Ultras

Ultras **1/2

L’esordio nel lungometraggio di Francesco Lettieri, finora videomaker per Liberato e per Calcutta, Motta, Emis Killa, è un melò d’impianto piuttosto tradizionale, che trova nel milieu dei gruppi del tifo organizzato, un contesto assolutamente inedito e originale.

Ultras, prodotto dalla Indigo per Mediaset e Netflix, comincia con un cartello che ci ricorda che il film è un’autonoma e libera creazione dei suoi autori.

Siamo però nella grande area metropolitana di Napoli e in una chiesetta di paese, di fronte al mare si sta sposando uno dei ragazzi degli Apache, uno storico gruppo di tifosi della Curva B.

Sandro, detto Mohicano, è il capo da troppi anni, costretto, lui come i più ‘anziani’, a non poter più entrare allo stadio, dopo un Daspo che li costringe, durante le partite, a firmare la presenza in Questura.

Sotto la sua ala ha preso Angelo, uno dei più giovani che partecipano alle attività del gruppo. Il fratello di Angelo è stato ucciso a Roma, in uno scontro tra tifosi, qualche anno prima.

Tuttavia Sandro, soprattutto dopo aver conosciuto Terry, allo stabilimento Terme Stufa, dove lavora di giorno, sembra volersi allontanare dal gruppo, dalle tensioni generazioni che scorrono sempre più forti, dalle azioni dimostrative che il suo ruolo di leader impone.

Come nei gangster movie crepuscolari, la maturità cambia le prospettive, la vita reclama i suoi spazi e le scelte si fanno più complesse. Ma più Sandro cerca di allontanarsi dal piccolo microcosmo criminale, più quello lo attrae, forza centripeta e autodistruttiva.

Attraversato dalla musica elettronica di Liberato, ma anche da una serie di magnifiche canzoni napoletane, da Caruso di Dalla a Voce e’ notte di Murolo, fino a E so’ cuntento e sta di Pino Daniele, che segnano la distanza tra i personaggi e l’evoluzione stessa di una città in continuo fermento, il film utilizza una struttura solida e piuttosto convenzionale, per illuminare invece un piccolo mondo che il cinema non ha mai frequentato per davvero, se non in termini di pura caricatura.

Ultras è scandito dalle ultime giornate del campionato di calcio, dall’alternarsi di partite casalinghe e trasferte, con la preparazione degli striscioni, la scelta di seguire la squadra, i cori, gli scontri interni, le piccole azioni dimostrative. Ma in parallelo viaggiano i due protagonisti, Sandro e Angelo. Il primo che cerca di far funzionare la storia con Terry, il secondo in perenne conflitto con la madre e desideroso di comprendere il proprio posto negli Apache.

Aniello Arena, già protagonista di Reality e poi in piccole parti anche in Fiore, Dogman, La paranza dei bambini, Martin Eden è Sandro Mohicano: la sua è una storia assolutamente unica, che dall’ergastolo nel carcere di Volterra, l’ha portato alla Compagnia teatrale della Fortezza e quindi in regime di semilibertà, sul set di Garrone, che l’avrebbe voluto anche per Gomorra.

In Ultras regala a Sandro il suo fatalismo, la sua stanchezza, la sua voglia di cambiare vita per ricominciare tutto da capo.

Come al solito magnetica Antonia Truppo, memorabile volto aspro, spigoloso, prima a teatro con Carlo Cecchi, quindi a cinema con Capuano, Capotondi, Francesca Comencini, in una lunga gavetta che l’ha portata anche in televisione ne La squadra, prima del doppio David di Donatello per Lo chiamavano Jeeg robot e Indivisibili nel 2016 e 2017.

Anche questa volta, il suo understatement, i suoi silenzi, le sue mezze parole, raccontano un mondo intero, in pochissime scene.

I suoi momenti con Sandro sono tra le cose migliori del film di Lettieri, piccoli momenti di felicità passeggera, che spingono Mohicano a rendersi conto che quello che aveva riempito la sua vita sino a quel momento non gli interessa più.

E così mentre il calcio rimane sempre sullo sfondo – Sandro le partite neanche le vede più, piuttosto le ascolta alla radio – e il senso delle cose sembra sfuggire di mano ai suoi personaggi, Ultras si segnala per essere un esordio assolutamente promettente, figlio di quella scuola napoletana, che sta regalando al cinema italiano le migliori speranze.

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