Scary Stories To Tell In The Dark

Scary Stories To Tell In The Dark **

Il nuovo film del regista norvegese André Øvredal è un progetto che nasce da lontano, dalla serie di racconti dell’orrore per ragazzi, firmati da Alvin Schwartz a partire dal 1981.

Quelle storie e quei personaggi, grazie alle particolarissime illustrazioni di Stephen Gammell hanno sempre affascinato Guillermo Del Toro, che ha acquistato i diritti e firma la produzione e il soggetto di questo film, assieme a Patrick Melton and Marcus Dunstan.

Scelto Øvredal come regista dopo averne apprezzato l’esordio con il mockumentary Trollhunter a affidata la sceneggiatura a Dan and Kevin Hageman, Del Toro si è riservato un ruolo più defilato, ma le impronte del suo cinema fantastico sono piuttosto evidenti.

Il film racconta la storia di tre adolescenti, Stella, Auggie e Clark, alla vigilia di Halloween del 1968. Siamo nella Mill Valley in Pennsylvania e per sfuggire alla rappresaglia del bullo Tommy Milner, dopo uno scherzo perfettamente riuscito, i tre si rifugiano in un drive-in dove conoscono il misterioso Ramon, un po’ più grande di loro, di passaggio in città.

Assieme passano la notte delle streghe e si introducono nella casa abbandonata dove vivevano i Bellows, una delle famiglie più ricche della città, attorno alla cui fabbrica era sorto il piccolo borgo nell’Ottocento.

La leggenda racconta che Sarah Bellows la più giovane delle nipoti del patriarca avesse una rara malattia che costrinse la sua famiglia a tenerla chiusa in casa, nei seminterrati della grande magione, quando improvvisamente alcuni ragazzi di Mill Valley furono trovati morti per avvelenamento.

I ragazzi, rinchiusi da Tommy Milner nella camera segreta di Sarah Bellows, trovano il libro delle storie dell’orrore della povera Sarah e Stella lo prende con sè.

La maledizione dei Bellows si abbatte così sui quattro ragazzi, su Tommy e sulla sorella di Clark che era con loro.

Il meccanismo fantastico attraverso il quale il libro continua a scrivere nuove storie dell’orrore prendendo di mira i protagonisti del film, è sempre lo stesso e alla lunga diventa un po’ ripetitivo.

Ma la storia di Del Toro ha spunti interessanti, soprattutto quando suggerisce l’importanza e il peso di ogni storia, della capacità di raccontare, di sublimare e tradurre i sentimenti attraverso le parole, di esorcizzare paure e indagare desideri, attraverso il filtro della lettura.

E’ qui che questo Scary Stories trova qualche motivo di interesse. Così come indovina l’ambientazione storica, in quell’autunno del 1968, nel quale Richard Nixon diventa presidente e le cartoline di leva, spingono i giovani verso l’incubo del Vietnam.

L’orrore da cui Ramon si è salvato è solo un’ombra che continuerà ad accompagnarlo nel sud est asiatico, con l’unico conforto delle lettere di Stella. Anche qui è la parola a fornire un’àncora.

Per il resto ricicla per la millesima volta il clichè dei ragazzi in pericolo, dei nerd emarginati che vivono un’avventura straordinaria: siamo sempre dalle parti del cinema della Amblin, di King, con davvero poche deviazioni dalla formula sperimentatissima e abusata.

Nel cast dei ragazzi nessuno riesce veramente ad emergere sugli altri, anche perchè la storia riserva a ciascuno un ruolo ben più che prevedibile.

Solo raramente – con lo spaventapasseri, il mostro con la testa al contrario e la donna in ospedale – Øvredal ricorda e valorizza lo straordinario lavoro di Stephen Gammell, l’illustratore originale, esplorando davvero territori perturbanti.

Una maggiore fedeltà all’immaginario creato allora avrebbe certamente reso il film molto più inquietante e originale, ma assai meno innocuo, rispetto al risultato finale che Del Toro ha presentato alla Lionsgate.

E’un peccato, perchè qualche buon elemento da sfruttare c’era, ma ci è voluti adagiare sull’ennesimo clone alla Stranger Things.

Interlucutorio e innocuo.

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