The Beach Bum

The Beach Bum **1/2

Il nuovo film di Harmony Korine nasce proprio in occasione delle riprese di Spring Breakers, e nei successivi soggiorni in Florida del regista. Ma differenza dell’affresco satirico ultrapop, che l’ha preceduto, questo The Beach Bum è un ritratto assolato e malinconico di uno scrittore incapace di piegarsi alle convenzioni del mondo.

Korine ha raccontato di aver tratto ispirazione per il suo Moondog, da un gruppo di persone, che ha realmente conosciuto alle Keys, le isole di fronte a Miami, dove ha deciso di ambientare la sua nuova commedia lisergica.

Il protagonista è uno scrittore e un poeta, che vive in una casa galleggiante a Key West, circondato da un’umanità spiantata e coloratissima, sempre gioiosamente in preda alle droghe o all’alcol, capace di vivere la vita solo a suo modo e solo secondo per secondo.

Come un monello di quarant’anni, Moondog fa solo quello che gli piace, si prende gioco di tutto e di tutti, va a pesca, beve, scrive, fuma e viaggia sulla sua piccola barchetta, quando improvvisamente la moglie Minnie-Boo lo richiama sulla terra ferma, per il matrimonio della figlia.

Ovviamente arriva in ritardo dopo essersi fatto una sconosciuta nelle cucine di un diner, strafatto e felice.

Da molto tempo Minnie è l’amante di Lingerie, un cantante di r’n’b suo amico, ma non importa: il loro è un legame fortissimo nonostante le infedeltà.

La notte del matrimonio, completamente ubriachi, si vanno a schiantare contro un’altra macchina. Minnie, che era al volante, non ce la fa e per Moondog ci sono novità in arrivo. La moglie ricchissima ha deciso di lasciargli i suoi soldi, solo dopo che avrà pubblicato un nuovo libro.

Finito in rehab dopo aver distrutto la propria casa di Miami, dopo un’effrazione, assieme ad un gruppo di dropout, Moondog è costretto a fare i conti con la sua ispirazione e con la vita che si è scelto.

Il film di Korine disarticola la classica struttura tripartita delle commedie americane, preferendo concentrarsi sul suo protagonista e lo fa a ragion veduta, perchè il suo personaggio è chiaramente un uomo che ha deciso di evitare ogni conflitto con la vita, costeggiandone i confini in una marginalità che solo il suo talento sembra riempire di significato.

Siamo dalle parti di Bukowski, di Hunter Thompson, dello stesso Hemingway, ma per Moondog la sua vita dissoluta sembra essere la linfa e lo sfondo della sua stessa poesia di strada.

Gli eventi anche drammatici si risolvono sempre in una serena accettazione del proprio destino. Le fortune possedute e perse non contano nulla, quello che conta è l’autenticità del proprio stile di vita dionisiaco.

Uno stile certamente scelto, come dimostrano alcuni momenti in cui Moondog si rivede più giovane in filmato televisivo o in cui suona musica classica sul pianoforte a casa di Minnie. E’ un uomo che ha rinunciato a tutto. Al suo ruolo sociale, alla sua famiglia, ai suoi affetti, alla cultura.

Korine ci racconta il suo antieroe con una tenerezza nuova, sconosciuta al suo cinema, una sorta di affettuosa ammirazione, per un uomo impossibile, un bambino mai cresciuto, che risponde ai suoi impulsi più essenziali, senza alcuna mediazione culturale.

E lo fa ricostruendo anche magnificamente la due facce della Florida opulenta e miserabile, quella delle ville sul mare e delle barche da pesca per turisti. Vicinissime eppure così lontane, se non fosse per quel caronte di Moondog.

Immerso nelle luci del tramonto e nei neon coloratissimi delle notti delle Keys, grazie alla fotografia sensazionale di Benoit Debie, The Beach Bum è una sorta di elegia immaginaria, a cui Matthew McConaughey dona tutta la sua meravigliosa confidenza southern e la sua simpatia contagiosa.

Abbigliato in modo impossibile con coloratissimi completi a fiori, visiere, sneakers bianche e occhiali a specchio anni ’90, Moondog è un personaggio a cui non si può non voler bene. Soprattutto perchè la vita scombinata e stonata che conduce, sembra aggiungere ogni volta una nota nuova alla sua biografia artistica, che si nutre avidamente dei suoi stessi cocktail e dei suoi stessi bong.

Il cast di supporto è altrettanto indovinato: Jonah Hill è il disperato agente letterario, bisognoso d’affetto e di complicità, Isla Fisher è la bellissima moglie che ha imparato ad apprezzare le sue assenze e le sue follie, l’immancabile Snoop Dog è il cantante Lingerie, Zac Efron un compagno di rehab con cui Moondog tenta la fuga e Martin Lawrence uno sfortunatissimo capitano.

Accanto a loro un cast locale, fatto di cantanti, lenoni e prostitute altrettanto indovinato, che dona al film il suo colore più autentico e vero.

E quel finale liberatorio e anticapitalista, con i dollari infuocati che piovono dal cielo, mentre il protagonista si allontana sul suo mozzo bevendo daiquiri, ci restituisce tutta la sua carica sconclusionata e surreale, tutta la malinconia di uno sconfitto, che ha deciso di farsi beffe della vita, una volta ancora.

Colonna sonora urlo: Jimmy Buffett, Peggy Lee, Gerry Rafferty, The Cure, Van Morrison, Waylon Jennings.

Uscirà mai nel nostro paese?

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