Game of Thrones 8: terzo episodio

Dark Mirrors e Stanze di Cinema vi racconteranno le sei puntate dell’ultima stagione del Trono di Spade con uno speciale, per ogni episodio. Questo è il terzo: The Long Night. La recensione contiene degli spoilers: se non volete rovinarvi la sorpresa, leggetela dopo aver visto la puntata.

Game of Thrones 8: terzo episodio ****

Il terzo episodio dell’Ottava inizia con le mani tremanti di Samwell Tarly protese a ricevere l’arma con cui affrontare la battaglia che sta per avere inizio. Nell’inquadratura successiva il volto dell’apprendista maestro ci racconta tutta la paura che egli prova per il grande scontro con l’esercito dei morti. Uno degli aspetti che renderanno più significativa questa battaglia sarà proprio il confrontarsi di ciascun personaggio con le proprie paure, con i propri limiti, con i fantasmi del passato. E questo riguarderà diversi protagonisti: Tyrion avrà bisogno del vino per passare la notte,  sprofondato in un’ignavia rancorosa da cui solo Sansa cercherà di farlo uscire; Clagane si fermerà nel cuore della battaglia, convinto che non ci siano possibilità per vincere la morte, ma ritroverà la voglia di combattere vedendo Arya in azione, Samuel appunto non esiterà a scappare dal nemico, per poi tornare a dare il proprio contributo: Jon lo vedrà quasi sommerso dai soldati nemici, ma non potrà fermarsi ad aiutarlo.

Già, Jon Snow. E’ il più atteso, colui che dovrebbe fronteggiare il Re della Notte, forse sfidarlo a duello, di certo misurarsi con lui in un confronto serrato. Eppure non riuscirà a fare niente di tutto questo. Jon passerà invece gran parte della puntata all’inseguimento, in aria o per terra, tra le nuvole o in mezzo ai cadaveri, ma senza successo. Nel momento più importante Jon vagherà senza trovare il nemico, bloccato dagli ostacoli (un drago gigantesco che sputa fuoco blu certo non è cosa da niente!), ma soprattutto senza l’aiuto del Fato. Ancora una volta il Gioco prende una piega inaspettata, incartando l’eroe per eccellenza proprio nel momento più importante. Ci tornano in mente le parole di Ygritte: davvero Jon tu non sai niente nel senso che non puoi conoscere cosa ti riserva il Fato.

Anche la Regina dei Draghi resterà ai margini dell’episodio, senza riuscire ad incidere davvero nella battaglia. Nel momento del faccia a faccia con il Re della Notte dovrà addirittura scoprire come il fuoco non gli rechi alcun danno e scappare velocemente per evitare che anche Rhaegal faccia la stessa fine di Viserion. Certo Daenerys combatterà con grande coraggio, dimostrando anche una discreta (ed insospettata) capacità nella spada, ma quello che rimane nella memoria dello spettatore è soprattutto il suo pianto disperato sul cadavere di Jorah.

La sorpresa maggiore ci viene dalla ricomparsa di Lady Melisandre: personaggio così carico di contrasti, sospeso tra la fede nel Dio Della Luce e la magia oscura, ella svolge un ruolo determinante durante la battaglia. La scelta di tornare nel momento più drammatico non è semplice e nemmeno indolore: la sacerdotessa sa benissimo che in un modo o nell’altro questa sarà la sua ultima notte. Personaggio oscuro, Melisandre si è resa protagonista di azioni scolpite nella memoria dello spettatore, come aver bruciato viva la piccola Shireen Baratheon o aver fatto tornare in vita Jon Snow. A lei sono associati momenti di grande impatto non solo drammatico, ma anche visivo: elementi entrambi presenti nel terzo episodio dell’Ottava. E’ del resto questa la battaglia che più di ogni altra porta la luce a scontrarsi con le tenebre, il fuoco con il ghiaccio, la vita con la morte. E Lady Melisandre è per molti aspetti  la principale oppositrice del Re della Notte, non solo per quello che rappresenta e per le azioni che compie, ma anche e soprattutto per quelle parole dette ad Arya che cambieranno profondamente l’esito della lotta tra i vivi e i morti. “Hai detto che avrei chiuso moltissimi occhi” le dice la minore delle sorelle Stark, stupita di rivederla. Melisandre le risponde: “Occhi marroni, occhi verdi. E occhi azzurri”. Il ruolo di Lady Melisandre è del resto suggellato dal finale, quando il suo corpo letteralmente si svuota e si dissolve nel vento, dopo aver completato la propria missione.

Certo accanto alle sorprese non mancano le conferme: non solo il comportamento intrepido di Ser (già Lady) Brienne, l’energia di Jaime, il coraggio di Jorah e la sua dedizione a Daenerys, ma anche l’eroismo commovente della piccola Lyanna che si scontra con un gigante (e lo sconfigge).

Un discorso a parte merita Arya il cui personaggio trova in questo drammatico episodio il pieno completamento del proprio arco narrativo: è proprio seguendo Arya che viviamo alcuni dei momenti più avvincenti sia dal punto di vista horror che da quello action. Nella fuga impaurita tra i corridoi del castello come nella battaglia condotta senza risparmiarsi, la giovane sembra ripercorrere tutte le tappe che l’hanno portata fino a questo punto, a diventare quello che doveva essere.

In una notte così scura e terrificante non tutti potevano dire alla morte “Non ora”. Tra i commiati spicca, accanto al già citato Ser Johra Mormont, Theon Greyjoy al cui valore in battaglia e alla cui pacificazione (merito di Bran) la sceneggiatura dedica alcuni toccanti momenti nella parte finale della battaglia.

Episodio claustrofobico, girato da Miguel Sapochnick, già regista della Battaglia dei Bastardi (Sesta stagione, episodio nove). Gli esterni sono  interamente immersi nel buio assoluto della notte, rischiarata solo dal fuoco e dal bianco della neve; all’interno le stanze sono flebilmente illuminate dalle torce e dalle candele. E’ lo sviluppo più naturale dei primi due episodi, con un climax che poteva sfociare solo in una notte come questa, The long night appunto. E’ dopo aver visto questo episodio che si può apprezzare meglio la coerenza di questa prima metà dell’ultima stagione che resta davvero nella mente e nelle ossa dello spettatore al termine della visione. Una fotografia di grande impatto, con immagini sporche, difficilmente nitide, con volti e azioni non sempre decifrabili per la neve che cade dal cielo, il buio, gli schizzi di materiale organico e il fumo che si alza dal campo di battaglia rende la visione qualcosa di non immediato. E’ quindi anche uno sforzo visivo, oltre che emotivo, quello che ci viene richiesto nell’arco di questa battaglia che dura circa 80 minuti. La più lunga e la più costosa della storia della televisione (e non solo).

La grande abilità è stata quella di alternare momenti di lotta e di scontro di massa con focus sui singoli personaggi, trovando anche il modo di sviluppare temi di natura emotiva, come il rapporto tra Tyrion e Sansa.

Al tono drammatico partecipa in modo determinante il suono. Non solo la scelta musicale, ma anche e soprattutto il sonoro inteso in senso lato: il respiro dei soldati, i rumori bestiali dei morti,  il segnale con cui gli immacolati costruiscono la propria testuggine da battaglia, il crepitare dei passi sulla neve o l’intenso gracchiare dei corvi, ma anche Il silenzio: sussultiamo e ci fermiamo atterriti, fino a quando i suoni cessano risucchiati dalla musica di Ramin Djawadi che accompagna con l’essenzialità e la pulizia di un pianoforte il montaggio che si sofferma su ciascuno dei protagonisti nel finale dell’episodio. Un finale che sembra già scritto, senza via d’uscita: sono tutti in difficoltà, anzi, sono tutti ad un passo dalla morte.

Tutti, tranne una ragazza. E il nome di questa ragazza è Arya Stark.

Il leggero movimento del capo di uno dei luogotenenti del Re della Notte ci fa capire che il suo momento è arrivato. Poi tornerà la politica, torneranno le alleanze e le strategie.

Ma questa no, questa è la notte di Arya Stark.

IN PILLOLE

  • Dove: Sky Atlantic (doppiato in italiano dal 6 maggio)
  • Durata: 1h e 20 minuti
  • La cosa che ci è piaciuta di più: i volti delle donne e dei bambini nella cripta, manifesti di umanità ferita, sospesi tra la paura e la speranza, ulteriore riprova della qualità straordinaria di tutto il cast, comparse comprese.
  • Il personaggio: Arya Stark
  • Il particolare: la cavalcata dei Dothraki con le sciabole fiammeggianti nella notte avviene sulle note del tema principale della serie e crea un momento epico a cui fa da contrappunto il silenzio con cui pochi minuti dopo le luci si andranno spegnendo nella notte, una alla volta, fino alla ritirata.

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