7500

7500 **1/2

Un pilota americano, Tobias Ellis.

Un volo notturno Berlino-Parigi, su cui viaggia anche la sua compagna, la hostess Gökce.

Un piccolo manipolo di terroristi islamici.

Sono questi gli unici elementi di 7500, film d’esordio del regista tedesco Patrick Vollrath, già candidato all’Oscar con il cortometraggio Everything Will Be Okay, un piccolo dramma familiare, ambientato in aeroporto.

7500 ha debuttato a Locarno nel 2019 ed è stato poi acquistato da Amazon, che l’ha lanciato direttamente in streaming su Prime.

Si tratta di un piccolo thriller claustrofobico, girato pressochè integralmente, escluso il prologo ripreso dalle telecamere di sicurezza dell’aeroporto, all’interno della cabina di pilotaggio, dove Tobias e il capitano Michael devono fronteggiare l’invasione del turco Kenan, prima e poi del suo compagno più giovane Vedat, decisi a dirottare il volo per compiere una strage, armati di grosse schegge di vetro.

Il primo assalto arriva al momento in cui la hostess serve il pranzo ai due piloti.

Grazie alla prontezza di Tobias, il solo Kenan riesce ad entrare nella cabina, protetta da una porta a prova di scasso.

Kenan però riesce a ferire Tobias e uccidere Michael, prima di venire legato dal pilota americano, che recupera la guida dell’aereo, mentre gli altri due terroristi, Daniel e Vedat, dall’esterno della cabina, minacciano di uccidere i passeggeri, se il loro piano non sarà assecondato.

Esercizio di stile e di retorica cinematografica, esperimento riuscito di concentrazione e parsimonia di mezzi espressivi, 7500 è un film che si muove diretto, senza grandi scossoni e segue senza grandi sorprese un copione di genere, piuttosto efficace, all’interno di un contesto piuttosto originale.

Il rigore con cui il film si mantiene all’interno della cabina di pilotaggio senza mai uscirne e sposando sino in fondo il punto di vista di Tobias, è funzionale a mantenere alta la tensione.

Solo un monitor di servizio ci mostra quello che accade al di là della porta che sigilla la cabina.

Ed è pur sempre uno sguardo parziale, che lascia incerti sul destino dei passeggeri, sul numero dei terroristi, sulle condizioni del volo.

Sia pure con qualche escamotage di scrittura, che consente ai personaggi un paio di convenienti perdite dei sensi, il film resta teso, veloce, sempre in  movimento, nonostante lo spazio minimo, pertinente nel racconto delle fasi di decollo e atterraggio, come raramente si era visto in passato.

Vollrath non intende riempire il suo film di sottotesti politici e si limita a raccontare il dramma personale e professionale di un pilota, che in un’ora di volo, finisce per perdere quasi tutto quello che ha.

Joseph Gordon-Levitt è il volto giusto per la parte, un uomo qualunque, costretto in condizioni eccezionali.

Tobias si trova a dover scegliere tra l’inflessibilità del suo ruolo di pilota e comandante dell’aereo e il sacrificio personale che questo rappresenta. Spazio pubblico e sentimenti privati finiscono per entrare in collisione e rendere impossibili le scelte più razionali.

Il film è tutto dalla sua parte, costruendo, al di là del meccanismo di genere, uno studio sul personaggio,  che forse solo in Sully di Eastwood era stato altrettanto preciso.

7500 – che è il codice che identifica un dirottamento in corso – è un esordio complessivamente riuscito, pertinente, capace di dosare le proprie ambizioni e lontano dagli errori che di solito affliggono, spesso per generosità e scarso equilibrio, le opere prime.

Assolutamente indovinata la scelta di lanciarlo in streaming, vista la natura claustrofobica dello spazio scenico, che ben si adatta al piccolo schermo.

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