Venezia 2019. Martin Eden

Martin Eden ***

Il nuovo film di Pietro Marcello, il suo primo più decisamente di finzione, è un libero adattamento del romanzo omonimo di Jack London, trasportato da San Francisco alla Napoli d’inizio secolo, senza tradire la complessità ideologica del testo originario, tra pulsioni socialiste, liberalismo borghese e quel darwinismo sociale che il protagonista sente come proprio.

Martin Eden è un giovane marinaio sciupafemmine di umili origini. Nel porto di Napoli, difende un giovane sconosciuto, Arturo, dalle prepotenze di un altro marinaio e si conquista la sua fiducia.

Nella grande villa degli Orsini, Martin si innamora di Elena, la giovane e istruita sorella di Arturo, che lo invita a leggere, a tornare a scuola, a farsi una cultura, mettendo a frutto la sua intelligenza.

Nella confusione tra lo slancio sentimentale e la passione per l’emancipazione dalla propria condizione, Martin divora i libri senza un ordine preciso e si mette in testa di diventare uno scrittore.

Cacciato di casa dal fratello commerciante, stanco di doverlo sostenere, spinto da Elena a trovarsi un lavoro per poter coronare finalmente il proprio amore, sconfessando i desideri della propria famiglia, che la vorrebbero sposata ad un giudice, Martin si rifugia in provincia, ospitato dalla sarta Maria, che l’accoglie come un figlio, prendendosi il tempo per scrivere i suoi lavori e tentare la carriera di poeta e scrittore.

A casa degli Orsini ad una festa, conosce l’anziano Russ Brissenden, a sua volta scrittore e mecenate socialista, che lo prende sotto la sua ala, lo spinge a frequentare i circoli socialisti e a mettere in discussione il suo individualismo nietzschiano, che aveva trovato nella filosofia di Herbert Spencer la sua linfa.

Avversato dalla borghesia liberale conservatrice e compassionevole, quando dagli operai che si radunano attorno alle prime organizzazioni sindacali, Martin è sul punto di perdere ogni cosa, quando Elena lo lascia stanca dei suoi propositi irrealizzati.

E’ proprio nel momento più cupo che si accende improvvisamente una luce nuova, forse per il mutato contesto politico e sociale, che si appropria del suo lavoro, facendone un ero suo malgrado.

Il film di Pietro Marcello si nutre tanto del testo di London, quanto della passata esperienza documentarista del suo regista, alternando in modo assolutamente spiazzante, le riprese realizzate per il film con immagini di repertorio della Napoli del Novecento, voci e volti, di un passato recente, che confondono il racconto sul piano cronologico, legandolo invece in un pastiche visivo dissonante assolutamente originale.

Recuperando la Napoli dei quartieri e del porto del secolo scorso, sovrapponendo in modo indifferente tempi e forme, Marcello sembra voler disancorare la storia di Martin Eden da un momento storico preciso, lasciandone confusi i confini in favore di un eterno presente, in cui tutto si tiene, compresi i nordafricani sbarcati sulla spiaggia nel finale.

D’altronde lo scontro ideologico e la disillusione ideale che animavano il racconto originale, erano sinistramente profetici rispetto a quello che sarebbe poi avvenuto nella Vecchia Europa e non sono poi molto diversi anche oggi. L’intransigenza di Martin nel rifiutare le dicotomie tradizionali di destra e sinistra, ne fanno un personaggio assolutamente moderno, ancora un secolo dopo.

Luca Marinelli interpreta il protagonista con febbrile energia e una convinzione encomiabile, sia nel periodo dell’ingenuo tentativo di sfondare, sia nella parte finale, quanto Martin è una star decadente e disillusa.

A chi si attendeva un racconto calato più chiaramente nella storia politica del nostro paese, Marcello risponde con un film sfuggente, incattivito, pieno di suggestioni e di riferimenti, che alimentano il mistero.

Non c’è dubbio che la storia di Martin Eden sia quella di un uomo sconfitto, un intellettuale che si è costruito la sua cultura sulla strada, da autodidatta.

Nella bella metafora dell’inizio, Martin racconta alla madre di Elena che la povertà e l’istruzione sono come il pane e il sugo rimasto nel piatto: con una ‘scarpetta’, attraverso il primo, il secondo finirà per scomparire.

Ma è davvero così? O è un’altra delle illusioni borghesi?

Vanitoso e determinato ad affermare la sua voce, Martin sull’altare della propria vocazione, finirà per sacrificare ogni cosa.

Ma il destino si farà beffe di lui: la sua intransigenza, che gli ha regalato il successo, in modo probabilmente casuale, lo priverà però di tutto quello che sembrava importante nella sua vita.

La sua voce è travisata, i suoi libri più letti sono quelli rifiutati e restituiti dalle riviste e dagli editori per molti anni.

Il giovane ingenuo e innamorato degli inizi, bulimico divoratore di libri nelle stive e nei bassi napoletani, si è trasformato nel ricco annoiato, che passa il suo tempo dormendo sul divano di un attico superbamente arredato, spendendo i suoi soldi, dopo aver allontanato da sè ogni vero affetto.

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