Stanlio e Ollio. Recensione in anteprima!

Stanlio e Ollio **1/2

Tratto dal libro di A.J. Marriot sull’ultima tournée inglese del duo comico formato da Stan Laurel e Oliver Hardy, il film di Jon S. Baird è un ritratto malinconico e molto privato delle due icone, sul viale del tramonto.

Dopo un prologo, ambientato nel 1937, all’apice della loro carriera, che mostra i continui contrasti sul set tra Stan – la mente comica del duo, scrittore infaticabile di gag, coinvolto in ogni aspetto della produzione dei loro film – e il loro storico produttore Hal Roach, la storia si sposta al 1953, quando la magia è ormai passata e i due attori si ritrovano a viaggiare per la provincia inglese, in piccole sale da spettacolo, riproponendo i loro sketch storici, davanti a un pubblico di pochi intimi.

Due anni prima avevano girato in Europa il loro ultimo film, il dimenticabile Apollo K, poi avevano deciso di dedicarsi al teatro, approfittando dell’enorme popolarità, che ancora godevano nel Vecchio Continente.

Tuttavia il pubblico preferiva affollare i cinema, per vedere i loro vecchi film o quelli dei nuovi comici Gianni e Pinotto, piuttosto che ritrovarli, ormai anziani, sulla scena. Mentre la nascente televisione rinnovava il loro successo, trasmettendo le vecchie comiche…

Il viaggio diventa così un modo per fare i conti con se stessi e con la propria storia personale e professionale.

La coppia nata sullo schermo negli anni ’20, ai tempi del muto, aveva attraversato burrascosamente quasi trent’anni di cinema, passando dalla rivoluzione del sonoro a quella del colore, eppure il rapporto tra lo smilzo inglese Laurel e il corpulento americano Oliver, che tutti chiamavano Babe, appare ben più profondo di quello tra due attori, protagonisti di oltre cento film assieme.

Accoppiati da Roach con una felice intuizione, i due trascorreranno in simbiosi l’intera loro carriera professionale, con solo qualche breve pausa. Il film ovviamente drammatizza gli incidenti di percorso, che assumono il significato di un tradimento.

Entrambi avranno affetti turbolenti e relazioni matrimoniali controverse, ritrovando forse nella sicurezza della coppia sullo schermo, quella stabilità sentimentale invano ricercata nella vita.

Il film sembra voler fugare quelle voci che avrebbero voluto la coppia saldissima professionalmente, ma sostanzialmente indifferente nel privato, mostrando un rapporto certamente complesso, simbiotico, nel quale tuttavia le diversità tra i due non potevano che coesistere in un rapporto così proficuo.

Tutta la parte creativa era frutto della fantasia e della dedizione inesauribile di Stan Laurel, mentre Oliver Hardy si limitava ad assecondarne magnificamente il talento e le sfuriate verso Roach, il produttore indipendente che ne aveva valorizzato il talento, ma non quanto Stan avrebbe voluto.

Eppure, lasciato Roach e passati alla Fox, i due non troveranno più la magica alchimia delle origini e chiusi nel contesto della major, dove ogni ruolo era rigidamente prestabilito, il talento poliedrico e artigianale di Laurel non riuscirà più ad esprimersi al meglio.

Bravissimi i due protagonisti: John C.Reilly coperto da un trucco pesantissimo e invecchiato, ma sufficientemente espressivo per rendere la bonomia di Babe, ancora più in parte Steve Coogan, nel ruolo tormentato di Stan, costantemente insoddisfatto, creatore infaticabile.

Il film di Baird utilizza poi il lavoro successivo del duo, per il mai realizzato Le fiabe di Laurel & Hardy, per farne un controcanto alla loro ultima tournée: nonostante i due attori continuino a provare e a lavorare a nuove gag comiche, il film non si farà mai. Entrambi lo sanno, ma nessuno ha il coraggio di dirlo all’altro: il loro tempo è passato, tocca ad altri.

Eppure è qui che Stanlio e Ollio si fa più elegiaco e amaro: nel racconto dei due giganti indistruttibili sullo schermo, che la vita ha trasformato inesorabilmente in uomini fragili, vessati dall’età e dalla malattia, capaci ancora di ritrovare se stessi solo sulle assi di un palcoscenico, per un ultimo spettacolo assieme.

Baird è bravo a ricostruire la perfezione comica di quegli sketch, la consumata abilità dei due di giocare con se stessi e con i loro ruoli.

Quando si spengono le luci, tutto è ancora possibile: l’inganno è sotto gli occhi di tutti, ma il trucco è riuscito ancora. La magia si innova, il pubblico ride. Non restano che gli applausi.

In Italia con Lucky Red dal 1 maggio 2019.

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2 pensieri riguardo “Stanlio e Ollio. Recensione in anteprima!”

  1. Film che ho amato dalla prima all’ultima scena, la storia di due pilastri della comicità messi a nudo con pregi e difetti che incanta lo spettatore. Voto 9

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