I am not okay with this: una serie raffinata e godibile che non supera i limiti del genere Young Adult

I am not okay with this ** 1/2

La vita di Sydney è faticosa, non solo perché come tutti gli adolescenti sta attraversando una delicata fase di costruzione della propria identità, ma anche perché deve affrontare molteplici complicazioni. Il padre infatti si è suicidato in modo improvviso e senza lasciare nemmeno un biglietto di commiato o di spiegazione; la madre per rispondere alle necessità economiche della famiglia è spesso assente e costretta a delegare a lei diverse incombenze familiari; il fratellino minore ha bisogno di una guida che non può trovare nei genitori; a tutto questo si aggiunge il fatto che la sua migliore amica, Dina, per cui prova un affetto speciale, si è messa con un ragazzo che lei detesta. Una situazione ulteriormente complicata dal fatto che Syd scopre di avere dei superpoteri telecinetici che si manifestano in modo distruttivo quando è arrabbiata. Solo lo strambo Stanley, un ragazzo che abita nella sua stessa strada, fumatore, spacciatore di erba ed appassionato di outfit quantomeno improbabili, sembra interessato ad ascoltarla.

Una storia di teenage angst, ansia adolescenziale, che si intreccia con l’elaborazione del lutto e la gestione di superpoteri. Un mix che conferisce freschezza al contenuto, anche se non è l’originalità la qualità principale della serie. Il tema della rabbia adolescenziale era del resto già al centro di The end of the F***ing world con cui lo show condivide anche l’ambientazione, in un luogo ed in un tempo difficilmente definibili. Là dove la rabbia e la frustrazione si traducevano in un viaggio nichilistico, qui si risolvono in un percorso di ricerca di una qualche forma di controllo dei superpoteri che, almeno fino all’esplosivo finale, sembra possibile raggiungere. Se questa operazione rende più godibile la visione e strizza l’occhio allo spettatore, fa perdere profondità all’analisi.

Anche lo sviluppo narrativo perde qualcosa: all’imprevedibilità senza schemi si sostituisce la reiterazione. Le altre tematiche trattate non hanno spessore, finiscono per essere fagocitate da quella principale e questo limita la narrazione nei confini del genere Young Adult, in una versione raffinata ed originale, ma che alla lunga risulta vincolante per l’audience. Se The end of the F***ing world riusciva ad andare oltre ai confini del genere, I am not Okay non consegue quindi lo stesso obiettivo.

Più che nell’originalità delle tematiche sembra essere l’aspetto tecnico quello in cui la produzione vuole eccellere.

I am not okay with this è confezionata con innegabile qualità ed abilità. La scelta di puntare su pochi episodi di breve durata facilita la visione continuativa e la curiosità per lo sviluppo della vicenda spinge lo spettatore ad una visione tutta d’un fiato.

Una scrittura costruita su dialoghi pungenti, arricchita dalla musica anni ’80 scelta da Graham Coxon e dai costumi realizzati appositamente per lo show da Bex Crofton-Atkins (bellissimi quelli del ballo) confermano quella cura dei dettagli a cui Entwistle ci ha abituato in questi anni.

La performance di Sophia Lillis è davvero notevole nel rendere la mascolinità mal trattenuta di una giovane donna alle prese con un mondo che non la capisce e che lei di conseguenza disprezza profondamente. L’alchimia con Wyatt Oleff che interpreta Stan, l’unico che stabilisce con lei un contatto umano profondo, rodata con It – capitolo due, crea una relazione immediata e sinergica che sorregge la vicenda e le conferisce tratti di grande verosimiglianza.

In generale si percepisce l’alchimia di un gruppo di lavoro che si conosce e si stima reciprocamente: il sodalizio tra il fumettista Charles S. Forsman, il regista e sceneggiatore Jonathan Entwistle, il compositore della colonna sonora Graham Coxon (Blur) ha creato un prodotto coerente ed essenziale.

Per gli amanti delle citazioni, la serie è ricchissima di riferimenti: Carrie influenza il finale, i teen movie degli anni ’80 di John Hughes (The breakfast club) sono un’esplicita fonte d’ispirazione, così come Sixteen Candles – Un compleanno da ricordare, Lady Bird e X-Men. Tra le serie Tv vanno ricordate almeno My so-called life e Dawson’s Creek. Questi rimandi meta-testuali sembrano non solo un omaggio alle fonti d’ispirazione dello show, ma anche un modo per ingaggiare lo spettatore con qualche anno in più sulle spalle, privato di personaggi in cui rispecchiarsi e con cui negoziare significati. A nostro giudizio, per quanto le citazioni non siano eccessivamente palesi, nel complesso l’accavallarsi di riferimenti appesantisce un po’ la narrazione.

Il potente cliffhanger finale e l’impegno profuso da Netflix nella promozione del titolo lasciano intendere che ci sarà una seconda stagione sulla cui realizzazione però non c’è ancora l’ufficialità. In ogni caso, se prendiamo come riferimento le serie che hanno lo stesso team di lavoro (The end of the F***ing world) o di produzione (Stranger Things) è probabile che si dovrà attendere fino al 2022 per il prosieguo della storia.

Titolo originale: I am not okay with this
Durata media episodio: 25 minuti

Numero degli episodi: 7
Distribuzione streaming: Netflix
Genere: YA, Comedy, Drama

Consigliato: a quanti amano le storie compatte e le vicende da guardare tutte d’un fiato con giovani tormentati alla ricerca del proprio posto nel mondo.

Sconsigliato: a quanti non amano il filone di adolescenziale (Young Adult) e cercano storie con un ampio bouquet di generi.

Visioni parallele:

Charles Forsman, I am not okay with this, 001 Edizioni. Il fumetto da cui è tratta la serie. Presenta tratti molto essenziali e rappresenta la protagonista come una ragazzina lunga e stretta, dalla testa grande: ricorda Olivia di Braccio di Ferro. La serie di fatto ha già esaurito il contenuto del libro, il che rende particolarmente interessante la seconda stagione.

Un’immagine: il tentativo di gestire i propri poteri telecinetici sembra poter andare a buon fine se è vero che nell’inizio del settimo episodio, Sdy si spinge fino a dire al suo diario: “O mi estraneo dal mondo e sparisco, permetto che questa cosa distrugga anche me, oppure posso … preparare i pancake. Che senso ha buttarmi giù? Non esiste. Non io”. E poi, con una scelta molto efficace il titolo della serie compare con Not sbarrato: “I’m not okay with this”. Un’illusione che si basa sull’aspirazione ad una diversità rispetto al padre che è stato schiacciato dai propri super poteri, probabile causa del suo suicidio. L’episodio, che inizia con questa ottimistica dichiarazione, si concluderà in modo drammatico.

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.