Snowpiercer – La serie: promesse mantenute, ma senza originalità

Snowpiercer – La serie ***

Snowpiercer è la storia di un treno che viaggia in moto perpetuo intorno al mondo. Un mondo ghiacciato in cui la temperatura arriva fino a 117 gradi sotto zero ed in cui la vita è impossibile, salvo sulle 1001 carrozze che compongono il treno, lanciato da sette anni attorno al mondo nel tentativo di preservare la vita sulla Terra. Nelle prime immagini vediamo come il convoglio, pensato per ospitare circa 3000 benestanti in cerca di salvezza dalla morte, sia  stato preso d’assalto, il giorno della partenza, da un gruppo di “persone comuni”. Senza i mezzi economici per acquistare un posto sul treno, questi disperati riescono a salire a bordo, ma vengono subito stipati in un’area separata, posta in coda, chiamata il Fondo.

Qui il benessere e la parvenza di vita normale che permane negli altri vagoni sono invece sostituiti da una dura lotta per la sopravvivenza che avviene in spazi angusti, bui e sovraffollati che ricordano le baracche dei campi di concentramento della seconda guerra mondiale. L’accettazione dei disperati a bordo è un meccanismo sociale necessario per evitare insurrezioni che potrebbero distruggere il treno e quindi la stessa razza umana.  Nei vagoni c’è di tutto, quattro diverse classi per i viaggiatori: dalla prima, dove si trovano coloro che hanno contribuito al finanziamento del treno, per arrivare fino al Fondo; una zona agricola dove vengono coltivate frutta e verdura; una carrozza zootecnica dove ci sono le mucche; una carrozza notturna dove si tengono spettacoli e c’è l’occasione per compiere viaggi nella memoria ritrovando, almeno nel ricordo, gli affetti e i luoghi del passato. Non mancano nemmeno locali dove mangiare noodles di carne! C’è poi una carrozza dove vengono rinchiuse, in cassetti refrigerati, le persone che sono state condannate per qualche crimine da Mr. Wilford, il proprietario del treno.

Questo mondo è costruito su di un equilibrio estremamente fragile; ogni seppur minimo movimento intratellurico può portare a conseguenze inimmaginabili: è per questo che è così importante scoprire chi abbia ucciso e mutilato Sean Wise, passeggero di Terza Classe, addetto alla Sezione Agricola, ma anche informatore di Mr. Wilford e che quindi potrebbe aver rivelato sotto tortura qualche segreto sul misterioso proprietario del treno.

E’ per questo che il signor Wilford in persona chiama ad indagare un ex detective di polizia, l’unico presente sul treno. Andre Layton (Daveed Diggs) viene così prelevato dal Fondo e risale il convoglio con l’obiettivo di supportare le indagini, ma con lo scopo segreto di poter acquisire informazioni utili per aiutare i propri  compagni rimasti nel Fondo a realizzare una vera e propria rivoluzione. Verrà supportato nelle indagini dalla frenatrice Bess Till (Mickey Sumner), un’ex polizotta, interessata come lui a scoprire la verità sull’assassino di Wise che sembra essere collegato ad un precedente caso per il quale era stata condannata ingiustamente una ragazza.

Mr. Wilford in realtà non esiste. E’ Melanie (Jennifer Connelly), responsabile dell’Ospitalità, una donna dal fisico fragile, ma dalla tempra d’acciaio che lavora letteralmente giorno e notte per garantire che il viaggio prosegua, affrontando numerose avversità ed imprevisti. Melanie è la voce del treno, la sacerdotessa dell’aura di Wilson e la custode dell’ordine sociale costituito.

Quando un regista che ha appena vinto un Oscar per il miglior film drammatico, Parasite, si mette in testa di collaborare alla realizzazione di una serie TV tratta da un suo precedente film, l’omonimo Snowpiercer del 2013, è naturale che il mondo dello spettacolo sia incuriosito e che i fan di Bong Joon Ho siano elettrizzati. La serie condivide con il film l’ambientazione, ma la trama e la cronologia sono differenti ed il tono complessivo è più dark.

Dai primi episodi di Snowpiercer che abbiamo potuto visionare possiamo dire da subito che la serie presenta tutto quello che serve per portare allo spettatore una visione degna delle premesse. La storia è avvincente ed intricata, senza essere incomprensibile: rispetto al film la serie ha scelto di sviluppare maggiormente la parte crime, con un percorso narrativo più tortuoso: la scelta di Netflix di rilasciare le puntate due alla volta va proprio nella direzione di dare agli spettatori il tempo per entrare nella storia e calarsi in un mondo ricco di sfumature, soprattutto sociali.

L’autore, Graeme Manson (Orphan Black), ama i contrasti e lo vediamo nella rappresentazione dei personaggi e della società, ma lo apprezziamo soprattutto nella fotografia che alterna buio (i bassifondi) e luce (le vettura di testa e la prima classe) con meravigliosa perizia. Gli attori sembrano in grado di dare consistenza ai personaggi, la cui definizione ci sembra in queste prime puntate promettente; Layton sembra in particolare poter coniugare perizia investigativa, appartenenza di classe ed un discreto umorismo che ricorda i tipici investigatori dei film di Bong Joon Ho. L’obiettivo non è tanto strizzare l’occhio al gusto dello spettatore, quanto creare un rapporto negoziale sincero, facilitando l’immedesimazione.

Quello che finora ci ha convinto meno è la parte drammatica, non all’altezza dell’action. Questo rappresenta un’incognita perché in una serie che aspiri a lasciare il segno la parte drammatica è rilevante. Sarà interessante capire meglio il personaggio di Melanie, quello che può riservare più soprese da questo punto di vista, mentre a Layton sembra essere stata appaltata soprattutto la parte investigativa. Anche i personaggi minori non sembrano in grado di lasciare il segno e in ogni caso non è la coralità al centro della narrazione.

I temi principali  sono sia di tipo sociale, in particolare la precarietà delle risorse disponibili sulla terra e la lotta dell’uomo da un lato per la loro conservazione e dall’altro per la loro distribuzione. La performance di Diggs rende perfettamente il senso di meraviglia che prova Layton per cose semplici come mangiare un pezzo di pane o un frutto, cibi che per lungo tempo gli sono stati preclusi, ricordandoci così la drammatica situazione in cui si trovano a vivere centinaia di migliaia di persone non solo nei Paesi più poveri, ma anche all’interno di quelli più industrializzati. La discussione del secondo episodio, Prepare to brace, con Melanie è proprio su questo punto: mentre la donna vede il treno come un’Arca, unica struttura in grado di preservare l’umanità e le specie viventi, il detective lo vede come uno Stato autoritario in cui le risorse sono gestite da pochi e per pochi.

Un tema caro alla sinistra radicale che negli ultimi anni ha trovato sponde non solo nei movimenti ambientalisti, ma anche in ampie fasce dell’opinione pubblica. In questo contesto si inserisce anche il tema della forma di governo migliore: questione che sembrava dover interessare solo i filosofi della politica, ma che la recente pandemia ha invece portato al centro del dibattito quotidiano. Che la democrazia sia la via migliore per gestire la vita quotidiana è opinione diffusa, ma in situazioni emergenziali? Del resto è paradossale il fatto che lo stesso Layton si trovi in minoranza nel Fondo e che la sua visione strategica debba essere accantonata per la volontà bellicosa (e controproducente) della maggioranza. Non so quanto spazio questo tema troverà nello sviluppo della serie, ma certo è un aspetto di grande attualità, come dimostrano altre produzioni televisive. Lo stesso regime di Gilead si è instaurato per gestire una situazione di carestia globale ne Il racconto dell’Ancella e considerazioni analoghe potrebbero farsi per il totalitarismo dello Stato Indiano che abbiamo visto in Leila: in quel caso è stata una crisi idrica a favorire l’escalation autoritaria.

Dopo la visione delle prime puntate allo spettatore restano molti interrogativi e dalla capacità di fornir loro risposte coerenti e verosimili dipenderà il successo della serie. Il rischio di prodotti di questo tipo è quello di perdere il contatto con la storia, spingendosi su terreni in cui il senso estetico finisca per schiacciare tutto il resto, anche il margine negoziale in cui si muove lo spettatore. Se Snowpiercer manterrà salda la dimensione narrativa, approfondendo la parte drammatica finora poco incisiva e non si compiacerà del proprio alto valore estetico, confermerà il giudizio positivo che abbiamo tratto dalla visione di queste prime puntate.

Intanto Netflix non sembra avere dubbi sul successo di pubblico ed ha già confermato lo show per una seconda stagione.

Titolo originale: The snowpiercer
Durata media episodio: 50 minuti
Numero degli episodi: 10, rilasciati due a settimana
Distribuzione streaming: Netflix
Genere: Thriller, Drama, Action, Sci-Fi

Consigliato: a quanti amano l’azione ed i thriller sci-fi, con una sfumatura di lotta di classe.

Sconsigliato: a quanti non amano le ambientazioni troppo cupe in cui la violenza viene esibita al di là delle esigenze narrative.  E magari si sono pure un po’ stancati dei mondi distopici.

Visioni parallele: 

Snowpiercer. Transperceneige fumetto post-apocalittico di Jacques Lob e Jean-Michel Charlier da cui è stato tratto sia il film di Bong Joon-Ho sia questa serie. E’ disponibile in Italia in un’edizione di Cosmo Graphic Novel del 2015. Non facilmente reperibile, speriamo sia ristampato sull’onda della serie TV.

Snowpiercer il film del 2013 di Bong Joon-Ho che rispetto a questa serie predilige l’aspetto della lotta di classe su quello dell’indagine. Interessante che si stato rilasciato da Amazon Prime Video proprio in questi giorni.

Un’immagine: Melanie e Layton discutono sulla rispettiva percezione del treno: “Lo Snowpierce è un’arca e non uno stato autoritario” risponde la donna a Layton e poi prosegue con il proprio personale manifesto esistenziale: “Io vedo 3.000 anime in cerca di sopravvivenza in un pianeta che vuole congelare ogni forma di vita. E non è grazie alla fortuna, al destino o a Dio, ma grazie all’ordine accuratamente mantenuto dal Signor Wilford”.

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