Venezia 2019. Wasp Network

Wasp Network **

Si rimane spiazzati e incerti, per molti minuti, di fronte al nuovo di Olivier Assayas, Wasp Network, ispirato ad un vero caso di spionaggio internazionale dei primi anni ’90.

Il più poliedrico dei registi francesi, capace di girare sette film e una miniserie nell’ultimo decennio, con uno sguardo sempre molto personale e interrogativo, ma una padronanza di generi e registri, riesce a sovvertire anche questa volta, attese e pregiudizi.

Perchè Assayas recupera una storia che coinvolge Cuba e gli Stati Uniti, una storia assolutamente dimenticata, ma decisamente affascinante, imprevedibile nelle sue premesse e nei suoi obiettivi.

Assayas mantiene le sue intenzioni coperte per una buona metà del film, occultando i motivi che agitano i suoi personaggi, dissidenti cubani che scappano dal proprio paese e si uniscono, nella Miami assolata di fine Novecento, ai gruppi anticastristi.

I protagonisti sono due piloti: il civile interpretato da Edgar Ramirez, che lasciata moglie e figlia a L’Avana, ruba un piccolo aereo da diporto per effettuare un viaggio di sola andata verso la Florida e il militare, a cui presta il volto Wagner Moura, che a nuoto sfida gli squali per raggiungere la base americana di Guantanamo e disertare.

Entrambi considerati eroi dalla comunità degli esuli e si adopereranno nelle attività dei gruppi che lottano per deporre il Leader Maximo, che governa Cuba dalla Rivoluzione del 1959.

Solo che non tutto è come appare. E grazie ad un terzo traditore, interpretato da Gael Garcia Bernal, i piloti diventeranno parte di un Network cubano negli Stati Uniti, con altre e diverse responsabilità.

Non vi roviniamo la sorpresa di scoprire cosa il destino ha riservato ai protagonisti del film di Assayas, che solo a metà film mostra allo spettatore la vera natura dei suoi personaggi.

Se infatti nella prima metà Wasp Network appare un film che indaga blandamente le connessioni criminali e le ambiguità dei gruppi anticastristi, nella seconda il film si fa più decisamente di genere, tra attacchi terroristici, incidenti in volo, intercettazioni, pedinamenti, che cambiano radicalmente la prospettiva anche ideologica del film.

La dualità che Assayas costruisce nel suo racconto, ispirato al libro di Fernando Morais The Last Soldiers of the Cold War, restituisce al film una dimensione di ambiguità non sempre controllata ed espone le fragilità dei personaggi, costretti al doppio, triplo gioco, anche con la propria famiglia e i propri affetti.

Particolarmente rilevante la coproduzione franco-brasiliana, che ha consentito ad Assayas di poter raccontare con gli tutti strumenti necessari una storia di spie, sul limitare della Guerra Fredda.

Il film è certamente il più accessibile tra i suoi ultimi e quello che più richiama i temi della miniserie su Carlos, il terrorista venezuelano e marxista, che l’ha fatto conoscere negli Stati Uniti.

Wasp Network è un’altra esplorazione nelle contraddizioni dell’altra america, una storia di sacrificio e amore per la patria, più forte di qualsiasi legame personale.

Ma che rimane molto in superficie, abbozzando personaggi che improvvisamente spariscono e che si muovono in ragione di un amor di patria, che appassiona solo i nostalgici di Fidel.

Resta poco, oltre ad un certo senso dello spettacolo.

Irrisolto e velleitario.

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