Babylon Berlin 3. Il disagio di Weimar e la costruzione dell’uomo nuovo

Babylon Berlin 3 ****

Autunno 1929. Nel primo episodio della terza stagione di Babylon Berlin, l’ausiliaria Charlotte Ritter (l’attrice Liv Lisa Fries, volto iconico della serie) svolge l’esame per passare di grado e realizzare il suo sogno: diventare la prima donna detective della polizia di Berlino. La promozione segnerebbe l’emancipazione definitiva di Charlotte da un passato di ristrettezze e umiliazioni. Il capo della Sezione Omicidi, Ernst Gennat, detto il ‘Budda’, la interroga sul metodo… Gennat. Quest’uomo burbero e corpulento è una figura storica realmente esistita, un genio della criminologia già fonte di ispirazione per Fritz Lang, che su di lui ritagliò il personaggio dell’ispettore Karl Lohmann in due epocali pellicole degli anni Trenta, M e Il testamento del dottor Mabuse. Il metodo Gennat consta di cinque fasi (elaborare un’idea generale, procedere con i rilievi, fotografare la scena del delitto, interrogare i testimoni, rimuovere il cadavere) e Charlotte risponde correttamente. Il ‘Budda’, entusiasta della sua esposizione in aula, si accinge a dichiararla promossa quando l’uomo che conduce con lui l’esame, Leopold Ullrich, capo della Scientifica, decide di approfondire la  preparazione della ragazza sulle “minuzie”, una caratteristica delle impronte digitali.

La brava Lotte è bocciata. “Il peggior vizio di un poliziotto è la pignoleria”, dirà un infastidito Gennat al collega. Non si tratta solo di una divergenza personale. È piuttosto lo scontro tra due filosofie di indagine antitetiche, da una parte la vecchia scuola basata su intuizioni e deduzioni, dall’altra il puntiglio analitico, la precisione garantita dai nuovi strumenti. La tecnica  soppianterà la tradizione? Ullrich, stanco del ruolo marginale che gli è stato assegnato, sarà preda di un risentimento crescente. Il potere è il perno di tutti gli assi narrativi di Babylon Berlin 3. Potere esercitato, deviato, incanalato per giungere ad un esito dirompente. Potere “tellurico”, per usare un aggettivo caro a Carl Schmitt, poiché viene dal suolo patrio, dal basso, dalle viscere,  dai bassifondi. Potere oscuro, terribile, sfuggente, informe e deforme, manipolato dal nazionalismo rampante. Babylon Berlin 3 mette in scena la Germania alla vigilia della Crisi di Wall Street e del conseguente crollo delle economie mondiali. La Repubblica di Weimar, attraversata da disagio sociale, tensioni esplicite e minacce sotterranee, sta per esplodere. Poche serie riescono ad essere così epidermiche, ad insinuarsi sotto la pelle, a cogliere l’elettricità della Storia e a trasmetterla allo spettatore.

Le vicende di Greta Overbeck fanno da congiunzione tra la seconda e la terza stagione. La giovane amica di Charlotte attende in carcere il verdetto di una giuria che sicuramente non sarà clemente. L’imputazione è di duplice omicidio. Greta, ricordiamolo, istigata e ingannata dai nazionalsocialisti, ha fatto saltare in aria la casa del questore Benda, presso il quale lavorava come domestica. Il movente dell’ingenua Greta era l’amore, il movente degli assassini che l’hanno usata era la lotta politica, la guerra interna mossa all’ebreo. Benda, avversato da destra e da sinistra, rappresentava l’obiettivo perfetto della strategia del terrore: uccidere un “giudeo” custode dell’ordine costituzionale e far ricadere sul nemico la colpa dell’omicidio. Durante il processo, puntualmente, Greta modifica la sua deposizione e incolpa dell’attentato i comunisti. Ovviamente è una volgare menzogna estorta sotto ricatto, un tassello indispensabile per tenere in piedi un castello di falsità architettato da potenze occulte. Oberst Wendt, il viscido funzionario che ha preso il posto di Benda, agisce dietro le quinte perché Greta vada incontro al suo triste destino. Un destino di morte, che Charlotte tenterà di modificare con l’aiuto dell’avvocato Hans Litten del “Soccorso Rosso”. Litten, figura eroica dell’opposizione civile al nazismo, nel 1931 costrinse Hitler a testimoniare in un processo contro quattro SA, ma questa è un’altra storia che meriterebbe un articolo tutto per sé.

Wendt, conservatore con tendenze reazionarie, offre allo spettatore il suo volto sfregiato. “Dal mio punto di vista è meglio che ebrei e bolscevichi non ricoprano ruoli di potere”. In una scena chiave dell’ultimo episodio, l’ambiziosissimo questore afferma che le sue azioni “in futuro verranno celebrate come le fondamenta della ricostruzione del Reich”. Non è la carriera, almeno a parole, a interessargli, bensì il bene del popolo tedesco, la sua rinascita. Nel mirino c’è la socialdemocrazia, da annientare. Nel cuore c’è la Germania, da riarmare illegalmente con la complicità della Lufthansa. Un progetto che implica lo scatenamento di forze a lungo represse, sebbene la classe dirigente in ascesa, nostalgica delle antiche glorie imperiali, manifesti la convinzione di poter imbrigliare quel diavolo di Adolf Hitler. Un madornale errore di valutazione.

Il cattivo questore non è l’unico a scommettere sulla bancarotta del presente. Nella terza stagione ritroviamo Alfred Nyssen, il non più giovane rampollo di una ricchissima famiglia di produttori di acciaio. Alfred, considerato un imbecille dall’austera madre, in cura da anni per patologie psichiatriche, è pronto a investire enormi cifre speculando sul tracollo finanziario del capitalismo. Si noti la simmetria. Le tesi di Alfred Nyssen e quelle di Oberst Wendt coincidono, per entrambi l’Ebreo è il cancro della società, l’Artefice occulto di un disegno di dominio globale. Ed entrambi incarnano tragiche contraddizioni: il questore rivendica la necessità di ripristinare valori di “integrità” andati perduti e per ottenere questo, oltre alla falsificazione sistematica della verità, non disdegna la pratica dell’omicidio; l’industriale dalle ali tarpate, assetato di vendetta verso il suo ambiente, esecra la macchina mondiale guidata dalla finanza “giudaica”, salvo poi portare all’estremo la logica, di matrice squisitamente ebraica secondo i deliri antisemiti dell’ideologia nazista, della speculazione selvaggia e immorale sui mercati.

Alfred è anche il benefattore di Helga, la compagna del commissario Gereon Rath (il sempre impeccabile Volker Bruch). Il miracolo di Babylon Berlin, creatura colta e popolare del regista nonché produttore Tom Tykwer, sta nel saper bilanciare, con sorprendente eleganza formale, le sfere del pubblico e del privato, la pura invenzione e la narrazione storica sorretta dalle fonti, la coralità e l’approfondimento dei profili individuali. Il commissario Rath, reduce dalla Grande Guerra, colpito da una sindrome di stress post-traumatico, nella terza stagione si affranca dalla tossicomania e contemporaneamente si allontana da Helga, già moglie di suo fratello, mai più ritornato dal fronte. La relazione scandalosa, gravata dai tormenti e dai sensi di colpa, si sfilaccia, in parallelo con il tessuto sociale di Berlino e, presto, dell’intera Germania.

Sette occultiste, mito del superuomo, abuso di droghe, telepatia criminale, terapie ipnotiche non convenzionali, razionalità opposta a irrazionalismo… Babylon Berlin è una serie che, a parte l’ovvio riferimento ai romanzi polizieschi di Volker Kutscher, affonda le sue radici nello straordinario immaginario della letteratura degli anni Venti/Trenta (notevole lo scambio tra Wendt e la giovane comunista Malu Seegers, con il primo che cita Ernst Jünger e l’altra, in risposta, Walter Benjamin…) e trova sponda, anche grafica, nell’espressionismo. Gereon Rath si ritrova ad investigare su una serie di delitti che avvengono con disarmante regolarità presso un set cinematografico. Chi sta sabotando la lavorazione di Demoni della passione? Finezza metanarrativa: lo studio Babelsberg, luogo degli omicidi nella finzione, è una delle principali location della serie.

Babylon Berlin scava nell’inconscio della nazione tedesca e ne resuscita la profonda anima letteraria. In una scena, Ernst Gennat illustra ai suoi sottoposti la classifica dei crimini registrati nel corso dell’anno a Berlino, sulla base di moventi che corrispondono ai ‘sette peccati capitali’ (la gola, vizio non nascosto del ‘Budda’, è provvidenzialmente all’ultimo posto). La celebre opera di Kurt Weill “Die sieben Todsünden” con testo di Bertolt Brecht, è del 1933. Babylon Berlin accarezza il thriller, il noir e lo spirito del cabaret, giocando con i canoni artistici e l’inconfondibile estetica del periodo. Centrale è la dialettica tra maschera e smascheramento, qui resa evidente dal microcosmo del set cinematografico, dove un fantasma incappucciato semina morte. Sarà compito della polizia, Gereon Rath in testa, seguirne le tracce per consegnare l’assassino alla giustizia. Maschere sono quelle indossate dai partecipanti a una simil-orgia, con tanto di evocazione medianica, presso una sfarzosa villa, ennesima variazione della Traumnovelle schnitzleriana, perché “nessun sogno è interamente sogno”. E rappresentazione surreale, oscena, dai risvolti sinistramente simbolici, è quella cui si sottopone la povera Charlotte per raggranellare la somma necessaria affinché la sorella si possa operare agli occhi, forse il momento più duro di tutta la serie. La partecipazione della donna all’abuso, la violenza perpetrata agli abiti francesi, il possesso coatto da parte di finti soldati tedeschi svelano, nella simulazione, l’ansia ferina di chi assiste, dall’alto, alla teatralizzazione della vendetta nelle forme di uno stupro oltraggioso.

Il ‘doppio’ è l’altro topos ricorrente in Babylon Berlin. Due, l’Armeno e Weintraub, sono i criminali associati nel tentativo di scalare Berlino, due i fantasmi implicati nella sequenza di omicidi, due, peraltro coperti da identità fasulle, gli scagnozzi nazisti strettamente invischiati nell’affaire Benda, due i fratelli ungheresi rintracciati da Ullrich, due i pappagallini acquistati da Toni, sorella minore di Charlotte. Due sono gli amori per l’attrice Meret Becker, due per Hertha, due per il commissario Rath (scoccherà finalmente la scintilla tra lui e la bella Charlotte, in un clima però quasi onirico, sospeso). Duplicazione poi, significa sdoppiamento dell’Io, smarrimento, alienazione, scissione. Gereon Rath ha nel fratello disperso il suo inaccessibile doppio, ma molti, se non tutti, sperimentano un’attrazione per il lato opposto dello specchio, un altrove carico di aspettative: l’irreprensibile ufficiale di polizia stregato dal gioco immateriale della Borsa, l’imparziale servitore della giustizia rapito dalle mefistofeliche potenzialità della tecnica, la donna medio-borghese sedotta dallo sfarzo di un albergo, i giovani aderiscono alle ideologie in aperta reazione alle imposizioni, o alle ambiguità, delle famiglie di origine. “Le strade sbagliate si possono prendere ad ogni età”, sentenzia  il giornalista Samuel Katelbach, spina nel fianco dei nazionalisti.

In Babylon Berlin 3 è profetizzata la nascita di un uomo nuovo, costruito da zero, plasmato dalla scienza medica, temprato nell’acciaio delle battaglie, libero dalla paura e dalla sofferenza. Ma com’era realmente la vita quotidiana dei quattro milioni di abitanti della Berlino di allora? Se guardiamo Uomini di domenica, un bellissimo film dal taglio documentaristico del 1930 sceneggiato da Billy Wilder, possiamo farci un’idea degli svaghi dei giovani berlinesi. La normalità, al termine di una settimana di lavoro, è fatta di passeggiate nel verde, escursioni in barca, musica ascoltata dal grammofono. Le ore scorrono placide e tranquille sulle sponde del Wanssee. Già, il lago Wannsee, eletto solo dodici anni dopo a scenario della famigerata Conferenza in cui fu approntata la “soluzione finale”. Leopold Ullrich, scienziato, nel raggelante comando “continuate a uccidere” impone la meccanica amorale del metodo fine a se stesso. “La nostra mansione è compiere il negativo, il positivo ci è già stato dato”, scrisse Franz Kafka, forse la sintesi più spietata della volontà distruttiva del nichilismo.

TITOLO: Babylon Berlin – Terza Stagione
NUMERO DI EPISODI: 12
DURATA DEGLI EPISODI: tra i 40 e i 60 minuti l’uno
DISTRIBUZIONE: Sky Atlantic
DATA DI USCITA in ITALIA: 1 aprile 2020, cadenza settimanale
GENERE: Thriller, Noir, Period Drama

CONSIGLIATA A CHI parlerebbe in un’aula vuota pur di esporre le proprie idee, sa come non farsi trovare in casa dagli scocciatori, ha cantato davanti ai colleghi alla sua festa di compleanno;

SCONSIGLIATA A CHI ha partecipato a brindisi imbarazzanti, teme che i lampadari gli cadano in testa, è rimasto chiuso in un camerino.

VISIONI, LETTURE e MUSICHE PARALLELE:

  • Il film Uomini di domenica è disponibile in streaming sul sito della Cineteca di Milano, cinetecamilano.it;
  • La casa editrice Carocci ha pubblicato di recente La Germania dal 1918 al 1933, un libro scritto dallo storico Gustavo Corni;
  • Nell’album appena uscito dei mitici Einstürzende Neubauten, Alles in Allem, affiorano i fantasmi di Berlino, dal canale dove fu gettato il corpo di Rosa Luxemburg agli spazi vuoti dell’aeroporto Tempelhof.

Qui trovate la nostra recensione alle prime due stagioni.

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