Venezia 2019. Woman

Woman ***

Fuori concorso

Woman parte con un pugno nello stomaco. Nell’inquadratura iniziale un’atleta sopravvissuta ad abusi sessuali a cui trema la voce mentre racconta come anche le supereroine possano essere spezzate nel corpo e nello spirito.

Dopo di lei, altre duemila donne in primo piano davanti a una telecamera raccontano di doppi standard, transizioni, sesso, ciclo, gravidanze, abusi, educazione e molto altro in questo documentario firmato Yann Arthus-Bertrand e Anastasia Mikova. Occhi grandi e lucidi, sorrisi imbarazzati, mani fra i capelli nel tentativo di afferrare l’inafferrabile, quel quid indefinito che fa da sostrato comune all’universo femminile senza confini d’età e nazionalità.

Di base siamo tutte incazzate. Il nostro potere è stato tenuto a guinzaglio per secoli da uomini che, non sapendo come convivere con una forza più grande di loro, hanno tentato in ogni modo di sbiadirci, castigarci, sopprimerci con violenza, parole, leggi, stereotipi e preconcetti pesanti come catene. Purtroppo quei secoli e secoli si sentono, liberarsi di schemi di pensiero ormai incisi a fondo nel cervello è difficile, una presa di coscienza totale deve partire da chi non hanno paura di fare all in.

E di nuovo, l’incipit di Woman va nella giusta direzione, non si risparmia. Ti squarcia in due da quanto è crudo. E dopo la botta iniziale le parole rimangono superflue per almeno una decina di minuti, gli sguardi delle intervistate sono sufficienti a far cascare lacrimoni, ci si allaccia le cinture in vista di una corsa memorabile. Solo che la corsa non arriva. L’amore per la completezza sfocia con una certa nonchalance in minestrone. Troppi temi condensati in uno spazio stretto stretto lasciano un retrogusto amaro di “ok, e quindi?”.

Però però però. Va anche detto che i nostri oppressori hanno allentato la presa non molto tempo fa. Solo recentemente, grazie allo sforzo di qualche pioniera, stiamo recuperando la possibilità di esprimere il nostro potenziale e lamentare i paradossi e le iniquità del patriarcato. E quindi ben venga qualsiasi progetto provi a gettare luce sul milione di dettagli a cui un uomo non deve fare caso, alle precauzioni e alle strategie che ogni ragazza inizia ad adottare fin dall’adolescenza per sopravvivere in un ambiente che, in modo silenzioso, le sarà sempre ostile.

Alzare la voce fa bene a noi, perché rafforza la sorellanza. Fa bene a loro, che possono tentare di mettersi nelle nostre scarpe e diventare a loro volta agenti di cambiamento.

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