Game of Thrones 8: quinto episodio

Dark Mirrors e Stanze di Cinema vi racconteranno le sei puntate dell’ultima stagione del Trono di Spade con uno speciale, per ogni episodio. Questo è il quinto: The bells. La recensione contiene degli spoilers: se non volete rovinarvi la sorpresa, leggetela dopo aver visto la puntata.

Game of Thrones 8: quinto episodio ****

Prendete un bel respiro. Serve anche a noi per cercare di trovare la giusta distanza, operazione ardua per chi scrive una recensione a caldo, specie se si è stati sopraffatti dalla visione.

Chiediamo aiuto al testo perché da lì dobbiamo partire e lì dobbiamo ritornare, sempre.

La Quinta dell’Ottava parte da Lord Varys, The Spider. Scrive, sussurra, si muove nel buio, come ha sempre fatto del resto. Il suo volto è illuminato solo dalla luce fioca delle candele. Abbiamo imparato a conoscerlo e a capirlo. Così non ci sorprende quando accoglie Jon sulla spiaggia e gli dice quello che pensa di  Daenerys, con una frase tagliente come la lama di un rasoio: “Si dice che quando nasce un Targaryen gli dei lancino una moneta e il mondo trattenga il fiato. Non so ancora da che lato sia caduta la sua moneta. Ma sono piuttosto sicuro della tua”. Jon ribadisce la sua fedeltà, proprio come farà Tyrion, sullo sfondo di un drago scolpito che sembra pronto a sbranarlo: Il Folletto rivela a Daenerys quello che pensa Varys, ben consapevole che così metterà anche se stesso in una situazione complicata. Ed è proprio quello che accade, ma a sorpresa sembra che la Madre dei Draghi reputi Jon il vero traditore. Da lui è partito tutto, dalla sua confessione fatta a Sansa: è quella la ferita che fa più male. I secondi successivi, in cui Daenerys guarda verso il mare, in silenzio, pallidissima e con i capelli sciolti, segnano la fine della vita del Maestro dei Sussurri.

Sarà il fuoco a giustiziare il traditore: è solo il prologo, di fatto una breve intercapedine in cui rifugiarsi prima che deflagri la grande battaglia, ma c’è già tutto quello a cui assisteremo.

Alla luce del fuoco in cui Verme Grigio ha appena gettato il collare di Missandei si svolge il successivo incontro tra Daenerys e Jon che ribadisce la propria fedeltà, ma che in modo altrettanto esplicito conferma l’impossibilità di continuare una relazione con quella che è sua zia. “D’accordo allora, che mi temano” conclude Daenerys parlando del popolo, ma anche di tutto il mondo Occidentale: ora che anche l’ultimo possibile freno è saltato, si sente davvero sola con il suo destino.

Pianificando la strategia dell’assalto, Daenerys dice a Tyrion che per Cersei la pietà è solo una debolezza. Poi aggiunge “Si sbaglia. La pietà è la nostra forza. La pietà verso le future generazioni che non dovranno mai più essere l’ostaggio di un tiranno”. Tyrion muove leggermente il capo e abbassa lo sguardo mentre il campo si allarga e vediamo Daenerys seduta sul trono, in posizione elevata rispetto ai suoi consiglieri e allo spettatore. Il Folletto cerca una disperata clemenza, avanzando fisicamente verso il trono e pregando la regina di ordinare agli Immacolati di sospendere l’attacco nel caso la città si arrendesse, se il suono delle campane testimoniasse la resa. Con un cenno del capo Daenerys sembra acconsentire alla richiesta. Questa scena è significativa: siamo ancora immersi nella penombra, quasi sempre gli interni e le sale del trono hanno avuto questo cromatismo, ma stavolta il buio rappresenta qualcosa di più, è la trasposizione dello stato d’animo della Regina dopo la morte di Missandei. C’è molto silenzio e molta solitudine attorno a lei. Pensiamo alla differenza rispetto agli altri momenti in cui si approntavano i piani di battaglia, con i generali e i re e i lord e anche i familiari tutti insieme sullo stesso piano, chini sulla stessa carta geografica: qui invece c’è distanza, freddezza, mancanza  assoluta di confronto.

Gli attimi che precedono la battaglia sono fatti di primi piani, di volti tesi, ma non tanto determinati, quanto assorti: Jon e Tyrion sbarcano  sulla spiaggia, ma è nel loro cuore prima che sul campo di battaglia che si sta giocando lo scontro più aspro. La loro condizione è di presenza-assenza.

La preoccupazione di entrambi è per il rischio, molto concreto, di assistere ad una carneficina. Ma per Tyrion c’è qualcosa in più: il fratello Jaime è stato arrestato e lui vuole fare qualcosa per liberarlo. Lo accompagniamo così nell’accampamento dove il fratello è custodito dagli Immacolati.”Fuggite, voi due insieme” Jaime ascolta la proposta del fratello quasi stupito, gli sembra impossibile, improbabile, difficile. In nave, fino a Pentos e poi una nuova vita con Cersei. “Alla fine Jaime si convince, anche perché ha ben chiaro quello che Tyrion sta rischiano: “La tua regina ti farà giustiziare per questo”. L’inquadratura dal basso rende omaggio alla grandezza morale di Tyrion che ci folgora con la sua proverbiale arguzia: “Decine di migliaia di vite innocenti. Per quella di un nano non proprio innocente. Mi sembra uno scambio equo”. Il prolungato abbraccio tra i due fratelli che conclude il loro incontro per fortuna avviene nella penombra, così da poter consentire anche a noi di mascherare una certa emozione.

L’obiettivo di Tyrion, come ci mostra l’inquadratura successiva, è una campana. Certo vuole salvare la vita al fratello (e alla sorella, benché non lo dica espressamente), ma non solo. Vuole che quella campana suoni perché questo salverà la vita ai cittadini indifesi che vivono nella città. Evitare un massacro: è questo il suo obiettivo. Non vincere la guerra, ma salvare delle vite. Non ha infatti dubbi sul primo evento, ne ha sul secondo.

Inizia la battaglia e assistiamo a momenti epici: Daenerys che scende in picchiata e distrugge la porta della città, segnale di inizio delle ostilità; la cavalcata inarrestabile dei Dothraki; il fiume di soldati che inonda le strette viuzze di Approdo del Re; gli attacchi a sorpresa di Drogon che cala dal cielo come una sentenza. E Cersei che guarda, dall’alto del Palazzo, rimuovendo quello che sta realmente accadendo. Sta perdendo, no … ha già perso. Dopo alcuni secondi di esitazione, pesanti come il senso di una vita, i soldati dei Lannyster, di fronte ai nemici, gettano le spade e si arrendono. Le campane ancora non suonano anche se le invocazioni salgono da tutta la città.

La macchina da presa ci accompagna in quest’attesa interminabile, in questa sospensione eterna, alternando primi piani e inquadrature del campanile immoto. “Suonate le campane!” Daenerys attende con gli occhi spiritati. “Le campane!” Cersei deglutisce e continua a guardare verso il drago ed il fumo che lo circonda. “Presto o moriremo tutti!” Tyrion volge lo sguardo intorno. “Suonate! Suonatele!” la macchina da presa ora è tutta  per loro, quelle campane che ancora non suonano.

Finalmente suonano.

Un primo piano di Jon che tira un sospiro di sollievo sembra poter tranquillizzare anche noi, proprio come Cersei che socchiude gli occhi, ora consapevole della sconfitta. Ma Daenerys non chiude gli occhi, non scende dal drago, non cerca qualcuno con cui festeggiare la vittoria. Il suo sguardo va vero il palazzo, pensa forse al fatto che Cersei si salverà o che potrebbe scappare e questo la fa letteralmente impazzire.

Ora ne siamo certi: la moneta è caduta dal lato sbagliato.

Seguono una serie di sequenze tremende, di rara bellezza, in cui assistiamo al massacro indiscriminato di soldati, uomini e donne e bambini. Si scatenano gli impulsi bestiali dei soldati e Verme Grigio sfoga tutta la propria rabbia, proprio come Daenerys, attaccando anche i soldati che si erano arresi. La macchina da presa lo segue alle spalle, lo riprende frontalmente, lo circonda  per rappresentare al meglio tutta la sua immensa rabbia, alternando ralenti e accelerazioni. Jon cerca di fermare i suoi, di salvare quel che resta di umano in loro e in una battaglia che ha perso ogni bussola. La scelta della regia di silenziare i rumori degli scontri attorno a lui ci fa percepire quanto Jon si senta frastornato (e solo). Egli è incredulo: il mondo gli sta candendo addosso.

Addosso cade realmente a molti protagonisti, tra cui Cersei e Jaime che si ricongiungono, ma la cui fuga si ferma nei sotterranei della Fortezza Rossa, dove la strada è interrotta da una frana. Non li vediamo morire, ma la sensazione è che il loro abbraccio sia stato l’ultima dimostrazione di una storia d’amore per molti aspetti unica.

Arya decide di rinunciare al suo proposito di vendetta, convinta da Clegane. Il Mastino invece non rinuncia e affronta in una delle battaglie più crudeli della storia dei Sette Regni il fratello Gregor, La Montagna che Cavalca. In un montaggio alternato di grande impatto visivo vediamo Arya e Sandor che, in modo diversi, ma paralleli, rischiano di morire; poi entrambi in qualche modo escono dall’angolo. Sandor è deciso a tutto pur di uccidere il fratello che gli ha rovinato la vita.

L’alternanza di primi piani, movimenti di macchina, inquadrature sporche ci porta ad una sequenza onirica che ha in sé una delicatezza ed un lirismo che, dopo una tale carneficina, sbocciano come fiori tra la cenere di un vulcano.

Arya tra la folla, con lo sguardo rivolto al cielo, aiutata da qualche gesto di solidarietà imprevisto. Arya che finisce coperta di cenere, ferita, forse morta, ma che trova la forza di rialzarsi. Arya che piange quando tra i cadaveri si imbatte in una spada carbonizzata che sembra quella di Jon. Arya che sale su un cavallo bianco e parte al galoppo, tra le macerie ed i cadaveri.

Intanto cade una cenere sottile, sui vivi e sui morti.

IN PILLOLE

  • Dove: Sky Atlantic (doppiato in italiano dal 20 maggio)
  • Durata: 1h e 20 minuti
  • La cosa che ci è piaciuta di più: Arya che chiama il mastino per nome. “Sandor!”. Lui si volta. “Grazie”.
  • Il personaggio: il popolo di Approdo del re.
  • Il particolare: vedere La Montagna senza elmo non è un bello spettacolo, ma è giusto che lo scontro tra i due Clegane avvenga così, guardandosi in faccia. O in quello che ne resta.

 

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2 pensieri riguardo “Game of Thrones 8: quinto episodio”

  1. Una recensione invero generosa con una voto complessivo che su questo sito, per quanto attiene ai film, viene di solito riservato solo ai veri capolavori, quelli con la “C” maiuscola. Al di là di una messa in scena spettacolare, l’episodio mostra semplicemente come agli showrunner sia decisamente sfuggito di mano il gioco (non quello del trono), allontanatasi ormai sempre più dai rassicuranti lidi rappresentati dalle pagine di GRRM. La repentina trasformazione di Daenerys in Mad Queen è quanto di più deludente si sia potuto vedere su piccolo schermo n anni recenti, in contesti di alto livello come quello di GoT. Si voleva dare al pubblico qualcosa “shocking”, stile Nozze Rosse, dimenticando che dietro gli eventi più clamorosi dell’universo di GRRM c’erano strati e strati di intrighi, motivazioni, archi narrativi. Qua il pulsante della follia Targaryen si attiva semplicemente perché da ore Daenerys stucchevolmente ripete che “non si sente amata”…. Difficile quando nessuno ti conosce e quando non si dà nemmeno il tempo al popolo di metabolizzare la notizia della vittoria sugli Estranei, ignota ai più. Ma se prima per attraversare Westeros occorreva un’intera serie, qui in mezza puntata si viaggia per un continente, non c’era tempo per sviluppare altre storie.
    Per tacere di altri mille buchi narrativi, dell’assurdo scontro tra Euron e Jaimie, di Jon Snow in modalità “cretino cronico” ormai da inizio serie, dell’abulia di Cersei, grande protagonista di sette stagione e ridotta a macchietta proprio alla fine…
    Si salvano solo l’abbraccio tra Tyrion e Jaimie, quello tra Sandor Clegane e Arya, e ovviamente il Cleganebowl.

    1. Ciao ‘Stannis’, grazie per le tue considerazioni! Stanze di Cinema è uno spazio per confrontare sguardi diversi. Ed è legittimo che su questa ottava stagione di GOT ci siano valutazioni anche molto differenti. Continua a seguirci!

      Una piccola nota: è vero che, pur usando la stessa scala, Dark Mirrors sembra essere più ‘generosa’ con le serie tv. Ma fa parte di quella libertà editoriale che è sempre stata il denominatore comune a tutte le nostre collaborazioni.

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