brandão venera, in una sorta di altare privato allestito in un angolo della casa, Nossa Senhora da Cabeça? In Buongiorno, Veronica ci imbattiamo in tutti gli elementi di un thriller classico, la suspense, i depistaggi, l’escalation verso un punto di non ritorno. Senza dimenticare l’enfasi sul contrasto interiore, assai tragico, dell’eroina, costretta ad anteporre l’interesse superiore per la verità all’amore coniugale e materno. Nella serie troviamo i classici personaggi di tante narrazioni poliziesche, il collega innamorato e fedele, il tecnico di laboratorio su cui contare, l’inevitabile anziano del gruppo, frustrato nel suo desiderio di andare in pensione ad un millimetro dal traguardo. Il messaggio di Buongiorno, Veronica è liberatorio e problematico. In un mondo governato, a ogni livello, dalla violenza, la clandestinità sembra essere l’unica via d’uscita.

Titolo originale: Bom Dia, Verònica
Numero degli episodi: 8
Durata media ad episodio: 45 minuti l’uno
Distribuzione: Netflix
Uscita: 1 Ottobre 2020
Genere: Drama, Thriller

Consigliato a chi: metterebbe una microspia nei posti più impensati, si distrae dalla routine domestica andando a gettare la spazzatura.

Sconsigliato a chi: aveva una fidanzata che chiamava “passerotto”, è stato mollato dal GPS nel momento meno opportuno.

Visioni, ascolti e letture parallele:

  • L’attività politica di tre giovani attivisti brasiliani in un documentario del 2019 che descrive una società in mutamento: You Turn – Espero tua (re)volta di Eliza Capai, disponibile sulla piattaforma Mubi;

  • Talento, impegno e provocazione: l’album Deus é Mulher (2018) di Elza Soares, regina della musica brasiliana.

  • Una cittadina si fa microcosmo di un Brasile anomalo e irriconoscibile: Luiz Ruffato, La tarda estate, La Nuova Frontiera (2020)

Una frase: “A volte, per proteggere le persone che ami di più, devi prendere la decisione più difficile” (Veronica in apertura dell’ultimo episodio)

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