L’albero dei frutti selvatici

L’albero dei frutti selvatici – The Wild Pear Tree **1/2

Sinan is passionate about literature and has always wanted to be a writer. Returning to the village where he was born, he pours his heart and soul into scraping together the money he needs to be published, but his father’s debts catch up with him…

Il giovane Sinan torna a casa nella piccola città di Can, dopo essersi laureato in pedagogia. Non appena sceso dall’autobus, un gioielliere gli chiede conto del debito, che ha con suo padre Idris.

Quest’ultimo è un maestro di scuola, ma ha buttato la sua vita nel gioco d’azzardo, mettendo in imbarazzo la famiglia e dissipando quel po’ di benessere e di rispettabilità guadagnati.

Il ritorno a casa di Sinan è costellato di incontri: il primo è con un’amica di scuola di cui era segretamente innamorato, che sta per sposarsi, non con il suo fidanzato storico, ma con un gioielliere, molto più grande di lei. Poi c’è il sindaco, a cui Sinan chiede una mano, per pubblicare un suo libro che ha scritto, ambientato in quella regione, famosa soprattutto per la Guerra di Troia. Quindi un imprenditore, che scambia le commesse per l’amministrazione comunale, con qualche contributo alle loro attività culturali.

Dopo aver sostenuto l’esame per diventare professore, Sinan conosce un noto scrittore locale, ammorbandolo con la sua supponenza e con il suo sarcasmo, infine si confronta con il nuovo Imam e con un altro religioso di un paese vicino, sul senso della religione e sulla sua possibilità di adeguarsi al mondo moderno.

Alla fine, quando riesce a pubblicare il suo libro, la sua famiglia è così malmessa, che a casa hanno staccato la corrente elettrica e nessuno sembra interessato al suo lavoro.

Passano gli anni e il suo secondo ritorno a casa sarà molto diverso.

A quattro anni dalla Palma d’Oro conquistata dal borghese e bergmaniano Il regno d’inverno, Ceylan torna a raccontare la Turchia rurale e i suoi sogni repressi, con quella che si avvicina ad essere una commedia familiare.

Sinan e gli altri personaggi non stanno zitti un minuto e il film diventa un torrente in piena di chiacchiere: parole, parole, parole.

Parole che confondono e non chiariscono, che mostrano la stupidità stolta di un figlio irriconoscente, la sua superbia malriposta, che finisce per irritare tutti quelli con cui viene a confronto.

È evidente che Sinan disprezza la piccola Can con tutto se stesso. In quella piccola città sono tutti come alberi di pero selvatico: “Misfits, solitary, misshapen”.

Sinan vorrebbe vivere una vita diversa da quella del padre, pur avendone seguito le orme. Finisce così per irritare o litigare con tutti i suoi paesani, in qualche modo orgogliosi della propria terra.

Il film di Ceylan anche questa volta indaga i desideri e le paure dei suoi protagonisti, raccontandoci la distanza tra quello che sono diventati e quello che avrebbero voluto essere.

Già con Il regno d’inverno il suo cinema una volta rarefatto e contemplativo aveva cambiato registro, preferendo far emergere dai dialoghi i temi in gioco. Solo che questa volta assieme alla moglie Ebru e ad Akin Aksu, si è spinto davvero oltre. La cacofonia di questo film è veramente ridondante, le parole e le idee si affastellano senza soluzione di continuità, costringendo i suoi spettatori ad un tour de force, che appesantisce il film oltre ogni sopportazione, nonostante il tono leggero.

La proiezione di Cannes, in lingua originale con i sottotitoli in inglese, si è tradotta in un’unica infinita lettura, alla fine un po’ stucchevole, senza che lo sguardo sia riuscito mai davvero a posarsi – almeno per un momento – sulle immagini.

Peraltro la consueta eleganza formale di Ceylan cede il passo, almeno in paio di occasioni, a cadute di tono e sbavature incomprensibili e sorprendenti, come ad esempio nel sogno di Sinan.

Il protagonista, interpretato da un attore dal volto sempre assonnato e indisponente, affetto da un evidente prognatismo, non aiuta certamente ad entrare in sintonia con il suo sturm und drang, post adolescenziale.

Quando l’amico d’infanzia lo prende a botte, non si può che esserne felici, quando lo scrittore famoso lo invita a tacere, quasi si esulta.

Il personaggio più grande, alla fine, sembra essere proprio il padre Idris, un sognatore velleitario, che continua a scavare un pozzo nelle sue terre aride in cerca dell’acqua, un bugiardo approfittatore, posseduto dal demone del gioco, ma un uomo generoso, che il suo destino se l’è andato a cercare.

L’albero dei frutti selvatici è ancora il racconto di una sconfitta e di un’incapacità a comunicare se stessi, che si risolve in una perenne insoddisfazione.

Sinan non trova mai la misura delle sue parole. E come scrittore non sembra avere una sua voce. Forse gli manca il talento o magari la faccia tosta di adattarsi a quello che tutti vogliono da lui.

Nell’ambizioso racconto di Ceylan, che sembra assai più teatrale che cinematografico, fa capolino anche la politica, sia quella locale, tragicomicamente interpretata dal sindaco dalle porte aperte e dai suoi lobbisti ‘interessati’ alla cultura, sia quella nazionale, con la telefonata di Sinan ad un compagno di università, passato a lavorare per la polizia politica del regime, in cui il protagonista sembra sposare l’erdoganismo, senza remore.

E’ un film che stordisce, L’albero dei frutti selvatici: e che trova solo nel finale una nota lirica risolutiva. Ma dopo tre ore e otto minuti, forse è davvero tardi, anche per noi, per ricominciare a scavare.

CREDITS

Nuri Bilge CEYLAN – Script / Dialogue
Nuri Bilge CEYLAN – Director
Ebru CEYLAN – Script / Dialogue
Akin AKSU – Script / Dialogue
Gökhan TIRYAKI – Director of Photography
Andreas MÜCKE NIESYTKA – Sound
Thomas ROBERT – Sound
Thomas GAUDER – Sound
Nuri Bilge CEYLAN – Film Editor
Meral AKTAN – Set decorator

CASTING

Aydin Doğu DEMIRKOL – Sinan
Murat CEMCIR – Idris
Bennu YILDIRIMLAR – Asuman
Hazar ERGUCLU – Hatice
Serkan KESKIN – Süleyman
Tamer LEVENT – Grand-père Recep
Akin AKSU – Imam Veysel
Öner ERKAN – Imam Nazmi
Ahmet Rifat SUNGAR – Riza
Kubilay TUNCER – İlhami
Kadir ÇERMIK – Maire Adnan
Özay FECHT – Grand-mère Hayriye
Ercüment BALAKOĞLU – Grand-père Ramazan
Asena KESKİNCİ – Yasemin

Annunci

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.